"Accetta la verità da chiunque la dica" Rabi Mosè Maimonide

Wednesday, February 18, 2009

Intervista alla Prf.sa Ruth Gavison

Chi sará il prossimo Primo Ministro in Israele? 

Il sistema elettorale Israeliano ha bisogno di una riforma. Quello che sostengo costantemente e che mi ha creato controversie varie con amici e compagni d´idee, e cioè che Israele ha disperato bisogno di stabilità istituzionale, è al centro della questione.
In questa intervista la Prof.ssa Ruth Gavison, con la quale condivido la posizione su vari temi come la questione Stato e Religione, fa il punto della situazione, riassumendo cioè di cui abbiamo bisogno.

Wednesday, February 11, 2009

Elezioni in Israele

La situazione é poco chiara. Ancora é da dire se sará Tzipi Livi o il nostro Bibi Netaniahu a formare il Governo e ad esserne il Capo.

Una cosa però è rimasta chiara: i cittadini israeliani si sono resi conto della grave incapacità delle strategie della sinistra.
Avodà è scesa mostruosamente per non parlare degli altri partiti di sinistra. La destra ed il centro-destra hanno letteralmente divorato tutti i voti.
Senz´altro questo è di buon auspicio.
Come sarà il nuovo Governo? Ci sono molte possibilità.
La nostra preferenza? Un Governo di Unitá Nazionale con una coalizione di Kadima e Likud, Liebermann agli Esteri e le zecche di Shas (inevitabile la loro entrata nella coalizione per il grande peso politico nella comunitá Haredì) sperando che queste ricevano qualche ministero che non molesti il lavoro dei grandi....
Vederemo ed aspettaremo con ansia i prossimi sviluppi.

Abbiamo deciso di aderire a Rivoluzione Italiana di Paolo Guzanti.


Cari amici, dopo un periodo di riflessione sulle direzioni prese dalla politica Italiana, abbiamo deciso di seguire un personaggio che non ci ha mai deluso, Paolo Guzzanti.

Vari fatti ci hanno fatto aderire al movimento che fondó Berlusconi e vari fatti ci fanno adesso lasciarlo.
Berlusconi diede vita ad un movimento che portava la speranza di una vera "Evoluzione Liberale" in Italia, ma questa fiamma si é spenta.
Dalle battute infelici in politica estera (che non sono da prendere alla leggera se fatte da un Premier!), alla mignottocrazia (neologismo perfetto per una gestione interna vergognosa per un partito "conservatore"), all´amicizia con il nanetto post-comunista Putin (e vale la pena dire ciò che sempre ripetevo, e che i danni del comunismo li vediamo generazioni dopo e Putin ne é
 l´ esempio, un agente del Kgb che cambia nome ma non i metodi. La Russia é la vera minaccia del ventunesimo secolo, quasi, e dico quasi di più dell´Islam radicale, almeno in potenziale, state attenti!) , ci siamo delusi del PdL.
Continuano ad esserci tanti personaggi del PdL che stimiamo e che speriamo nel futuro abbiano più influenza nel loro Partito, vedi Pera e senza dubbio la nostra beniamina Fiamma Nirenstein, ed altri che non vogliamo nominare, perchè sono ancora sotto prova...
Ci allontaniamo anche un pò da un nostro grande beniamino, Giulianone che supportiamo da molto tempo. Ferrara si é dato nell´ultimo anno a troppi deliri Ratzingheriani e noi ci distanziamo. Continuiamo a stimare e ad essere degli accaniti lettori del Foglio, perchè Giulianone  è sempre Giulianone e perchè ha amesso i suoi errori.
Quindi, dichiariamo che seguiremo, appoggieremo e diffonderemo da ora in poi Paolo Guzzanti e la Rivoluzione Italiana perchè in poche ma essenziali parole, é  idealista, perchè ha imparato dal pensiero americano la questione dei Valori, perchè crede in una politica fatta di valori, perchè, e pensiamo che non sia solo retorica scontata, crede che la politica debba essere al servizio del cittadino.
Aggiungiamo chiaramente che non tutti gli aspetti del pensiero di Guzzanti ci sono congeni, non tanto per la sua natura che é coerente, quanto per la nostra più peculiare, tuttavia, come concludevamo realisticamente io ed un mio compagno di battaglie politiche, non si deve necessariamente essere daccordo con tutto ciò che la tua fazione propone. 
Ci auguriamo che questo cammino assieme a Rivoluzione Italiana porti frutti e che Paolo Guzzanti continui como fino ad oggi a non deluderci.



Wednesday, January 21, 2009

Un articolo eccezionale di Paolo Guzzanti

Pubblico un articolo eccezionale di Paolo Guzzanti. Un articolo che mi ha impressionato per la precisione della lettura della situazione, anche quella interna al popolo ebraico e le relative controversie. Bravo Guzzanti!
Articolo di Paolo Guzzanti
"Neppure con Mussolini c'era tanto odio razzista":

All’articolo uno del manuale del perfetto antisemita del XXI secolo c’è scritto: «Io non sono antisemita, io sono antisionista, i nuovi ebrei sono i palestinesi e perfino il mio più caro amico (amica, compagno di scuola, fidanzata) è ebreo/a». Il perfetto antisemita dice, come diceva Stalin quando lanciò la grande purga contro gli ebrei poco prima di morire: «L’antisemitismo è una barbarie nazifascista che noi respingiamo totalmente e con sdegno. Noi però condanniamo il cosmopolitismo». Il perfetto antisemita ha imparato che deve mostrare deferenza alle vittime di Auschwitz e subito dirà che Gaza è la nuova Auschwitz. Quando brucerà in piazza a Bologna o a Milano le bandiere con la stella di Davide, dirà a se stesso che è come se bruciasse la svastica di Hitler. Il perfetto antisemita indossa la kefiah palestinese a quadretti rossi e bianchi o a quadretti bianchi e neri. Il perfetto antisemita resterà indifferente e cambierà discorso se gli mostrate le foto dei militari di Hamas che marciano facendo il passo dell’oca e il saluto hitleriano.
Il perfetto antisemita ignora che il Gran Muftì di Gerusalemme era alleato del nazismo e chiedeva a Hitler di sradicare e uccidere tutti gli ebrei che vivevano in Palestina, questa regione inesistente, inventata dall’imperatore Adriano dopo l’espulsione della maggior parte degli ebrei dal loro regno,Il cosmopolitismo come sinonimo di antisemitismo, caro a Stalin, era il nome che si usava prima dell’antisionismo per evitare di professarsi antisemita, odiatore e, in pectore, sterminatore di ebrei. Cosmopolita era Leon Bronstein, detto Trotskij, ed ebrei cosmopoliti erano i grandi padri della rivoluzione bolscevica fra cui Kamenev, Zinoviev, Sverdlov, Radek, Ioffe e Litvinov per la festa degli antisemiti di tutto il mondo i quali potevano scegliere fra i due grandi complotti ebraici da usare per giustificare il loro antisemitismo. Il primo complotto era quello degli ebrei alla guida della grande finanza e del capitalismo imperialista mondiale e il secondo quello degli ebrei alla guida del comunismo e della rivoluzione mondiale. A scelta.
I giovani e i meno giovani che si rovesciano nelle piazze in questi giorni per urlare il loro odio razzista e viscerale per Israele pensano di poter prendere piccole precauzioni, indossare il loro preservativo morale della premessa antifascista per poter esprimere ciò che le viscere più profonde comandano loro. Odio. Non critica, non preoccupazione, ma odio. Al loro fianco militano moltissimi ebrei che odiano Israele e la propria stessa identità ebraica. Questo è un altro problema dell’ebraismo: l’antisemitismo interno, una varietà di quello esterno, che invoca la negazione dell’identità per raccogliere l’applauso del nemico.Un passo indietro. George Orwell, in genere citato soltanto per 1984 e per La fattoria degli animali descrisse la furia distruttiva, rabbiosa e violenta contro gli occidentali, quando Hitler attaccò la Polonia (subito imitato da Stalin, secondo accordi congiunti) e tutti i pacifisti francesi, inglesi e americani si rovesciarono come dementi per le strade reclamando «pace subito», e «no alla guerra», intendendo bloccare i governi dei propri Paesi impedendo che scendessero in guerra contro il nazismo. Quella gente orrenda raccontata da Orwell era la stessa, geneticamente la stessa, che oggi brucia le bandiere di Israele e vomita odio per gli ebrei, dicendo di essere «antisionista», per non ammettere di essere antisemita. Quando ero in Medioriente negli anni Ottanta molti colleghi dei giornali di sinistra di cui non faccio il nome per pietà, raccontavano con successo barzellette antisemite ai palestinesi riscuotendo applausi a scena aperta. Un autorevole commentatore adorava la seguente barzelletta: «Sapete che differenza c’è fra un ebreo e una pizza napoletana? Ve la dico io: venti minuti di cottura al forno». Gli antisemiti confessi hanno sempre delle barzellette bonarie sullo sterminio del popolo ebraico. Sono come l’amico ebreo.
Quello che è successo e sta succedendo sulle piazze italiane è nelle foto e nei telegiornali, nei volti paonazzi, nelle mascherature. Lo stesso atto di bruciare una bandiera è un gesto simbolicamente genocida: esprime il desiderio di mettere al rogo un popolo, un’etnia. E poi Santoro. Ciò che mancava alla nostra analisi della infernale e ben padroneggiata trasmissione era l’oggetto, lo scopo di Santoro. Che non era quello di fare propaganda, non era quello di sfornare una trasmissione giornalistica squilibrata dalla parte di Hamas, ma quello di promuovere la discesa in piazza. Lo si è capito quando ha troncato brutalmente la parola di chi, seguendo ciò che aveva detto poco prima di andarsene l’Annunziata, sosteneva la necessità di capire, ricondurre alla ragione. Ciò ha fatto saltare i nervi a Santoro: razionalizzare? Capire? Cercare di descrivere i motivi del conflitto? Ma per carità: tutta la trasmissione era indirizzata allo scopo di promuovere la discesa in piazza, la scena di esaltazione collettiva alla Orwell.
A costoro non importa nulla, ma proprio nulla, se nello statuto di Hamas si prescrive non già di uccidere ogni cittadino israeliano (e dunque sgozzare se possibile bambini, vecchi, donne) ma di uccidere «ogni ebreo» sulla faccia della terra. Non è una novità, ma è un dato di fatto che chi difende Hamas e Hezbollah, queste infernali creature iraniane non troppo diverse da quel che era Al Fatah fino ad Abu Mazen, compera in blocco tutto il pacchetto, compresa la prescrizione di assassinare ogni cittadino francese, italiano, americano, olandese e di non importa quale passaporto e bandiera, purché sia «ebreo».
La strategia di Hamas, come prima quella di Hezbollah, è stata sotto questo punto di vista perfetta. Sapendo di non poter competere militarmente, neanche nello scontro corpo a corpo, nel combattimento casa per casa, con le truppe israeliane, i dirigenti di questa organizzazione razzista e nazionalsocialista (un’antica tradizione araba, il nazismo) che è Hamas hanno dichiarato in pubblici comizi che abbiamo visto e ascoltato che alla diversa capacità bellica si deve supplire «con l’industria della morte: noi possiamo trasformare le nostre donne, i nostri bambini, i nostri vecchi, in morti. Loro lo sanno e ne sono felici, sono pronti al sacrificio, e noi dobbiamo farli morire come scudi umani, dobbiamo far sì che la loro morte diventi la nostra migliore arma». Questo è il passaggio cui l’Idf non ha saputo porre rimedio: non è bastato che gli uomini dell’Israeli Defence Forces telefonassero a ogni casa in cui era stata sistemata una rampa, prima di bombardarla. Hamas ha costretto la gente a morire e abbiamo anche visto i video in cui le donne urlano con tutta la loro forza e il loro odio la maledizione ad Hamas, non agli israeliani, per aver causato la morte dei loro bambini. Ma per il mondo di Santoro tutto ciò è dettaglio un fastidioso dettaglio. L’industria della morte andava usata come carburante per rilanciare il vittimismo di chi ha scatenato la guerra con il lancio di migliaia di missili Grad, Qassam, katiushe e colpi di mortaio e attribuire agli israeliani, tutti, la patente di infami assassini.
Gli ebrei che indossano i panni che furono dei loro persecutori e che fanno dei palestinesi gli ebrei di oggi. Sono 40 anni che sentiamo questa litania. E i giovani, i ragazzi e le ragazze italiani che vedono in televisione carri armati da una parte e bambini morti dall’altra, tutte le anime semplici e anche quelle furbe, da che parte volete che siano? Ma naturalmente dalla parte delle apparenti vittime, che poi sono le vere vittime della violenza subita all’interno di una criminale scelta propagandistica.Pochi sanno che molti ebrei ex combattenti e spesso eroi della prima guerra mondiale furono fascisti e camerati di Mussolini, il quale aveva un’ebrea come fidanzata fissa, la Sarfatti. Alcuni di quegli ebrei si suicidarono per lo schifo e la vergogna delle leggi razziali del 1938. Ma perfino sotto il fascismo e malgrado moltissime enormi infamie (la razzia del ghetto di Roma del 16 ottobre 1943, con partecipazione di delatori fascisti) l’Italia aveva evitato la piaga dell’antisemitismo di massa, corale, quello da «notte dei cristalli».
Oggi siamo al boicottaggio dei negozi degli ebrei, all’alleanza con chi vuole la morte degli ebrei di ogni età, sesso e condizione. E questa massa violenta, stracciona, ignorante, con la bava alla bocca, agitata da capipopolo mediatici e no, che ne fanno uso per la propria protezione dei propri missili, è oggi lanciata sulle strade e le piazze italiane. Per carità, non ditegli che sono emuli di Himmler, seguaci di Goebbels, si offenderanno. Ditegli invece che difendono le buone ragioni dei nuovi ebrei, quelli che legano le donne e i bambini ai loro cannoni per farne carne da televisione e vincere sul piano politico e mediatico le guerre che non sanno combattere sul terreno.

Monday, January 19, 2009

Operazione Oferet Yezucá, un esempio di unitá del Popolo Ebraico


É finita l´operazione Oferet Yezucá, Piombo Fuso, che ha portato Israele a lottare contro

 l´organizzazione Islamo-fascista terrorista Hamas. A differenza della seconda Guerra al Libano del 2006, dove Israele si é fece intimidire dal falso moralismo e dalla parzialitá a dir poco giudeofobica della sinistra occidentale, l´operazione Oferet Yezucá é stata portata a termine con successo colpendo duro contro le infrastrutture principali di Hamas e quindi diminuendo notevolmente la capacitá di fuoco dell´organizzazione terrorista.
Ció che voglio evidenziare in particolare é il significato profondo di questa operazione in questo periodo della storia d´Israele e del mondo in generale. L´operazione Oferet Yezucá rappresenta ancora una volta il forte senso Nazionale del Popolo Ebraico ció che definisce, mi azzardo a dire, nettamente che Israele é tra i pochi, se non l´unico in questo momento, vero Stato-Nazione 
dell´occidente. 
In Israele la destra e la sinistra, i laici ed i religiosi, si sono ritrovati uniti nella lotta alla minaccia Hamas (a parte naturalemente qualche luniatico insignificante fanatico religioso o di estrema sinistra che l´informazione di parte ha esaltato come esempio dell´"unico ebreo buono"). Una unione commovente che raramente si vede nei paesi dell´occidente.
E che dire? L´esempio della chiarezza dello Stato-nazione Israele, e qualcosa che il mondo non vuole capire essendo questo infettato dalle mode intellettuali che aberrano il concetto di Stato- Nazione, é che Israele se messo alla strette, se deve prendere una decisione morale, sceglie senza dubbi la vita dei suoi cittadini e questo va detto una volta per tutte. 
Israele non visa a colpire i civili, ma in una lotta  dove i terroristi usano i loro propri civili come scudi, le scuole dei loro bambini come depositi di arsenale, i loro ospedali come nascondigli di cecchini, Israele deve fare una scelta, e come un vero Stato-Nazione compie il suo dovere di proteggere la vita dei suoi figli.
Qualsiasi morte é una disgrazia, ma questo Israele lo sa e se ne rammarica, chi non crede lo stesso sono i terroristi Islamici che venerano la morte e ci fanno ricordare i motti di altri tristi tempi che speravamo passati e sepoliti nel cimitero della storia, come la celebre frase del Generale della Spagna Franchista, Millán Astray, architetto della macchina saguinaria franchista: "Que muera la inteligencia! Viva la muerte!". 
Questo dovrebbero pensarlo i nostri critici che si arrogano il titolo di difensori della libertá.
Israele dice LeChaim! Alla vita!
Non mi resta che gridare di gioia: Viva Israele!

Tuesday, January 6, 2009

Israele e Gaza


Il silenzio che ho scelto di fare durante questo periodo cosí ricco di argomenti da trattare, a parte dalla mancanza di tempo, é dovuto alla assoluta stupefazione nella quale mi trovo di fronte alle reazioni del mondo all´azione israeliana a Gaza.

L´epitoma del Caos intellettuale totale nel quale ci troviamo sono le manifestazioni anti-israeliana qui a Lisbona di ieri 5 di Gennaio e di dopodomani 8 di Gennaio,  organizzata in congiunto dal locale Partito Comunista (l´unico Partito Filo-Sovietico ancora esistente in Europa), l´organizzazione di Sinistra- Caviale "Bloco de Esquerda" (Blocco di Sinistra, ossia la versione portoghese della nostra "Sinistra Arcobaleno") e indovinate chi? Vari gruppi Neonazisti, Voz Nacional Socialista, Nacional Social Radical, etc. Ah! Naturalemente non potevano mancare varie organizzazioni di attivisti Lesbo/Gay.
Un sincretismo interessante non credete?
Il mio silenzio é espressione della mia stupefazione.

Tuesday, December 16, 2008

Meno male che esistono gli Stuck Mojo!

In un abisso di rockstars idiote, oicofobiche, "pacifiste", ignorantone che si spacciano per sinistroidi, una stella risalta: gli Stuck Mojo che non hanno vergonga di avere una identitá e di esserne fieri.

Facciamo diventare scemi quelli di sinistra!!!!


Monday, December 15, 2008

Riforme Costituzionali

Negli ultimi tempi i miei dubbi sulla capacitá dei Paesi dell´Occidente di sostenere un sistema Democratico a suffragio universale, si fanno sempre piú grandi e sorge la domanda su quale possa essere l´alternativa. 

Vi é un disperato bisogno di trovare una alternativa alla situazione vergognosa che si fu creando negli ultimi vent´anni e che é la versione del ventunesimo secolo delle varie rivoluzioni che infestano la storia dai tempi della Rivoluzione Francese di cattivo ricordo. 
Ció che vediamo é una instabilitá instituzionale continua, una opposizione becera sia quando la sinistra é al potere sia, e soprattutto, quando lo é la destra. 
Mi chiedo, non sará che il suffragio universale, che a priori é un istituzione positiva, si stia degenerando? 
Ogni cittadino puó votare in generale a partire dei diciotto anni. 
Sará che tutti gli aventi diritto al voto, sono in grado di esercitare questo diritto? 
La mia risposta é no.
L´alternativa che io avrei in mente sarebbe una Repubblica aristocratica, o meglio dire una oligarchia, dove solo chi sa decide. Ma questa soluzione sarebbe ritenuta inaccettabile a qualsiasi livello dall´attuale mondo occidentale.
Pertanto vorrei proporre un´altra alternativa, riformista e rispecchiante quel tanto usato concetto della Meritocrazia.
Penso che il diritto al voto non deve essere un diritto innato, bensí guadagnato. Ossia il diritto al voto sará prerogativa solo di chi dimostrerá di saperlo esercitare nel pieno della libera coscienza e nel massimo della conoscienza.
Propongo che siano stabilite due condizioni sine-qua-non per l´aquisizione del diritto al voto, una la maggiore etá, e due un esame che dimostri la conoscienza delle istituzioni politiche, del loro funzionamento, del significato delle varie fazioni politiche e le differenze principali.
Naturalmente Lo Stato garantirá l´acesso universale alla preparazione in vista dell´esame ed alla presentazione al tale. 
L´investimento economico statale nel progetto, migliorarerá  sará senz´altro  il valore della cittadinaza e del senso civico. 
Si diminuerá al minimo possibile il qualunquismo vigente oggi sia a destra che a sinistra, e si avranno dei votanti veramente coscenti delle loro scelte.
Il risultato sará forse in un primo livello, un numero molto minore di votanti, ma senz´altro l´effetto immediato sará una stabilitá istituzionale vera, senza bisogno dei tanto famigerati Decreti Ad Personam, famosi in Italia, e senza bisogno dei beceri reazionari moderni stile Grillo, Travaglio e Ricca.

Una possibilitá da prendere sul serio. 

Wednesday, December 3, 2008

Penso alla Guerra nel Vietnam....


Girando nelle librerie negli ultimi giorni si puó vedere in molte copertine la faccia di Obama o di George W. Bush. Naturalmente i libri su Obama parlano del Salvatore venuto dal nulla per redimere il mondo dalla malvagitá dell´Occidente. Mentre su di Bush si riversano fiumi di odio e critiche del "terribile tiranno imperialista" che ha distrutto il mondo civile del ventunesimo secolo. Libri sulla prigione di Guantanamo rivelando come il "Tiranno Americano" calpesta i diritti umani che dice di difendere, etc. 

Dall´attentato alle Torri Gemelle ad oggi, quasi otto anni dopo, l´opinione di un gruppo di "artisti" é stata capace di influenzare l´opinione del popolo e di distorcere e diffamare la missione della destra politica, del conservatorismo moderno se vogliamo essere piú precisi.
Norman Podhoretz una volta disse qualcosa che mi fece meditare e che come sempre era rigorosamente corretto: "Un gruppo di musicisti ci ha fatto ritirare dal Vietnam!".
E cosí fu, un gregge di pecore hippy, con nessuna formazione politica (o meglio dire solo con nessuna formazione)  fece l´opinione pubblica dell´america alla fine degli anni sessanta. La pressione fu tanta che influenzó l´ allora amministrazione della Casa Bianca tanto da battere in ritirata da una guerra non finita e, per colpa degli stessi "artisti", non completamente combattuta. 
Cosí come successe in Vietnam, é successo in Irak. Un guerra giusta, intelligente, fatta per combattere il terrorismo fuori dai nostri confini, per abbattere lo stato canaglia numero uno, il piú forte, il piú ricco, il piú crudele. Per tentare la normalizzazione di questo paese dilaniato dalla crudele dittatura di Saddam Hussein. 
Bhé i famosi "artisti" si sono armati in esperti di politica estera e con la solita superficialitá e dogmatismo pacifista della sinistra, accusarono l´America di star facendo una guerra illeggitima e crudele contro il "povero" popolo Iracheno. L´ultima stronzata, o meglio dire la stronzata ultimativa, che ho sentito da quel testa di cazzo reazionario di Piero Ricca (il giorno che gli tapperanno quella boccaccia ignorante a lui e chi come lui sará sempre troppo tardi) é che "Nella guerra illegale in Irak sono stati uccisi tantissimi bamabini".
Ma dove siamo arrivati? Dove? Questo tipo di pensiero é una pura infermitá mentale. Ed  le persone morte il 9/11? Ed i bambini israeliani morti negli innumerevoli attentati terroristici da´inizio del secolo ad oggi? E quelli degli attentati a Londra? A Madrid? E quelli a Mosca? E quelli a Beslan? Quelli non valgono, peché rappresentano l´imperialismo occidentale, no? Le loro vite valgono meno.
A proposito di questo, un´altra stronzata immane  che si sente ultimamente é: "Perché l´America puó avere la bomba atomica e l´Iran, no?" Bhe a chi fa questa domanda provocatoria, l´unica risposta é "No! Non vi lasceremo parlare!" La libertá di espressione e di pensiero ha limiti e questi li hanno passati tutti!
E quindi viene la mia battaglia di idee, e mi appello a tutti gli aventi buon senso di non lasciar parlare chi si azzarda a paragonare lo status morale dell´occidente con quello di Paesi come l´Iran, chi si azzarda a negare la leggittimitá dello Stato di Israele paragonando i carnefici arabi della zona con il popolo dei Israele. No, dite No all´ipocrisia oicofobica delle sinistre! Dite No! al realtivismo che ci porterá ad una nuova epoca di dittature sanguinarie. Sappiate riconoscere il nemico ed affrontarlo, e guardate che a volte il nemico si trova a casa, ed é colui che non ci lascia combattere il nemico che viene da fuori.
Fermiamo questo delirio!
Facciamo un voto, ciascheduno di noi si impegna alla lotta culturale contro questa sinistra oicofobica relativista, ormai vuota di contenuto, che rappresenta un ostacolo al progresso ed alla affermazione dei valori della Libertá, quella vera non quella disfattista, quella che rispetta la diversitá ma sá da dove viene e dove vuole andare, quella che da suffragio tanto ai vivi, quanto ai morti ed a coloro che ancora devono nascere. Una Libertá responasbile, insomma e non un capriccio di qualche "artista" annoiato.

Ma pensandoci bene sapete che vi dico? Mi rimangio tutto. Lasciateli fare, date il potere a questa sinistra, non fate opposizione. E rideremo risate amare il giorno che saranno conquistati dall´ Integralismo Islamico, o da qualche altro integralismo che (Sic!) non si vergogna della propria identitá e gli manderá un bel missile atomico nel sedere.
 
Mi verrebbe da augurare tal catastrofe, ma non lo faró e continuerá a lottare imperterrito la guerra delle idee. 

Vedete questo articolo anche sulle Battaglie Poitiche di hanesher.wordpress.com

Saturday, November 29, 2008

Il massacro a Mumbai.

Rav Gavriel e Rivka Holtzberg, emissari di Habad a Mumbai.

Massacrati a sangue freddo assieme ad altri ebrei nella locale sinagoga Habad.
Uccisi perché ebrei, cosí ritorniamo a immagini di un passato che non vogliamo ricordare...
Questo non solo vuole essere un omaggio al loro ricordo come anche un appello al buon senso dei cittiadini del mondo ed in particolare dei cittadini indiani e del loro Governo. Un appello ad aprire gli occhi, a reagire con tolleranza zero. Un appello a gridare contro il pensiero di sinistra che pretende giustificare queste azioni portando come prove sempre le stesste patetiche parole di accusa contro "l´occidente imperialista ed oppressore che crea" a loro ignobile detta "queste reazioni". Non vi é giustificazione nè all´atto ne ad i giustificanti. É arrivato il momento di mettere al bando non solo l´integralismo islamico ma anche l´oicofobia autodistruttiva delle sinistre. È arrivato il momento di dire No! Noi non tollereremo più!
Un appello al popolo americano che é riuscito a pisciarsi un´altra volta sui piedi scegliendo Barack Obama come presidente. 
Stà cominciando un nuovo periodo della storia e rimpiangeremo il Presidente George W. Bush e la sua amministrazione.
Sedermi impotente davanti alla distruzione del mondo civilizzato? No, non lo faró e spero che altri come me si arruolino in questa battaglia ideologica. In ballo c´è la nostra propria vita.
 

Thursday, November 20, 2008



Stiamo passando a WordPress per motivi di logistica. Volevo intanto informare i lettori di www.hanesher.blogspot.com che abbiamo portato al nuovo indirizzo su WordPress solo gli articoli più recenti e non necessariamente legati a qualche fatto di cronaca e che quindi avevano motivo di essere solo nel momento in cui furono scritti. In tutti i modi, l´indirizzo di HaNehser su blogspot continuerá e potrá quindi essere consultato.

Il nuovo formato rivelerá anche più maturitá, per esempio pubbicheremo solo i Link dei Site e associazioni che conosciamo a fondo e con cui abbiamo una certa confidenza. Alcuni Link saranno soppressi a causa del nostro percorso intellettuale che ci ha portati a divergenze con alcune idee esposte in tali Site e associazioni.

Speriamo in una maggiore frequenza in HaNesher per dar più forza ad una voce alternativa in tutti i campi che ci siamo sempre proposti di trattare, politica e religione principalmente, ma anche musica ed arte in generale, che siano legati al nostro modo di pensare.

Continuiamo imperterriti a pensare che sono le idee che cambiano il mondo.

Un coridale Shalom da HaNesher.

Wednesday, November 5, 2008

Obama vince le elezioni USA 2008


Oggi poco dopo essermi svegliato, mia moglie, che stava in piede giá da un pezzo a causa della nostra figlia piú piccola, mi dice: "Ganó el pendejo de Obama..." ´("ha vinto quel coglione di Obama" in spagnolo messicano). È si, ciò che sembrava inveitabile é effettivamente accaduto.



Ma questa é la democrazia, questo é il pricipio di alternanaza, un volta uno una volta l´altro. E così in generale si direbbe "lasciamolo fare e vediamo come governa". L´avrei detto se la candidate fosse stata Hillary Clinton, l´avrei detto in Italia se avesse vinto Walter Veltroni. Ma Obama penso che vada al di là di qualsiasi tolleranza. Questo sará il presidente più liberal (radicale, in Politichese italiano) degli Usa, il più "pacifista", il più di sinistra in poche parole!!!



Sono profondamente perturbato e mi preoccupa il futuro, mi preoccupa la continuazione della guerra al terrorismo, mi preoccupano le sorti di Israele e mi preoccupa l´influenza che gli Usa avranno sull´Europa nei prossimi 4 anni. In Europa siamo entrati, si può dire nel secolo conservatore, dopo anni di lotta aspra con le forze di sinistra. Adesso che ne sará? Obama sará per gli Italiani come un Romano Prodi elevato alla decima potenza e per gli americani com un Clinton elevato alla ventesima potenza!


Ma ancora...questa è la democrazia Habibi...Avete voluto la bicicletta? E adesso pedalate!


Adesso che dobbiamo fare? Lasciarlo fare? Forse si, forse questa é l´arma più forte, farlo cadere nei suoi propri errori. Si, penso proprio che noi di destra obbiamo avere questo tipo di attitudine quando siamo all´opposizione, diversa dallo stile della sinistra (e della destra in Italia durante il governo Prodi), non dobbiamo tentare di deleggittimizzare ma lasciare fare in modo che il cittadino semplice soffra degli errori del governo e capisca che la prossima volta non ci si deve fare ammaliare da demagogia messianica qualunque questa sia.
Vederemo....

Thursday, August 14, 2008

Manifesto dei Conservatori di Roger Scruton (Titolo originale "A Political Philosophy")

Un altro grande libro qui ne HaNesher, questa volta un libro che penso rimarrá storico. Roger Scruton filosofo (e tuttologo potrei dire) inglese ci da nella sua opera una sistematizzazione del moderno penisero conservatore, una traduzione in termini del ventunesimo secolo del primo "manifesto conservatore" di Edmund Burke, ossia le "Riflessioni sulla Rivoluzione Francese".
Si, perchè Scruton è assolutamente un Burkiano, come lui stesso dice apertamente, che, come Burke fu colpito dalla Rivoluzione Francese, fu colpito dagli eventi del cosiddetto ´68.
Scruton ci da i "principî di fede" del Moderno Conservatore e ci da le basi filosofiche della risposta Conservatrice ai moderni quesiti come il valore dello Stato-Nazione, il valore della vita, del matrimonio e del sesso e, cosa che penso sia la più peculiare nel penisero di Scruton, dell´ecologia. Si, perchè come ci dice il filosofo inglese, la lotta per la conservazione dell´ambiente, anche se oggi sembra essere prerogativa della sinistra, è per definizione compito del conservatore.
Io ho una tendenza a simpatizzare in generale più per i pensatori conservatori ebrei per una evidente affinità in termini storico-culturali (il mio mentore politico rimane e rimarrà sempre Irving Kristol), ma questa volta Scruton, non ebreo nè necessariamente vicino a noi, mi ha davvero colpito ed ho provato subito una affinitá speciale con il suo pensiero. A differenza per esempio di Marcello Pera in Italia, che apprezzo molto, ma che rimane tuttavia distante da me, forse per il suo attaccamento, a volte troppo, alla Chiesa Cattolica.
La prefazione é del mio beniamino Giuliano Ferrara, quindi senza dubbio adatta.
Penso che questa opera rimarrà un poco il libro fondamentale, il libro da tenere e consultare (come un libro di halachá, Lehavdil!) per il Conservatore del ventunesimo secolo, e direi soprattutto per il conservatore europeo...Un libro che fa ciò che la politica partitaria avrebbe bisogno di apprendere, e cioé Meta-Politica, Politica con la P maiuscola, in ebraico direi ironicamente " leShem Shamaim", "in nome del Cielo"!!!
Solo una critica che mi ha fatto titubare un po sul "Manifesto dei Conservatori", ed é l´ulitmo capitolo dedicato a Thomas S. Eliot, scrittore e poeta che Scruton ritiene fosse il Padre Spirituale del moderno Conservatorismo. Eliot come potete immaginare non mi è simpatico. Eliot era amico di Ezra Pound, o meglio era suo discepolo, e sappiamo tutti che profondo Giudeofobico fosse Pound, amato da tutti i NeoFascisti e NeoNazisti...E non c´è dubbio che Eliot lo seguisse anche sulla sua opinione degli ebrei. Ma comunque Scruton si riscatta dimostrando che non é di Eliot che vuole parlare, nè del suo anitisemitismo, ma di come basare sugli scritti di Eliot, la sua idea di Conservatorismo. Il capitolo finisce per essere convincente nonostante il riferimento a Eliot e Scruton vince.
Come sempre, grande libro assolutamente consigliato.

Wednesday, August 6, 2008

"La persuasione neoconservatrice" un articolo di Irving Kristol


Questo articolo lo ha scritto il mio grande mentore politico Irving Kristol. Considerando che ho saputo dal mio incontro con il Prof. Gershman, presidente del National Endowment for Democracy, che il vecchio Kristol é molto debole e malato, voglio dedicargli questo spazio "Lirfuató", come diciamo in ebraico "affinchè guarisca". Non c´é niente di piú importante nell´ebraismo dell´insegnare saggezza, ed Irving Kristol, mio correligionario, ne ha insegnata molta, che viva fina a 120 anni! "Ad meá veessrim!"
L´articolo mi ricorda un pó lo spirito di un importante discorso di Benjamin Disraeli, "Conservative Principles", dove voleva rispondere alle insinuazioni che accusavano il Partito Conservatore Inglese di non avere un vero e proprio programma, una ideologia.
Penso che per gli interessati al pensiero Neconservatore questo articolo del grande Kristol sia fondamentale, conciso e chiaro.



La persuasione Neconservatrice di Irving Kristol sul Weekly Standard, 2003


Che cosa é esattamente il Neoconservatorismo? Giornalisti, ed ora perfino candidati alla presidenza, parlano con grande disinvoltura di chi o cosa sia “Neoconservatore”, e sembra che diano per scontato che il significato sia completamente rivelato dal nome. Quelli tra noi che sono considerati “Neoconservatori” si sentono da questo divertiti, delusi o sprezzanti, dipende dal contesto. È ragionevole chiedersi: ma vi sono in verità dei “Loro” Neoconservatori?
Anche io, frequentemente considerato il “Padrino” di tutti I Neoconservatori, ho avuto i miei momenti di dubbio. Qualche anno fa dissi (e scrissi) che il Neoconservatorismo ebbe le sue caretteristiche peculiari nei suoi primi anni di vita, ma che adesso era stato completamente assorbito dalla corrente classica del Conservatorismo americano. Sbagliai, e la ragione per la quale avevo torto fu che, sin dal suo inizio tra intellettuali di sinistra disillusi alla fine degli anni 70, ciò che chiamiamo Neoconservatorismo fu una di quelle sottocorrenti intellettuali che venivano alla luce solo ad intermittenza. Non é un “movimento”, come piacerebbe che fosse ai critici della cospirazione. Il Neoconservatorimso é ciò che lo storico dell´America Jacksoniana, Marvin Meyers, chiamò “persuasione”, una che si manifesta nel tempo, ma inconstantemente, ed una il cui significato possiamo capire solo restrospetivamente.
Si può dire che il compito storico e l’obiettivo politico del neoconservatorismo sembrerebbe essere il seguente: convertire il partito Repubblicano, e il Conservatorismo americano in genere, contro i rispettivi voleri, in un nuovo tipo di politica conservatrice adatta a governare una democrazia moderna. Che questa nuova politica conservatrice sia distintamente americana è fuor di dubbio. Non esiste nulla di simile al neoconservatorismo in Europa, e gran parte dei conservatori europei sono altamente scettici sulla sua legittimità. Il fatto che il conservatorismo statunitense sia tanto più sano di quello europeo, tanto più politicamente efficace, sicuramente ha qualcosa a che fare con l’esistenza del neoconservatorismo.
Ma gli Europei, che pensano sia assurdo prendere dagli Stati Uniti lezioni di innovazioni politiche, rifiutano fermamente considerare questa possibilità.
Il neoconservatorismo è la prima variante del conservatorismo americano dello scorso secolo ad essere nella “natura americana“. E’ ottimista, non lugubre; orientato al futuro, non nostalgico; e il suo tono generale è allegro, non cupo o indigesto
I suoi eroi del ventesimo secolo sono Theodore Roosevelt, Franklin Delano Roosevelt e Ronald Reagan. Simboli repubblicani e conservatori come Calvin Coolidge, Herbert Hoover, Dwight Eisenhower e Barry Goldwater sono rispettosamente trascurati. Certo, quei personaggi non sono in alcun modo trascurati da una gran parte, forse la maggioranza, del partito repubblicano, col risultato che gran parte dei politici repubblicani nulla sa del neoconservatorismo né potrebbe interessarsene meno. Tuttavia, essi non possono essere ciechi al fatto che le politiche neoconservatrici, estese oltre la tradizionale base politica e finanziaria, hanno aiutato a rendere la stessa politica conservatrice più accettabile alla maggioranza degli elettori americani. Ma non si è preso atto ufficialmente che è la politica neoconservatrice, non quella tradizionalmente repubblicana, ad aver prodotto la popolarità delle presidenze repubblicane.
Una di queste politiche [neoconservatrici], particolarmente visibile e controversa, è il taglio delle tasse per stimolare una solida crescita economica . Tale politica non è una invenzione neocon, e non è il taglio delle tasse ad interessarli in modo specifico, quanto piuttosto l’ attenzione costante alla crescita economica . I neocon hanno familiarità con la storia intellettuale e sono consapevoli che è solo negli ultimi due secoli che la democrazia è diventata una opzione rispettabile tra i pensatori politici. In precedenza, la democrazia era sinonimo di un regime politico strutturalmente turbolento, con i poveri e i ricchi impegnati in una perpetua e altamente distruttiva lotta di classe. Fu solo la prospettiva della crescita economica nella quale ognuno avrebbe potuto prosperare, per quanto non in modo uguale o simultaneo, a dare legittimità e durata alle moderne democrazie .
Il costo di questa enfasi sulla crescita economica è stato un atteggiamento meno prudente di quello tipicamente conservatore in finanza pubblica. I neoconservatori preferirebbero non avere un grande debito pubblico, ma è nella natura della democrazia - perché sembra essere nella natura della stessa natura umana - che la demagogia politica dia luogo spesso a spericolatezza economica, dunque talvolta occorre sopportare il debito pubblico come il costo (temporaneo, si spera) per perseguire la crescita economica . E’ una assunzione fondamentale del neoconservatorismo che, come conseguenza della diffusione del benessere tra tutte le classi, una popolazione che ha proprietà e paga le tasse diventerà col tempo meno vulnerabile alle illusioni egalitarie e alle attrattive demagogiche e più assennata nei calcoli economici fondamentali.
Ciò conduce al tema del ruolo dello Stato. I neoconservatori non amano la concentrazione dei servizi tipica del “welfare state” e sono felici di studiare modi alternativi per offrire tali servizi . Ma sono intolleranti rispetto all’idea hayekiana che ci si avvii verso “la strada del schiavitù”. I neocon non avvertono quel tipo di allarme o ansietà circa la crescita dello stato nel secolo scorso, trovando esso naturale e inevitabile. Poiché tendono ad interessarsi alla storia più che all’economia o alla sociologia, i neocon sanno che l’idea ottocentesca, espresso così nettamente da Herbert Spencer nel suo “L’uomo contro lo Stato”, fu una eccentricità storica. I neocon si sentono a casa nell’America contemporanea molto più di quello che accada ai conservatori tradizionali. Restano tuttavia critici su molti aspetto, preferiscono la guida intellettuale nella saggezza democratica di Tocqueville, piuttosto che nella nostalgia conservatrice (“Tory”) di - per citar qualcuno - Russell Kirk.
Ma l’agio col quale i neoconservatori vivono nell’America moderna non è incondizionato. Il declino costante nella nostra cultura democratica, lo sprofondamento in nuovi livelli di volgarità, unisce i neocon ai conservatori tradizionali - sebbene non con quei conservatori liberali che sono conservatori in economia ma indifferenti della cultura. L’effetto è una inattesa alleanza tra neocons, comprendente una buona proporzione di intellettuali laici, e i tradizionalisti religiosi . Essi si trovano uniti su temi concernenti la qualità dell’istruzione, i rapporti tra Stato e Chiesa, la regolamentazione della pornografia, e così via, tutto ciò che essi ritengono meritevole dell’attenzione del governo. Poiché poi il partito repubblicano ha ora una base solida tra i religiosi, ciò dà ai neocon una certa influenza e perfino potere. Poiché il conservatorismo religioso è molto flebile in Europa, il potenziale del neoconservatorismo è lì debole.
E poi, certamente, c’è la politica estera, l’area della politica americana dove il neoconservatorismo ha destato recentemente l’attenzione dei media. Ciò è sorprendente, perché non esiste un set di principi neoconservatori in politica estera, solo un insieme di atteggiamenti derivati dall’esperienza storica. (Il testo di politica estera preferito dai neocoservatori, grazie al professor Leo Strass di Chicago e Donald Kagan di Yale, è Tucidide sulla guerra del Peloponneso). Questi atteggiamenti possono riassumersi nelle seguenti tesi (come direbbe un marxista):
1) il patriottismo è un sentimento naturale e sano, dovrebbe essere incoraggiato dalle istituzioni private e pubbliche. Proprio perché siamo una nazione di immigrati, ciò è un sentimento potentemente americano;
2) il governo mondiale è una idea terribile poiché può condurre alla tirannia mondiale. Le istituzioni internazionali che mirano in ultima istanza ad un governo mondiale dovrebbe essere trattate con il più alto sospetto;
3) gli uomini di Stato dovrebbero innanzitutto saper distinguere gli amici dai nemici. E’ più difficile di quanto possa sembrare, come la storia della Guerra Fredda ha rivelato. Il numero di uomini intelligenti che non seppero valutare l’Unione Sovietica come un nemico, sebbene questa fosse la definizione che essa stessa si era data, fu assolutamente sorprendente.
Infine, per una grande potenza, l’”interesse nazionale” non è un termine geografico, eccetto che per per materie francamente prosaiche come il commercio e la regolamentazione ambientale. Una nazione più piccola potrebbe appropriatamente sentire che il suo interesse nazionale inizia e finisce ai suoi confini, e che quindi la politica estera è quasi sempre una modalità difensiva. Una nazione più grande ha interessi più estesi. E le grandi nazioni, la cui identità è ideologica, come l’Unione Sovietica del passato e gli Stati Uniti contemporanei, inevitabilmente ha interessi ideologici in aggiunta alle preoccupazioni più materiali. Salvo eventi straordinari, gli Stati Uniti si sentiranno sempre obbligati a difendere, ove possibile, una nazione democratica attaccata da forze non democratiche, esterne o interne. E’ per questo che fu nel nostro interesse nazionale che andammo in difesa della Francia e della Gran Bretagna durante la Seconda Guerra Mondiale. E’ per questo che oggi sentiamo necessario difendere Israele, quando la sua sopravvivenza è in pericolo. Non servono complessi calcoli geopolitici di interesse nazionale.
Dietro a tutto ciò c’è un fatto: l’incredibile superiorità militare statunitense rispetto alle altre nazioni mondiali , in qualunque combinazione immaginabile. Tale superiorità non fu pianificata, e perfino oggi ci sono americani che pretendono di ignorarla. In grande misura, è il risultato della nostra sfortuna. Durante i 50 anni seguenti la Seconda Guerra Mondiale, mentre l’Europa era in pace e l’Unione Sovietica si affidava largamente su surrogati per le sue battaglie, gli Stati Uniti rimasero impegnati in una serie di guerre: la guerra di Corea, la guerra del Vietnam, la guerra del Golfo, il conflitto del Kosovo, la guerra in Afghanistan, e la guerra d’Iraq. Ne risultò una spesa militare espansa più o meno quanto la nostra crescita economica, mentre le democrazie d’Europa tagliarono le spese militari in favore di programmi di spesa sociale. L’Unione Sovietica spese profusamente ma senza criterio, fino a che il suo apparato militare non ha collassato assieme alla sua economia.
Improvvisamente, dopo due decenni durante i quali il “declino imperiale” e l’ “iper-estensione imperiale” erano gli slogans accademici e giornalistici, gli Stati Uniti sono emersi nella loro eccezionale potenza. La magia dell’interesse composto per oltre mezzo secolo ha il suo effetto sul nostro budget militare, come lo ha avuto sulla ricerca scientifica e tecnologica delle nostre forze armate. Col potere viene la responsabilità, sia essa cercata o meno, benvenuta o meno. Ed è un fatto che se hai il tipo di potere che noi abbiamo o trovi opportunità per usarlo o il mondo le troverà per te.
I più vecchi, tradizionali elementi nel partito repubblicano hanno difficoltà a venire a patti con questa nuova realtà in politica estera, proprio come non riescono a conciliare il conservatorismo economico con il conservatorismo sociale e culturale. Ma per uno di quei casi sui quali gli storici dibattono, il nostro attuale presidente e la sua amministrazione si sono rivelati molto a loro agio in questo nuovo contesto politico, sebbene sia chiaro che non avessero previsto questo ruolo più di quanto il loro partito avesse fatto. Come risultato, il neoconservatorismo ha iniziato a godere di una seconda vita, mentre ancora se ne pubblicavano gli annunci funebri.

Monday, August 4, 2008

Un omaggio allo Scià di Persia, Mohammad Reza Pahlavi


Dopo aver visto il film Persepolis, voglio fare un omaggio alla memoria dello Sciá di Persia, Mohammed Reza Pahlavi, (Tehran, 26 ottobre 1919Il Cairo, 27 luglio 1980). Imperatore della Persia, l´unico uomo che modernizzó ed occidentalizzó l´Iran, grande amico di Israele. Abbattuto dai dissidenti fondamentalisti islamici con l´aiuto dei comunisti. I dissidenti comunisti vollero seguire l´immediatismo e la presero nel sedere...È anche per questo che sono diventato un conservatore...La mia cara nonna diceva in napoletano "CHI LASSA 'A VIA VECCHIA P' 'A NOVA SAPE CHELLA CHE LASSA E NUN SAPE CHELLA CHE TROVA."
Spero che la mente di sinistra si svegli presto se no facciamo la fine dei comunisti in Iran...

Persepolis di Marjane Satrapi e Vincent Paronnaud




L´animazione Persepolis é un´altra espressione di ció che chiamo il "Conservatorismo Ritrovato", beh in una forma più particolare che voglio spiegare.
Si tratta della storia di una dei due registi, Marjane Satrapi, iraniana che visse la rivoluzione in Iran nel 1979. Cresciuta in una famiglia di dissidenti comunisti, Marji, vive da bambina la rivoluzione. I genitori dopo aver capito che il Regime Islamico era molto peggiore della dittatura dello Sháh, la mandano a studiare in Austria dove vive la sua adolescenza turbolenta provando tutto ciò che rappresenta, nelle parole degli estremisti islamici, la decandenza dell´occidente (chi é che parlava della decadenza nel recente passato...? Non vi ricordate?). Incontratasi in una crisi identitaria, capisce che lei é una iraniana e quella é la sua vera identitá e pur non approvando, fa un compormesso con se stessa vestendo il velo islamico e ritorna in Iran dalla sua famiglia. Alla fine, tutta quella ribellione e anticonformismo reazionario dell´adolescienza la riportano a sentirsi ciò che veramente è pur continuando a tentare lottare contro le repressioni del regime islamista. Dopo aver studiato all´universitá, dopo essersi sposata e divorziata, sente che quel paese in quelle condizioni giá non le appartiene e ritorna nel suo "esilio" europeo.
Una frase all´inizio del film mi ha colpito e penso sia la morale principale che ci é trasmessa: quando il regime dello Sciá é abbatutto i genitori di Marji esprimono la loro felicitá e maldicono lo Sciá, solo che Marji al contrario dice: "Beh, in veirtá a me lo Scià piace...", al che tutta la famiglia gli cade addosso...
I dissidenti comunisti accusavano lo Sciá di essere un fascista, un dittatore crudele, intanto lo Sciá modernizzò il paese come nessuno lo avrebbe potuto fare. Così i propri laici comunisti, o meglio antireligiosi, in un modo paradassale appoggiarono i dissidenti fondamentalisti islamici i quali ebbero la meglio e salirono al potere. Come Marji dice nel film, la polizia dello Scià imprigionò i suoi zii (dissidenti comunisti) ma chi li uccise fu il regime islamico....Ironia della sorte o la solita stupiditá della mente di sinistra? Non sará quello che stá succedendo oggi? Dove la sinistra é pronta ad appoggiare tutti i regimi ed organizzazioni fondamentaliste islamiche, le quali vanno contro ogni principio difeso suppostamente dalla sinistra, ma chiamano al presidente Bush fascista e guerrafondaio, criminale di guerra? Ditemelo voi, quando si sveglierá la mente dell´uomo di sinistra? Quando? C´é bisogno di un´altro Olocausto? Di che c´é bisogno?
Bella animazione da vedere ed aver in casa di questi tempi.

Wednesday, July 23, 2008

Di chi sono queste parole?

"Make the earth tremble as hard as you can. As hard as we can!
No, I am alive! Life is mine!
I will be defeated, I will die!
No, I take back my life! Life is mine!
I am born of distinguished people whose legacy shines on me like the sun.
Keep abreast! Keep abreast!
In your ranks! Hold fast! Into the shining sun!"
La risposta é....un canto dei Maori. Ma guardate il testo. Puó essere la nostra storia: Abbiamo fatto tremare il mondo uscendo dall´Egitto, aprendo il Mar Rosso e ricevendo la profezia collettiva nel Monte Sinai.
Abbiamo conquistato la terra di Canaan e dimostrato che un popolo di schiavi puó vivere e lottare da solo.
Durante la nostra storia hanno tentato molte volte di estirparci definitivamente, abbiamo perso siamo stai massacrati ma...abbiamo riaffermato che la vita é nostra e la vogliamo in dietro!
Siamo nati in un popolo che si é distinto nell´esempio etico e morale.
La nostra tradizione di pensiero e stile di vita brilla su di noi come il sole. Rimaniamo uniti e cosí lottiamo in questo mondo ostile.

Tuesday, July 22, 2008

Juno di Jason Reitman

Già sul Foglio é stato detto abbastanza di questo film, tuttavia voglio dare la mia modesta opinione...Questo é un film bello, bello, bello!!!! Dà sollievo e speranza nel mondo degli artisti! Come sapete io non apprezzo il mondo dell´arte perché gli artisti in generale, musicisti, pittori, registi, attori etc. hanno la lingua lunga e non se la mordono quando i piedi...opss.. scusate volevo dire il cuore li "illumina" con opinioni ed idee su aspetti della società e della politica.
Finalmente, in un mondo di registi che ci propinano film a difesa di adulterio, unioni omosessuali, aborto e tutto ciò che entra nel "faccio-ciò-che-cazzo-mi-pare-quando-mi-pare-e-non-mi-importano-le-conseguenze", una luce brilla....é Juno. Un film che ci presenta un tema attuale affrontato in forma alternativa....beh...alternativa al giorno d´oggi dove l´aborto sarebbe la prima opzione.
E così é, nel film dove una adolescente mezza "Punk" rimane ingenuamente incinta di un altro altrettanto ingenuo adolescente, ma quando arriva alla clinica per abortire c´é qualcosa che scatta e la fa scappare a gambe levate!
É a partire da qui che Juno sceglie non uccidere il piccolo che porta in grembo per darlo ad un altra famiglia che vuole e puó tenerlo.
E questa é la soluzione che vorremmo implementare assieme a combattere duramente contro l´aborto come "anticoncezionale".
Signor Reitan bravo! Vale la pena vedere questo film profondo per il suo messaggio sociale e dolce per la ingenua storia d´amore raccontata.

Friday, July 18, 2008

Neoconservatori, rivalutiamo questa termine.

Ho già sentito varie definizioni per le persone che la pensano come me in politica: liberali realisti, democratici rivoluzionari, democratici radicali, di destra progressista, ma prima e sopratutto Neoconservatori.

La definizione di Neocon oggi é un po scaduta a causa dell´uso dispregiativo fatto dalla sinistra e dalla destra estrema per caratterizzare quei pensatori politici, generalmente miei correligionari, che difendono una politica estera aggressiva. Ma Neoconservatorismo non é solo politica estera e tenterò dire che il pensiero Neoconservatore é "anche" politica estera, all´infuori di molto di più.

In Italia sarebbe piú adatto usare un termine parallelo a Neoconservatore, che é un termine nato nella realtà semantica della politica Statunitense differente da quella italiana. Forse il termine da usare é Neo-Destrorso (invece di quello usato a volte per definire Pera e Ferrara, e cioè "cristianista" che é un po riduttivo) : "Neo" ossia "nuovo" perché caratterizza persone che non sono originarie di un pensiero di destra, al contrario, molte volte sono ex militanti di estrema sinistra o ex comunisti trozkisti; "Destrorso" (o "conservatore", l´equivalente del vocabolario politico anglosassone) perché caratterizza un pensiero in generale associabile alla destra, anche se portante molte innovazioni e esportazioni dal pensiero di sinistra al quale i principali ideologhi hanno fatto parte.

Perché il Neoconservatore é tale? Cosa lo ha portato a lasciare la sinistra? Perché si é disilluso con l´ideologia della sinistra, direi con la forma di applicare tale ideologia più che con l´anima della sinistra.

Si é disilluso con il desiderio di rivoluzione della sinistra, con la voglia di cambiare tutto e subito, e si é disilluso perché ha visto con i suoi occhi che non funziona e peggio ancora crea reazioni indesiderate.

Si é disilluso con il fervente laicismo antireligioso della sinistra, perché, anche se il suo processo spirituale può non necessariamente portarlo a essere una persona religiosa (tra i neocon ci sono laici e religiosi che comunque mantengono la propria religiosità nella sfera individuale), é convinto che i valori religiosi, in particolare quelli Biblici, abbiano una funzione fondamentale di coesione sociale.

Si é disilluso con lo statalismo ostentato perché ha visto con i suoi occhi che lo stato, da istituzione che dovrebbe fare gli interessi del popolo, trasforma il popolo in suo servo.

Si é disilluso con il desiderio di uguaglianza, perché si é accorto che l´uomo per natura é un essere molto complesso e difficile da omologare; perché si é accorto che ciò che ci fa progredire sono le differenze le peculiarità di ognuno; perché tra gli uomini ci sono sempre individui negativi che si approfitteranno di questo.

Si é disilluso con il pacifismo, perché ha visto che il pacifismo unilaterale non funziona e apre strade ai violenti che vogliono sopraffarci; perché, nonostante non sia manicheista, si é accorto finalmente che l´uomo ha il libero arbitrio e può scegliere di fare il bene o il male; perché ha capito che ci sono evidenti prove nella natura dell´universo, del senso di giusto e sbagliato; in fine, perché la sinistra si é estremizzata fino all´oicofobia;


Questo, possiamo dire, é ciò che ha spinto il Neoconservatore a lasciare la sinistra. Ma perché e come ha abbracciato la destra? E ancora, il Neoconservatore/Destrorso può essere associato al pensiero classico di destra?
A questo c´é una risposta rapida ed é il nome di un pensatore del diciottesimo secolo, non molto famoso, almeno ai più, che ha avuto anche lui un processo di migrazione dalla sinistra della mappa politica, se così si poteva chiamare a quel tempo, alla destra, ed é Edmund Burke, il pensatore politico padre di tutti i moderni conservatori in generale e dei Neoconoservatori in particolare. Edmund Burke era un membro del partito Whig, corrispondente alla sinistra di allora, che visse e vide la Rivoluzione Francese. Sulla contestazione delle basi ideologiche della Rivoluzione Francese fondò il suo pensiero che voleva presentare una alternativa a questa.
Ma questa risposta, come dicevo é rapida e non penso sia sufficiente visto che il mondo Neoconservatore é vasto.
In generale i Neoconservatori hanno rivalutato valori tradizionali come il ruolo della religione, la proprietà privata, le differenze, lo Stato Nazione, l´ordine stabilito e cosí via, valori classici della destra. Ma vi hanno apportato ciò che é rimasto della loro ex appartenenza alla sinistra, e cioé, l´aspetto intellettuale come argomentare filosoficamente il proprio punto di vista, la moderazione nel senso di non cadere nella "Tentazione Totalitaria" (Como la chiama un grande pensatore moderno conservatore Roger Scruton) ed infine, ciò che penso sia la causa per la quale si pensi che Neocon voglia dire solo politica estera aggressiva, il "messianismo", ossia il desiderio di migliorare il mondo.

Queste caratteristiche erano prerogativa della sinistra che il Neoconservatorismo ha esportato, per cosí dire, al pensiero di destra, tuttavia su questo ultimo punto penso ci sono da chiarire alcune cose alle quali penso avere un spiegazione: perché buona parte dei Neconservatori sono ebrei? E perché quando erano attivisti di sinistra, molte volte, o meglio, la maggior parte delle volte, erano Trozkisti? Radicato nel pensiero Biblico c´é il concetto di "Luce alle Nazioni del Mondo" che pretende illuminare il mondo con il valori della Torá/Bibbia. Questo é ciò che dà luce al "messianismo permanente" degli ebrei che ancora aspettano, o meglio, si continuano a preparare e continuano a preparare il mondo, per l´avvento dell´era messianica dove tutte le Nazioni riconosceranno e adotteranno i valori biblici (Attenzione! non si convertiranno all´ebraismo, che non é una religione proselitista, ma adotteranno quei valori basici che il D-o Biblico da a tutta l´umanità).

Che cosa vi fa ricordare la mia espressione "Messianismo Permanente"? Beh, chiaro il concetto di "Rivoluzione Permanente" di Trotzky. Ovvio che qui non voglio paragonare il comunismo all´ebraismo, neanche per sogno...Però c´é da ammettere che nella realtà del mondo dopo le ondate di secolarismo dell´Illuminismo, gli ebrei, frustrati, videro nel comunismo un sostituto del messianismo Biblico. Non ho dubbi che Trotzky, di famiglia ebraica (ebreo per davvero! Non come Marx i cui genitori giá avevano smesso di essere ebrei da tempo, tanto che Karl già nacque cristiano) abbia esportato lo spirito messianico nella sua visione del comunismo.

Per concludere, penso che questo spiegherà un pó della visone Neocoservatrice, cosa vuol dire esserlo e perché la pensiamo così. Perché il nostro pensiero rappresenta un´alternativa alla sinistra, più forte della destra classica perché conosce le idee della sinistra da dentro, poiché lo abbiamo vissuto.

Per questo, anche in Italia, rivalutiamo il Neoconservatorismo, diamogli la chance che merita e vederemo, sono sicuro, che sarà la risposta a molte sfide della politica attuale.

Thursday, July 17, 2008

Non vi dimeticheremo mai Ehud e Eldad!





Eldad Regev Z"l






Ehud Godwasser Z"l

Samir Kuntar libero ed i nostri cari soldati arrivano in casse nere chissá in quali condizioni

Chi sono i cattivi? Vi siete soffemati a pensare seriamente a questa domanda? Senza pregiudizi, senza preconcetti? É questo il vostro eroe? É questo il vostro combattente modello?



Thursday, July 3, 2008

Schedatura dei bambini Rom, proposta dell´On. Maroni e reazione di Amos Luzzatto.

L´onorevole Roberto Maroni ha proposto di schedare i bambini Rom per piú facilmente sottrarli agli abusi dei genitori che li forzano all´accattonaggio ed al furto. Proposta per me decente, umana, logica ed efficace, per combattere una realtá che tutti sanno essere difficile, quella dei nomadi.
Come al solito le reazioni della sinistra fanno rumore. Come sapete io non dó credito alcuno a queste espressioni facinorose della sinistra reazionaria sempre, sempre, sempre in mala fede, strumentalizzando tutto per discreditare la politica di destra. Ma ció che mi fa bruciare di rabbia é la reazione di alcuni miei correligionari ed in particolare di Amos Luzzatto. C´é bisogno che qualcuno lo dica e forte che la voce di queste persone di sinistra (che sono anche ebrei, ma prima di tutto di sinistra!) non é la opinione generale ebraica!!! Il Sr. Luzzatto, come ogni buon uomo di sinistra, usa questa proposta dell´On. Maroni per affermare le proprie posizioni di sinistra! É ció che é piú scandaloso in tutto ció é che paragona questo provvedimento con discriminazioni antisemite del passato italiano....Per l´amor di D-o, Sr. Luzzatto! Un pó di onestá intellettuale! Vogliamo paragonare i nomadi con la comunitá ebraica??? Vogliamo paragonare persone che scelgono vivere nella miseria e illegalmente con la nostra comunitá di persone oneste, lavoratrici, che contribuirono, contribuiscono e contribuiranno intellettualmente alla vita italiana? Vogliamo paragonare persone abituate e ripeto abituate al furto e accattonaggio con onesti cittadini, che contribuiscono allo Stato Italiano, con persone che furono patrioti e lottarono per il paese???Ma basta con questa strumentalizzazione per fini politici! Mi fanno proprio schifo!
E una volta per tutte, a chi presenti la voce del Sr.Luzzatto come la voce degli ebrei c´é da dire no! Gli ebrei non la pensano tutti cosí! E il Sr. Luzzatto che dovrebbe, almeno spero, conoscere l´opinione piú ampia degli ebrei dovrebbe aver il pudore di essere imparziale, forse dobrebbe imparare questa qualitá dal Presidente Napolitano che, nonostante sia un veterano della sinistra italiana, sá essere super partes.
Tutto questo senza commentare la proposta di Maroni, che ha, a mio avviso, la funzione di salvaguardare la vita di questi bambini che hanno il diritto di vivere e crescere normalmente e difendere i cittadini italiani dalla delinquenza dei nomadi che non é affatto una novitá.
Spero che la mia voce sia ascoltata e grazie per l´attenzione.




Wednesday, July 2, 2008

Magari la sinistra fosse cosí...

Un vecchio manifesto dell Partito Social Democratico tedesco. Vediamo che il manifesto si esprime contro la Monarchia, contro il Nazismo e contro il Comunismo. Io non sono propriamente un socialdemocratico, almeno nella accezione di sinistra del termine. Nonostante questo ho piú volte dimostrato la mia simpatia per i movimenti Socialdemocratici vertenti al centrodestra di alcuni paesi europei.
Questo manifesto mi ha attirato particolrmente per l´immagine e lo pubblico un pó per dire ai movimenti di sinistra, soprattutto in Italia, che si ispirino di nuovo a questo tipo di socialdemocrazia anticomunista.
Magari la sinistra fosse cosí...



Carl Gershman, Presidente della National Endowment for Democracy

Ieri ho incontrato e dialogato con Carl Gershman e sua moglie in visita a Lisbona per un seminario politico all´Universitá Cattolica.
É stato un incontro importante per me. Abbiamo parlato di diverse cose: degli ebrei in Portogallo e come questi possono partecipare nella vita politica del paese e non solo; abbiamo parlato di politica americana e dei pensatori a cui mi ispiro, Carl Gersham nonostante non si definisca Neocon ma piú un Reganiano, mi sembra, conosce molto bene tutti i piú importanti pensatori Neocon e ci metterá in contatto; abbiamo parlato anche di gruppi di pensiero conservatori qui in Europa e in Portogallo ai quali lui regolarmente partecipa e ai quali mi introdurrá.
Siamo rimasti con una ottima impressione reciproca con la promessa di rimanere in contatto nel futuro.
É stata un incontro che penso dará frutti soprattutto per la mia piccola e principiante attivitá politica, cosa che mi ha reso felice.
Con me c´era anche Nuno Wahnon, membro della mia comunitá e compagno di pensieri politici. Nella sua conversazione con la moglie di Carl Gershman hanno parlato delle future elezioni in America ed un pó con tristezza, dell´apparente successo di Obama, ma la signora Gersham ha detto che continua a sperare nella vittoria di McCain.

Tuesday, July 1, 2008

Un altra volta i grandi Maori!

Che simpatica coincidenza...Qualche settimana fa scrivevo una recesione e mie impressioni sul film "Whale Rider" in cui esprimevo il mio antico rispetto per la tribú dei Maori in Nuova Zelanda...e che cosa incontro in YNET??? Un articolo sull´avvicinamento all´ebraismo ed a Israele di vari membri della comunitá Maori in Auckland! Leggetevi l´articolo e...come vedete i miei istinti non ingannano: quando un popolo ci ispira rispetto, generalmente é perché é vicino a noi...


Maori tribes to reinforce Jewish people?
Dozens of indigenous Polynesian people of New Zealand discover Judaism, study Kabbalah; one even converts to Judaism
Itamar Eichner Published: 06.29.08, 08:02 / Israel Jewish Scene

Is Israel about to welcome new immigrants belonging to New Zealand's indigenous Polynesian people? Israel's Ambassador to Australia and New Zealand Yuval Rotem paid an unusual visit this week to the Maori community, which has recently drawn closer to Judaism and Kabbalah.

The ambassador and the embassy workers were welcomed by the community members in a Maori ceremony, which included dances, greetings in the local language, songs and the traditional "hongi" (greeting guests by pressing noses with them).

The meeting was initiated by the deputy president of Auckland's reform synagogue, a Maori man who converted to Judaism several years ago. His English name is Steve and his Hebrew name is Shimshon.

"I always felt close to Judaism. I believe our forefathers were originally Jewish," Shimshon said.

After the ceremony, the ambassador toured the Maori community institutions, which include a spiritual center, a school, houses and a library. Rotem was surprised to discover that the Maori community is drawing close to Judaism.

The community has a group of some 90 people studying Kabbalah, and every Sunday morning they meet in one of the rooms for a videoconference with the Kabbalah Center in Los Angeles, and study the Bible portion of the week together with the American students.

'We admire Israel and the Jews'

The community leader told the ambassador about the difficulties faced by the Maori tribes in New Zealand, although the community recently gained political power through significant representation in the parliament, and has started fighting for its rights

Today, one of every seven New Zealanders belongs to the Maori community.

"We believe there is a connection between the Maoris and the Jews. We admire Israel and the Jews," explained the president of the Maori community in Auckland, adding that many of the Maoris have taken an interest in Judaism and Kabbalah and want to get closer to Israel.

The Maoris said they wish to launch a communication channel for cooperation between the Maori community and the Israeli Embassy in Australia. Ambassador Rotem said he was very moved by the meeting and was particularly impressed by the Maoris' attitude towards Israel and Judaism.

The Maoris are the indigenous Polynesian people of New Zealand. They came to New Zealand from eastern Polynesia thousands of years ago. The Maori language is a Polynesian language related to the one spoken in Tahiti, Hawaii and other islands east of Samoa in the southern Pacific Ocean. The word "maori" means "normal" in the Maori language.

At the beginning of the 19th century, at the conclusion of their war against the European settlers, there were some 100,000 Maoris. At the end of the 19th century, their number dropped to 40,000. Today the Maori tribes consist of 600,000 people.

Tuesday, June 24, 2008

Paul Potts: Come Dio si burla dei Super Uomini

La storia di Paul Potts é una prova contro la filosofia Nitschiana ed una vittoria del pensiero Biblico.
Paul Potts era un timido, insicuro, senza successo (pure un pó brutto e ciccione) venditore di telfoni cellulari. Un tipico "sfigato" come si diceva in Italia...
Ma Paul Potts ha un dono segreto...ha una voce spettacolare, migliore di qualunque "glamour boy" dongiovanni "figaiolo".
C´era una volta Friederich Nietsche che diceva che gli ebrei nella Bibbia avevano sovvertito il crierio di valutazione dell´ Uomo (uomo con la U maiuscola), o migliore il Super Uomo sessualmente forte, fisicamente dominante e lottatore. Gli ebrei erano un popolo meschino, debole fisicamente ma molto astuto, cosí che, a detta di Nietsche, si inventarono che l´Uomo vero era un uomo intellettuale, diligentemente morale e spiritualmente profondo.
Cosí Nietsche lasció la sua influenza fino ad oggi creando l´idea che l´uomo che vince nella battaglia sociale é l´uomo muscoloso, fisicamente superdotato e "bello".
Il pensiero Bíblico ci espone l´esatto contrario, e noi ebrei abbiamo da sempre seguito questo modello di uomo, l´Uomo Giusto.
Il seguire il modello di Uomo Giusto ci ha fatto favorire l´intelletto al fisico, il coraggio alla forza, la fede alla prepotenza e tutto questo molte volte ci ha attirato la invidia e, consequentemente, l´odio di molti.
Ritornando a Paul Potts...attraverso di lui, vediamo como Dio si burla in continuazione di chi vuole stabilire nel mondo un modello di Uomo, l´uomo animale o super uomo come lo vogliate chiamare, contrario a ció che Lui vuole di noi umani. Paul Potts ne é l´esempio, un umile e timido uomo con un dono che arriva ai cuori del mondo, una voce al pari dei migliori cantanti lirici.
Gustatevi questo video, che forse a molti strapperá lacrime.
Forza Paul!

Thursday, June 19, 2008

Il Film "Whale Rider" ed il Conservatorismo Ritrovato.


Il Film "Whale Rider" é eccezionale! É tanto che non vedevo un film e vi trovavo un messaggio profondo. Io generalmente vedo film per passatempo senza tanto impegno, ma questo mi ha colpito al cuore.
La trama del film dettagliata la potete trovare in Wikipedia o nel relativo sito internet, ma comunque per dirvi qual é stata la mia lettura, vi devo dare un piccolo Background.
La protagonista Paikea é la unica nipote di un capo tribú Maori conservatore e rigorosamente maschilista chaimato Koro. Koro vanta essere della linea familiare del primo antenato del popolo Maori, esattamente Paikea che secondo la leggenda arrivó in Nuova Zelanda cavalcando una balena. Koro aspetta la rinascita di un lider, un messia della linea familiare del primo Paikea che riscatti l´onore del popolo Maori. Aspettava che fosse il primogenito Porourangi, padre della piccola Paikea, che a causa della "bigottaggine" del padre si trasforma in un ribelle che si allontana dalle tradizioni per trasformarsi nel tipico alternativo capellone che fa di mestiere l´artista. Durante il parto, la moglie di Porourangi, che aveva in grembo due gemelli, muore assieme al maschio dei due, rimanendo viva solo la piccola Paikea che prenderá il nome dell´messianico antenato. La storia gira attorno al rigetto da parte del capo Koro della femminilitá di Paikea che avrebbe dovuto nascere maschio ed essere il nuovo lider. Nonostante questo rifiuto, Paikea si dimostra coraggiosa, valida e portarice dei valori tradizionali che suo padre aveva abbandonato. Il nonno Koro continua a rifituare fino al giorno in cui, per caso, Paikea dimostra le sue capacitá salvando un balena bloccata nella sabbia di una spiaggia, sapete come? Cavalcandola! Proprio come fece l´omonimo personaggio della leggenda che il nonno Koro tanto venerava. Il filme finisce con tutti i ragazzi Maori, anche gli sabndati ed anche l´emigrato padre di Paikea, Porourangi, vestiti in abiti tradizionali che remano assime in in una canoa tipica Maori al ritmo dei canti tribali di Paikea abbracciata ed accettata finalmente dal nonno Koro.
Che cosa ci vedo io di tanto speciale vi chiederete? Beh ve lo dico subito: il vecchio e bigotto conservatorismo, quello senza intelletto, quello del "perche si" senza risposte, rappresentato dal nonno Koro, fa vittime, distrugge la bellezza dei valori tradizionali e come effetto ha la rebellione, il "capellonismo" l´anti-tradizionalismo, il progressismo (o "cheguevarismo" o "sinistrismo") distruttivo e reazionario, rappresentato da Porourangi padre di Paikea e dai vari giovani Maori sbandati e fannulloni.
Paikea é la profeta del Conservatorismo Ritrovato. Paikea é libera, sceglie le tradizioni perché in esse vede ció che é giusto, capisce che senza conoscere il passato non esisterá futuro e che la tradizione ha un senso ed una bellezza che si vede solo quando questa non é forzata su di noi. Questa piccola profeta fará rinascere lo spirito della tradizione anche in coloro che scelesero la ribellione invece di capire da soli e liberamente perché ció che é conosciuto e provato é piú intelligente, piú "intellettuale" di ció che é nuovo e non sperimentato.
E cosí riporta al suo popolo speranza, che non é data né dall´assoluto conservatorismo che rifiuta tutto ció che é nuovo né dal progressismo che rifiuta tutto ció che é tradizione, ma da lei, da una piccola profeta Burkiana di questa favola moderna che ha un lieto fine dove é la tradizione che costruisce il vero progresso, la vera evoluzione.
Questo é ció che mi ha toccato il cuore in questo film, forse il regista non intendeva esprimere tutto ció...tuttavia questo é il messaggio che a me é arrivato.
Vedetevelo!

Il Cuore a Destra di Maurizio Gasparri

Il libro di Gasparri non fará sicuramente storia, tutt´al piu si puó definire un libro di protesta. Tuttavia é un libro consigliabile e di facile, lettura quindi si addice al lettore non impegnato che vuole avere una conoscenza dei punti chiave sui cui si muove la Nuova Destra italiana.
Come dicevo, Gasparri qui ci fa un resoconto dei punti fondamentali nei quali la Destra italiana differisce dalla sinistra e lo fa in modo conciso e pratico.
Aprezzo Gasparri politico e penso che sia una valida alternativa ai suicidi oicofobici di sinistra e certamente usa la forma giusta per affrontarli che é l´attacco. Con la sinistra qualsiasia risposta darai sarai sempre il perdente (perche loro sono completamente e sempre in mala fede!) per tanto l´arma non é la reazione, non é il contrattacco, ma l´attacco preventivo, e mi pare che Mauruzio Gasparri lo faccia bene.
Bella anche l´appendice che ci offre il programma dell´ancora non nato partito unico di centrodestra, steso dalla Fondazione Liberal, eccezionale think tank italiano.
Beh come sapete io difficilmente leggo brutti libri...poi quelli della Rubbettino mi piacciono tutti...

Tuesday, June 3, 2008

"La Destra e gli Ebrei" di Gianni Scipione Rossi. Imperdibile!


Questo libro é un "Must" per lo meno in casa di un ebreo. Penso che questa opera rimanga un´opera storica per gli interessati del tema Destra/Ebrei. L´autore, studioso ed uomo di destra, ci da una visione impeccabilmente oggettiva della turbolenta relazione della Destra Italiana con gli ebrei e viceversa. Con una raccolta di citazioni originali, l´autore ci mostra come non sia esattamente ovvio né che la Destra Italiana sia necessariamente antisemita nè il contrario. Ossia vediamo che dalla nascita del fascismo, non ci fu mai una linea unica di pensiero riguardo al tema ebrei e sionismo. La destra italiana del dopo fascismo nasce con basi di "sinistra"(Non dimentichino che Mussolini era un attivista socialista), é rivoluzionaria, anticapitalista, antioccidentale, e questo fu ciò che a mio avviso la portò all´antisemitismo prima ed all´antisionismo (che in tutti i modi era giudeofobia camuffata) dopo. La destra post fascista ha frange Marxiste nel senso che vedono nell´ebreo la borghesia, cosí come Evoliane nel razzismo spirituale, cioè vede nel "carattere ebreo" uno spirito inferiore, come in Marx lo stereotipo dello sfruttatore capitalista (Voglio farvi notare che per me esiste un grande somiglianza tra le teorie de "La questione ebraica" di Marx ed il razzismo spirituale di Julius Evola) . Tuttavia, al suo interno é sempre in movimento ed anche questi punti non sono mai chiari e fissi. Gianni S. Rossi ci fa notare tutto questo con una onestà meritevole di lode. Non ha paura di dire la verità sia questa comoda o incomoda, e questa è la caratteristica che mi fa apprezzare quest´opera. In "Gli Ebrei e la Destra" vediamo che già nel MSI varie figure di spicco hanno ripudiato il razzismo delle leggi del ´38, si sono scherate con Israele (Senz´altro Almirante e Michelini, ma anche Caradonna) ma allo stesso tempo capiamo che la svolta di Fiuggi di Alleanza Nazionale non è stato esattamente un processo automatico e, sopratutto, é stato un momento indispensabile per la "Casherizzazione" della Destra Italiana. Dal ´95 ad adesso il processo di normalizzazione, di rientro nei canoni della Destra Conservatrice Democratica, continua e forse oggi si può quasi dire di essere vicino al completamento, tuttavia qualche "ma" ancora c´è e staremo a vedere, il tempo ce lo dirà. Un ottimo al libro di Gianni S. Rossi con la speranza che il tema da lui trattato abbia un lieto fine. Buona Lettura.

Una strada ad Almirante. Dubbi e controversie, Gianni Alemanno sensibile


Si vuole dedicare una strada a Roma allo storico leader del MSI, Giorgio Almirante. Naturalmente, o no, la cosa apre polemiche per il passato fascista e razzista di Almirante. Alemanno, che mi stá sempre più convincendo, é stato molto sensibile ed ha pronunciato le seguenti parole:

"28 maggio 2008 - Almirante "è sempre stato un amico di Israele, schierato politicamente a fianco di Israele, e una persona che ha sempre combattuto in tutti i modi, dentro e fuori il partito, l'antisemitismo e il razzismo. È stata una persona che ha avuto il coraggio di ripudiare esplicitamente quello che aveva scritto sulla rivista ‘La difesa della razza', dove hanno scritto altri personaggi" che non hanno fatto lo stesso. Lo ha detto il sindaco di Roma Gianni Alemanno, partecipando a una cerimonia per ricordare il leader del Msi. Almirante, ha concluso il sindaco di Roma, ha avuto "l'orgoglio e la franchezza di ripudiare quelle frasi e dire con chiarezza che era stato un errore storico e una nefandezza. Lui l'ha fatto, altri schierati nell'antifascismo non hanno avuto il coraggio di farlo".
Parole vere, e chi ne ha dubbi deve leggere l´eccezionale "La destra e gli Ebrei" di Gianni Scipione Rossi, un documento assolutamente oggettivo che fa luce sulla turbolenta relazione tra questi e pure sulla "conversione" di Almirante che rimane il vero iniziatore della politica filo-israeliana della Destra italiana, che vi stia simpatico o no! É vero che all´interno del MSI non si é mai avuta un linea fissa ed unica al riguardo e, come commenteró prossimamente al libro di Gianni S. Rossi, la svolta di Fiuggi fú fondamentale, o meglio indispensabile affinché gli ebrei si avvicinassero alla destra italiana. Ma é anche vero che Almirante, nonostante facente parte della "sinistra" della destra italiana (ed io non ho nessuna simpatia per le sinistre, siano di destra o di sinistra!!!) e quindi in principio anticapitalista, antioccidentale e terzaforzista, ripudió le posizioni razziste de "La difesa della Razza", e quelle antisemite Evoliane e poi antisioniste e filoarabe della "sinistra" Missina (posizioni che purtroppo non sono state ripudiate da tutti i missini...). Per tanto, pane al pane vino al vino, dobbiamo dire la veritá e accettare che ci sono documenti storici della "conversione" di Almirante e tutti sanno dell´appoggio allo stato di Israele, dalla Guerra dei sei giorni e del Kipur, appoggio che fu apprezzato da Rav Toaff ma che non fu apprezzato sufficentemente da tutta la comunitá, a mio avviso.
Qualche sentimentalone dirá che sono tutto scemo, ma penso che proprio noi ebrei dobbiamo essere pragmatici e cercare di seguir la Veritá, perché se dovessimo giudicare le persone sul proprio eventual passato giudeofobico, bhe, allora pochi non ebrei si salverebbero...Quindi giudichiamo secondo ciò che le persone dichiarano, ed io, forse perchè vengo da una tradizione umanista di sinistra (sic!), che tendo a credere in ciò che le persone affermano, nel bene e nel male...(come una famosa espressione di Bibi Netanyau: "Quando qualcuno dice che ti vuole uccidere, credigli!") Per questo mi allineo oggi a destra, nel bene, e propugno una lotta spietata all´islamofascismo, nel male.
Alemanno continui cosí! Spero che legga questa opinione di un ebreo che non si conforma. Sulla strada ad Almirante, io non ho nessun problema, quando invece mi da piú fastidio che ci sia un viale a nome dello Stalinista Palmiro Togliatti.

Thursday, May 8, 2008

Il nuovo Sindaco di Roma Gianni Alemanno partecipa ai festeggiamenti ed al servizio religioso di Yom HaAtsmaut al Tempio Grande

Ecco un altro mito distrutto. Sono proprio felice che Gianni Alemanno sia stato eletto sindaco di Roma e appoggio pienamente la sua visione dura nel sociale. A parte la fotografia con il presidente della Comunitá Ebraica di Roma, Riccardo Pacifici, agginugo due piccoli testi sulla partecipazione di Alemanno alla cerimonia del sessantesimo anniversario della nascita dello Stato di Israele. Forza Gianni Alemanno! E speriamo che continui la buona relazione con la comunitá ebraica e con Israele! E mi raccomando si forte sul tema del Gay Pride che solo tu lo puoi evitare, cosi come nella lotta alla prostituzione ed al problema dei nomadi! Insomma dacci una Roma pulita, fisicamente e moralmente!

ISRAELE, ALEMANNO: "COMUNITÀ EBRAICA ESEMPIO PER LA CITTÀ"
07 Maggio 2008 - "Continuate a stare a testa alta perche' siete un esempio per la nostra citta'. Senza la comunita' ebraica questa citta' sarebbe più povera". Lo ha detto il sindaco Gianni Alemanno, dal palco montato al ghetto alle spalle della Sinagoga per la festa in occasione del sessantesimo anniversario dello Stato d'Israele. "Questa città e' vicina all'ambasciatore e alla comunita' ebraica", ha detto Alemanno elencando tre motivi per cui e' importante: "Il primo e' di ordine storico poiche' chiunque crede nella democrazia non puo' non essere ammirato dalle vicende di questo Stato", il secondo nasce dal fatto che "questo Stato ha reso chiaro all'occidente le minacce del terrorismo e del fondamentalismo", e infine perche' Israele "e' un faro di riferimento per il Mediterraneo che deve essere mare di incontro tra culture". Alemanno si e' poi unito all'appello del presidente della Provincia, Nicola Zingaretti e del presidente della Regione Marrazzo per "l'immediata liberazione dei tre soldati israeliani prigionieri".

CAMPIDOGLIO, ISSATA IN PIAZZA LA BANDIERA D'ISRAELE
07 Maggio 2008 - In occasione delle celebrazioni per il sessantesimo anniversario dello Stato di Israele, il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, ha partecipato alla cerimonia dell'alzabandiera del vessillo di Israele nella piazza del Campidoglio. Insieme ad Alemanno, hanno presenziato alla celebrazione l'ambasciatore di Israele, Gideon Meir con la moglie, e il presidente della Comunità ebraica di Roma, Riccardo Pacifici. "Un significato storico molto importante - ha detto il sindaco commentando la cerimonia - credo che sia la prima volta che la bandiera israeliana svetta sul Campidoglio. Prima - ha proseguito - affacciandoci dal balcone del sindaco, abbiamo guardato l'arco di Tito con l'ambasciatore e la sua consorte, e abbiamo fatto un parallelo storico tra l'arco di Tito che rappresento', in qualche modo, la distruzione dello stato di Israele, il festeggiamento che fu fatto nella fondazione dello stato di Israele 60 anni fa, quando per la prima volta fu permesso agli israeliani di recarsi sotto l'arco da parte degli stessi rabbini, perché era stato ricostruito lo stato di Israele, e il fatto che oggi la bandiera sventola sul Campidoglio". "E' una specie di arco storico - ha concluso - di una grande epopea del popolo di Israele". La bandiera di Israele restera' issata sulla piazza Campidoglio per tutta la giornata di domani.

Yom HaAtsmaut תשס''ח Sessenta anos do Estado de Israel

A semana passada celebramos Yom HaShoa para lembrarmo-nos porquê Israel existe e deve existir.
Durante quase 2000 anos os judeus foram um povo sem direitos, sem poder, sem um metro deste grande planeta que podíamos chamar “casa”.
Nos faz tremer pensar das palavras que a nossa história acrescentou ao vocabulário da humanidade: Gueto, Pogorm, Marrano, Inquisição, Expulsão, e mais terrível de todas, Holocausto.
Mas há na história, um capítulo ainda mais incrível nos anais do espírito humano do que isto: apenas três anos após estar olho a olho com o Anjo da Morte, o Povo Judeu disse: LO AMUT KI EHHEYÉ: não morrerei, mas viverei!
E assim o Estado de Israel nasceu como testamento de vida, mas não só, também de paz.
Há 60 anos hoje, David Ben Gurion fez aquele chamado parte da Declaração de Independência de Israel. Estas foram as suas palavras: “Estendemos as mãos a todos os países limítrofes e seus povos, oferecendo paz e boas relações de vizinhado, e nos apelamos a eles para estabelecer ligações de cooperação e ajuda mutua com o povo judeu soberano”.
Aquele chamado de paz nunca acabou. E ainda continua sem resposta.
Eu não sei se cada um de nós percebe completamente o que Israel tem ido sofrendo.
O que é que podemos dizer aos nossos parentes que lá vivem quando cada vez que um caro sai a comprar algo no supermercado ou quando tem que tomar um autocarro, tremam de medo?
O que é que dizemos aos nosso jovens que têm que participar ao funerais de seus colegas com os quais estudavam na mesma Yeshivá?
E porquê estes atentados forma cumpridos? Assim que os palestinianos possam ter um estado?
Podiam tê-lo tido em Taba. Podiam tê-lo tido em Camp David. Podiam tê-lo tido em 1967 depois da Guerra dos Seis Dias, quando Israel ofereceu devolver os territórios em troca de paz e a Liga Árabe estabeleceu três pontos: não à paz, não á negociação, não ao reconhecimento. Podiam ter tido um Estado de Palestina logo em 1948, só não atacando Israel. Podiam tê-lo tido em 1947 quando as Nações Unidas votaram pela partição. Podiam tê-lo tido em todas as Cartas Brancas e Verdes e comissões dos últimos decénios. Tudo aquilo que tinham que fazer era reconhecer o direito de Existência e de paz do Estado de Israel, e talvez hoje eles também estariam a celebrar o Dia da Independência deles.
E quando as pessoas perguntam o que é que é preciso para que haja paz em Israel, a resposta é, só uma palavra: que os dirigentes dos Estados árabes em geral e dos Palestinianos em particular, digam BASTA, aos terrorista de vario género.
Mas sendo que eles não tiveram a coragem, ou a vontade, de dizer aquela palavra, levaram o povo Palestiniano ao desastre: E ISTO É IMPERDOAVEL. E é imperdoável também a presença dos Naturei Karta na infame conferencia no Irão.
E são imperdoáveis todas as protestas e manifestações dos vários grupos parlamentares e extra-parlamentares da esquerda europeia e mundial contra o Estado de Israel.
Mas onde é que estavam as verdadeiras protestas?
Onde estavam as protesta quando os Palestinianos rompiam cada acordo tomado em Oslo?
Onde estavam as protestas aos milhões de dólares que os Palestinianos gastavam em armas ao invés de construir um futuro para seu povo?
Onde estavam as protestas quando lugares de culto eram usados para refugiar assassinos?
Onde estavam as protestas quando se usavam crianças para cobrir franco-atiradores?
Onde estavam as protestas às aulas de Geografia nas escolas palestinianas, financiadas pela União Europeia, onde nos mapas não aparece o estado de Israel?
E onde estavam as protestas ao mais malvado e cínico acto de todos os elencados, ou seja ensinar jovens e impressionáveis pessoas que ganharão seu lugar no Paraíso, massacrando outras pessoas indefesas e inocentes? Onde estavam as protestas?
O silêncio a estas perguntas é ensurdecedor. E um dia no futuro os historiadores perguntarão porquê as associações de direitos humanos e os Media, chagaram á conclusão que os palestinianos têm o direito a assassinar, mas os Israelitas têm só o direito a morrer. Que quando os Palestinianos cometem terror é tolerável e compreensível, mas quando Israel se defende – a mais básicas das responsabilidades dum Estado, a segurança dos cidadãos – aquilo é chamado agressão.
O Israel que se vê nas notícias não é o Israel que eu e vocês conhecemos e amamos. Portanto neste aniversário de Israel mandamos uma mensagem aos nossos irmãos cidadãos israelitas: estamos horrorizados por aquilo que sofreram, mas também somos orgulhosos daquilo que alcançaram:
Tomaram uma terra deserta e fizeram-na florescer de novo; resgataram comunidades judaicas ameaçadas em todo o mundo e fizeram-nas sentir-se seguras de novo; tomaram uma antiga língua em desuso e fizeram-na falar de novo; tomaram um povo aflito e fizeram-no viver de novo.
E há-de chegar um dia, quando os Estados vizinhos pararão de se destruir tentando de vos destruir, no qual sereis uma bênção para eles como para todos o mundo.
HaShem Oz leAmo iten, Que D-us dê força ao seu povo;
HaShem Ievarach et amo baShalom, Que D-us possa garantir para o Seu povo, aquilo pelo qual rezam, pedem e lutam cada dia, Paz rapidamente nos nossos dias Amen.
Inspirado à palavra do Grão Rabino Professor Jonathan Sacks Shlit´´a

Thursday, May 1, 2008

Un´Italia Civile intervista a Gianfranco Fini di Marcello Staglieno


Un libro che ho praticamente mangiato, anche per l´interesse personale nel tema trattato. Questa intervista a Fini si può un pò definire come il manifesto della nuova Destra italiana, e specifico Italiana perché nel resto dell´occidente è una Destra che già esisteva. La intervista é del 1999 quattro anni dopo la svolta di Fiuggi di Alleanza Nazionale. É un sollievo per quelli come me leggere questa intervista/libro, per gli italiani ebrei, che forse pensavano Destra già da tempo, che per giuste cause storiche si rifiutavano di "uscire dall´armadio", oggi grazie a Gianfranco Fini hanno finalmente dove posizionarsi nella politica italiana. Fini ci disegna una Destra vera, democratica, antifascista ed antirazzista, una Destra che guarda al conservatorismo anglosassone, una Destra che si ricorda di Ronald Reagan e di Margaret Thatcher. Ma una Destra che non si dimentica di essere italiana e sensibile alle peculiarità del nostro paese. Un Destra insomma nella quale, come sempre ripeto, chi come me crede nel liberalismo economico, conservatorismo sociale e federalismo si può completamente identificare. Un ritorno alle radici del conservatorismo, della Destra storica, si, perché essere di Destra esisteva anche prima dell´esistenza del Fascismo, che a mio parere sia più un fenomeno nato dalla sinistra. A proposito, l´appendice sulla storia della Destra di Marcello Staglieno è spettacolare, vale veramente la pena, soprattutto i venti punti fondamentali su cui si fonda il pensiero di Destra. Che aggiungere alle mie brevi rassegne? Un libro importante per chi è interessato, e per giovani neoconservatori italiani ebrei come me quasi imperdibile! P.S.: debbo proprio dire, a posteriori, che se non fosse stato per Fini, forse non avrei votato PdL....ma adesso già simpatizzo anche per Berlusconi, bhe, non me lo potete negare, Silvio è stato per noi un trampolino di lancio e non possiamo dimenticarlo!. Shalom e Kol Tuv!

Tuesday, April 29, 2008

Antisemitismo a Sinistra di Gadi Voghera Luzzatto


Attraverso il commento a questo libro, voglio tentare capire l´autore.

Gadi Luzzatto Voghera é un uomo di sinistra... che per caso é anche ebreo. L´ebraismo per Voghera deve rappresentare qualcosa di sentimentale, qualcosa che va oltre il suo "ratio" di uomo di sinistra, perchè altrimenti, probabilmente, non lo avrebbe portato alla frustrazione che fece nascere questo libro. La sinistra non é antisemita, la sinistra é giudeofobica ontologicamente; quindi chi si identifica con l´ebraismo e con la sinistra o non sa che cosa é l´uno e cosa é l´altro o sta vivendo in un profondo controsenso (o non si identifica con l´ebraismo, che penso sia il caso). Quindi la soluzione al quesito é ritenenre che Voghera si sia confuso tra Avraham Avinu e Rosseau, tra Moshe Rabbenu e Marx, tra Rabi Iohanan Ben Zaccai e Lenin, tra Rambam e Gramsci e tra Rav Soloveitchik e Berlinguer. (E cosi via...)

Gadi lassa perde... Só che é difficile, só che c´é sempre qualcosa dentro che ti fa incazzare quando D´Alema va a braccetto con i Hizballá, o quando Diliberto inveisce contro Israele...la soluzione é lasciare da parte´i vari D´Alema e Diliberto......BehatzlaHá Gadi con la tua guerra interna, ma non ci pubblicare altre perle come questa, grazie!

Thursday, April 24, 2008

Qual´è stata la vera vittoria delle elezioni in Italia?


Questa è un domanda fondamentale. Ho già espresso la mia soddisfazione per la vittoria del Popolo delle Libertà, ma di cosa é che dobbiamo veramente gioire noi ebrei, italiani ed europei?
Della grande sconfitta della sinistra radicale! Finalmente dopo 60 anni in Italia é stato eliminato il post-comunismo illiberale, filo-islamofascista, antioccidentale e giudeofobo. Finalmente la ragione ha prevalso e gli italiani hanno scelto la giusta via della modernizzazione, in direzione di una liberal-democrazia vera e bipolare, occidentale insomma. L´Europa stá facendo passi avanti: con Sarkozy in Francia, la Merkel in Germania, Brown in Inghilterra e Berlusconi in Italia ci dirigiamo verso un modernizzazione irreversibile dove non hanno più spazio i vari nostalgici reazionari "rifondaioli", comunisti o fascisti che siano. Ci resta solamente la penisola iberica dove ancora la Sinistra socialista é molto forte con Zapatero in Spagna e Socrates in Portogallo, e dove la Destra è troppo debole ed ancora arretrata rispetto alle svolte della Destra centro-Europea....ma arriveremo anche là.
Non mi resta che dire Forza Destra!
Un "In Bocca Al Lupo" anche per il Partito Democratico di Veltroni, l´unica persona moderata di sinistra, e che, meglio tardi che mai, ha dato una svolta alla sinistra Italiana. Con il PD stiamo avanzando verso un bipolarismo puro e che spero che resti coisì, bhe Walter io non ti voteró mai, ma in ogni modo buona fortuna!

La Trilogia della Fallaci





Un po in ritardo, ma volevo dire la mia sulla trilogia di Oriana Fallaci. Libri importanti questi che hanno avuto un po la funzione Socratica di distruggere per poi ricostruire. In ogni modo per la forma con cui la Fallaci qui scrive debbo distanziarmi da parte del contenuto della trilogia. Sul tema Islamico ho la stessa posizione di Magdi Allam, che a sua volta giustamente criticò la Fallaci, ossia che sono gli atti e non la religione a dover essere condannati, pur ammettendo che l´Islam moderato è estremamente esiguo rispetto alla stragrande maggioranza di fondamentalisti Islamofascisti. Ma soprattutto ciò che mi spaventa dell´opera della Fallaci sono le frecciate alla religione ebraica che vengono a propos del discorso sull´Islamismo, vedi la condanna alla macellazione SheHitá, la denigrazione dell´episodio Biblico del Sacrifico di Isacco, completamente malinterpretato per chi, come la Fallaci, non è una persona di fede e non sa che cosa vuol dire aver D-o in cima alla scala di valori.

Comunque, una trilogia che doveva essere scritta per far un po’ svegliare i “belli addormentati nel bosco del Politically Correct”, ma che forse, a mio modesto avviso, doveva essere scritto da un politico e non da una artista. Buona lettura ed attenti a non cadere nella rete degli artisti che fanno politica, ossia la fanno con lo stomaco e non con la testa. Shalom


Tuesday, March 25, 2008

Winston Churchill


Un omaggio alla memoria del, si, si può dire, il primo Neo-Conservatore della storia, il Grande Winston Churchill, l´uomo che cambiò il Mondo. Un omaggio questo che noi ebrei non dovremmo dimenticare in questo momento della storia. Winston dove sei? C´è bisogno di un altro Churchill che sappia leggere la storia ed i fatti e contrapporsi all´ Hitler del XXI secolo, Mahmud Ahmedinejad...

Wednesday, March 19, 2008

Angela Merkel in Israele: Reazioni idiote da parte di vari membri della Knesset

Angela Merkel, Cancelliere della Germania, e apertamente la più grande sostenitrice di Israele in Europa ha visitato Martedì scorso Israele, visita di appoggio morale e politico alle difficoltà che Israele stà passando negli ultimi tempi a causa degli attacchi terroristici palestinesi. La Merkel ha visitato Iad VaShem esprimendo il suo disprezzo e vergogna per ciò che ha causato la Germania Nazista ed ha dichiarato apertamente che la Germania sotto il suo comando appoggerà Israele da ogni minaccia e soprattutto dall´Iran. Visita che, direi io, dovrebbe essere applaudita e ringraziata, bisognosi come siamo oggi di amici. Invece alcuni "pendejos" membri della Knesset cosa hanno fatto? Si sono rifiutati di ascoltare il discorso di appoggio proferito in tedesco dalla Merkel dicendo che non avrebbero permesso che si parli tedesco, lingua dei Nazisti, nel Parlamento Israeliano. C´erano tra questi, membri della destra e della sinistra. Il fatto che io mi schieri a destra non mi vieta di fare in questo caso una violenta critica degli idioti di destra che hanno proferito tali baggianate nella knesset! Signori, la politica si fà con la testa e non con i piedi! O meglio non con i sentimenti! Già uscì da Manhigut Yehudit di Feiglin, che sostenni fortemente nel recente passato, quando questi affermò che tra le priorità di un eventuale Likud da lui diretto, ci sarebbe stata eliminare i rapporti diplomatici Israeliani, e quindi i consolati e ambasciate, con la Germania. A che livello di idiozia siamo arrivati?!? Allora non dovremmo avere rapporti diplomatici con la Grecia, perché gli antichi greci furono nemici sanguinari degli ebrei, e con l´Italia perché gli antichi romani distrussero il Beit HaMikdash e ci massacrarono, etc. e così via una lista di vecchi nemici!
Abbiamo bisogno di amici e quei pochi che si dimostrano tali ce li dovremmo tenere stretti, soprattutto di questi tempi!
Un appello ai politici Israeliani: tornate al tradizionale pragmatismo e razionalismo tanto caro alla nostra tradizione, fate la politica con la testa!
Concludo con la reazione del deputato del partito dei pensionati, GIL, Moshe Sharoni, lui stesso sopravvivente di un campo di sterminio nazista: "It was not the language that destroyed us, but rather the people in command who change everything," . "When our president travels abroad he also speaks Hebrew. We cannot forbid them from speaking their language. I mean, the British also caused us trouble, would we forbid them to speak English?"

Thursday, February 28, 2008

La risposta del Vaticano. I cattolici stanno diventando ragionevoli, e noi Ebrei che facciamo?

Come avevo già scritto una reazione in Portoghese, non vedo quale base logica o Halachica ebbe il Rabbinato Italiano per scandalizzarsi tanto della preghiera cattolica de Venerdì Santo. Ribadisco come qui di seguito conferma il Cardinal Kasper portavoce de vaticano, la tolleranza ed il lavoro in congiunto può essere fatto solamente accettando le reciproche differenze: Noi ebrei crediamo in un monoteismo assoluto che non lascia spazio alla trinità ed a parte questa differenza fondamentale non crediamo in Gesú come Messia, né come profeta né gli diamo qualsiasi importanza. Dal lato dei cattolici, loro credono nella trinità ed in Gesù Messia e sperano (giustamente conforme alla loro fede) che un giorno anche gli ebrei lo accettino. Partendo dalla coscienza in queste profonde differenze e dal rispetto per le stesse può esistere il dialogo e forse anche una alleanza per implementare ed influenzare la società all accettazione di valori a noi comuni.
Spero che il tema si stia chiarendo sempre più e spero che presto tutti, parlo per noi ebrei, lascino da parte i facili sentimentalismi e le reazioni irrazionali, per il pragmatismo tipico della nostra cultura. Ricordatevi l´onestà del più grande pensatore ebreo di tutti i tempi, Maimonide, che anche se a livello teologico considerasse la fede trinitaria come idolatria ed a livello morale considerasse l´Islam una aberrazione, seppe essere uomo compromesso alla verità, stabilendo nel Mishne Torá che Cristiani e Mussulmani hanno il grandissimo merito di diffondere il Canone ed i Valori Biblici nel mondo, e che nella visione generale di Tikkun Olam, Redenzione dell´Universo, hanno contribuito a sviluppi enormi.
Kol Tuv

Il cardinale Kasper sulla modifica del Papa alla Preghiera per gli Ebrei: per un vero dialogo è necessario il rispetto delle reciproche diversità religiose

Sta suscitando numerose reazioni la modifica della Preghiera per gli Ebrei nella Liturgia del Venerdì Santo, voluta da Benedetto XVI in sostituzione del testo contenuto nel Missale Romanum pubblicato nel 1962 dal Beato Giovanni XXIII. Uno dei passaggi della preghiera, accolta con sfavore da parte ebraica, riguarda il raggiungimento della salvezza da parte di Israele, una salvezza che passa attraverso il riconoscimento di Gesù Cristo come Salvatore di tutti gli uomini. Per un chiarimento a tale riguardo, Giovanni Peduto si è rivolto al cardinale Walter Kasper, presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’unità dei cristiani nonché - in seno allo stesso dicastero - presidente dell’apposita Commissione per i rapporti religiosi con l’ebraismo:

R. - La storia con gli Ebrei è complessa e difficile e perciò ci sono sempre sensibilità particolari. La preghiera che esisteva nel rito straordinario era un po’ offensiva, perché parlava della cecità. Il Santo Padre ha voluto togliere questo punto, ma ha voluto anche sottolineare la differenza specifica che esiste tra noi e l’ebraismo. In comune abbiamo molto: Abramo, i Padri, i Patriarchi, Mosé... anche Gesù era un ebreo, anche sua Madre, Maria, era una donna ebrea.

Abbiamo molto in comune, tuttavia c’è una differenza specifica: Gesù è il Cristo, vuol dire il Messia, il Figlio di Dio, e questa differenza non si può nascondere. Il Santo Padre ha voluto dire: sì, Gesù Cristo è il Salvatore di tutti gli uomini, anche degli Ebrei. Questo dice nella sua preghiera. E il Patto, l’Alleanza con il Popolo d’Israele è tuttora valida, perché Gesù Cristo l’ha convalidata attraverso la sua morte.

Ma se questa preghiera, ora, parla della conversione degli ebrei, ciò non vuol dire che noi abbiamo l’intenzione di fare “missione”: infatti, il Papa cita la Lettera di San Paolo Apostolo ai Romani, al capitolo 11, dove Paolo dice che “noi speriamo che, quando la plenitudine dei gentili è entrata nella Chiesa, anche l’intero Israele si salverà”, e questa è una speranza escatologica. Non significa che noi adesso faremo missione: noi dobbiamo dare testimonianza della nostra fede, questo è chiaro. Ma io direi questo: in passato, spesso il linguaggio era di disprezzo, come ha detto Jules Isaac, un ebreo famoso. Ora esiste un rispetto nella diversità. Dobbiamo rispettare a vicenda la diversità che esiste fra noi. Ma ora c’è rispetto, non più disprezzo.

D. - Eminenza, da alcune comunità ebraiche questa modifica liturgica è stata considerata un ostacolo al dialogo con la Chiesa. C’è realmente questo pericolo?

R. - Un dialogo presuppone sempre che si rispetti la posizione e l’identità dell’altro. Noi rispettiamo l’identità degli Ebrei; loro devono rispettare la nostra, che noi non possiamo nascondere. Il dialogo si basa proprio su questa diversità: su ciò che abbiamo in comune e sulle diversità. E io non vedo questo come un ostacolo, quanto piuttosto come una sfida per un vero dialogo teologico.

Wednesday, February 13, 2008

A minha reação ao Boicot feito pelo rabinato italiano contra o Vaticano a causa da oração da Sexta Feira Santa

E nós? Não dizemos todos os dias, três vezes por dia em Alenu LeshabeH a seguinte frase?:
"SheHem Mitpallelim LaHevel VaRik u Mitpallelim el el lo Ioshia" que quer dizer, com explicito referimento à teologia cristã, o seguinte: "...Que eles oram a um nada sem qualquer valor e rezam a um deus que não salva". O referimento ao cristianismo nesta frase encontra-se também na estrutura, onde a palavra Ioshia (salvará), refere-se: 1) ao conceito de salvação cristão 2) à palavra Ieshu que é o hebraico de Jesus. A minha pergunta é porquê os judeus liberais (o forçadamente anticlericais) se escandalizam tanto quando os católicos expressam nas suas rezas aquilo que acreditam (considerando-o não politicamente correto) e não se escandalizam quando nós expressamos aquilo que acreditamos (que supostamente deveria ser igualmente não politicamente correto)?. No mundo da suposta luta pela igualdade existe sempre alguém que acha que é "mais igual dos outros"!
Além de tudo isto a reza da Sexta Feira Santa não tem conotação de "Hatemonger", ou seja espalhadora de odio, mas apenas da visão dos católicos, que conforme aos standards deles gostariam fazer algum bem aos judeus (bem que para nós não é, mas vejam do ponto de vista do outro), neste sentido o nosso Alenu LeShaBeH é muito menos Politicamente Correto!
Vejam as posições sobre a relação Judeus/Cristãos do rabino (Ortodoxo) Daniel Lapin, um dos grandes neste momento, famoso nos EUA http://www.towardtradition.org/. (Leiam também este importante artigo: http://www.catholicleague.org/research/lapin.htm) O nosso maior inimigo não são os cristãos mas o laicismo radical e é com isso que deveríamos escandalizarmos-nos, em fim hoje os cristãos são os nossos únicos aliados na luta pela afirmação dos valores bíblicos no mundo. Temos profundas diferencias teleológicas e "SO WHAT?", temos muitas mais diferencias "teológicas" com os pensadores laicistas (neologismo para identificar os membros da "religião laica"), ou liberalismo moral e relativismo das esquerdas (escolas de pensamento das quais alguns rabinos italianos infelizmente são ainda influenciados, e das quais eu me dissocio categoricamente).
Sinceramente não me incomoda que os cristãos rezem a D-us para que os Judeus aceitem supostamente Jesus, porque de qualquer forma nós não acreditamos em Jesus e acreditamos que também D-us não "acredita" nele! Mas sim me incomoda que os ideólogos do moderno laicismo, do relativismo, do liberalismo ético (ou libertinagem...!?!? sic) de forma subtil e insidiosa, através de propaganda incessante tentem apagar qualquer forma de religiosidade na esfera publica.
Bom é suficiente para já, isto é o meu ponto de vista.

P.S.:Não deveriamos espalhar o odio pelos cristãos, que já temos tantos e muitos mais perigosos inimigos no mundo islamofascista e nos convem manter boas relações com que tem as nossas mesmas bases de fé.

Thursday, February 7, 2008

Senza Radici di Marcello Pera e Joseph Ratzinger


Shalom a tutti! Volevo parlare del libro Senza Radici di Marcello Pera e l´allora cardinale Joseph Ratzinger. Un libretto di poche pagine ma estremamente efficaci. Il sottotitolo dice "Relativismo Europa Cristianesimo Islam" ed é esattamente lo che si parla nel libretto. Il tema principale é la mancanza di volontà dell'Europa di accettare di essere baluardo dell'occidente e portatrice di una cultura che fu scolpita dai valori biblici oggi chiamati giudaico-cristiani. É con questo libro che vengo a conoscere meglio Marcello Pera, pensatore che batte nel segno e tocca con esattezza impeccabile quali sono i problemi dell´Europa, problemi nuovi che dovrebbero essere risolti con rimedi antichi...Dopo aver letto questo libro posso dire che alle prossime elezioni voterò Forza Italia senza tapparmi il naso come negli ultimi anni (usando una espressione di buonanima di Indro Montanelli, solo per la presenza di Marcello Pera ne vale la pena. Ma ritornando al libro...Il libro é strutturato in forma di epistole, Pera scrive a Ratzinger e viceversa, così incontrando una dinamica che anche per il lettore che non é abituato ad un linguaggio filosofico può leggerlo con facilitá(Pera é professore di filosofia specializzato in Popper, che io per caso detesto!). La parte di Pera per me è la più interessante perché è in lui, di matrice liberale Popperiana, che vediamo lo sforzo per accettare che oggi in Europa tutti noi e specialmente la classe intellettuale ha bisogno di uno spostamento a concetti più conservatori, ad una approssimazione alla Bibbia, testo che ha forgiato il nostro occidente, ad una riconciliazione con il nazionalismo (moderato), a saper essere orgogliosi di ciò che é buono della nostra identità della nostra cultura, dove l´etimologia della parola cultura é culto, non lo dimentichino! Abbandonati nel deserto come siamo oggi in mano al relativismo radicale ed al laicismo ostentato da un lato, la Sinistra di matrice Evoliana e l´Islamofascismo dall´altro (mi sento a volte di dire che "stamo co´na mano davanti e una de dietro"...) ci voleva un po di ossigeno con le parole di Pera. La parte de Papa, persona di cui ho immensa stima, (il primo Papa da molto tempo -o forse il primo papa in assoluto!- a prendere sul serio il lavoro intellettuale di un rabbino, quello di Jacob Neusner autore del libro "Un Rabbino parla con Gesú") scrive da un punto di vista Cattolico, dal punto di vista di cattolico erudito che è quello che è. Io come sapete non sono cattolico e essendo ebreo ortodosso non condivido la teologia cristiana, di qualsiasi matrice sia, ma qui c´è da essere sinceri: io nell´atlante dell´umanità faccio parte della sfera dei religiosi, nella sfera dei religiosi faccio parte dei religiosi biblici, e nella sfera dei religiosi biblici faccio parte dei religiosi biblici europei, categoria che ha bisogno di riaffermarsi e di difendersi. Ed in questa ottica dico che noi ebrei europei e non solo europei, dobbiamo allearci con i pochi amici che abbiamo, o con le poche persone che stanno lottando la nostra stessa battaglia.
Insomma, questo libro piccolo é un grande libro, vale la pena leggerlo, non solo leggerlo, ma studiarlo!
BeatzlaHá lanu! Come scrivevo in un ebraico maccheronico nella mia prima Torá!
Shalom ed alla prossima

Friday, November 16, 2007

Dois grandes livros!!!!



Qui solo presento questi due libri la cui recensione farò in breve. Due grandi pensatori politici ebrei: Leo Strauss e Irving Kristol.


Leo Strauss, Natural Right and History

Irving Kristol, Neo-Conservatism, autobiography of an idea

Monday, August 13, 2007

Che scandalo! Ci sono perfino degli ebrei che votano a Destra!!!!


Capitolo 1

Già ho sentito questa frase con tono scandalizzato, troppe volte da parte di persona di sinistra in Italia, anche se nel resto dell’Europa non è che sia diverso!.

Ma perché le persone di sinistra avranno questo preconcetto per il quale un ebreo deve essere a priori di sinistra, “perché se no, è uno scandalo!”?. Senz’ altro il motivo è la persecuzione agli ebrei portata in atto dalle destre estreme durante la seconda guerra mondiale…Questo è vero, ma sarà per questo che per le sinistre noi ebrei dobbiamo votare per forza a sinistra? Sarà solo per questo? Ossia ricapitoliamo: Le destre estreme nel passato sono state ideologicamente giudeofobiche, quindi gli ebrei debbono essere di sinistra per forza, partendo dal presupposto che la sinistra non è giudeofobica (senza valutare se i valori politici, sociali ed economici combaciano con la visione del mondo dell’ ebraismo!).

Dobbiamo fare qui due valutazioni:

Primo, verificare che veramente le sinistre non sono giudeofobiche;

Secondo, verificare che la destra si identifichi ancora con la giudeofobia ideologica del Nazismo e del Fascismo.

Voglio fare alcune premesse prima di cominciare la nostra ricerca.

Primo, io sono un Italiano che, di fronte a queste perplessità assieme a preconcetti ed ignoranza, ha votato sempre a sinistra fino a due elezioni fa. Le ultime due elezioni mi sono astenuto dal votare perché ancora carico di questi preconcetti, mi rifiutavo di votare a destra in Italia (non voglio parlare delle mie posizioni in Israele, essendo che la politica in Israele è completamente differente da qualsiasi altro paese).

Secondo, chiedo al lettore di leggere attentamente e senza preconcetti queste linee, perché mi è costato tanto sforzo, studio e riflessione per formularle.

Terzo, il fine di quest’articolo non è “lottare” contro la sinistra; io non sono un reazionario, la sinistra può avere anche valori buoni applicabili ai popoli che li accettano, io solo voglio fare una critica costruttiva affinché la sinistra si liberi d’errori ideologici che si porta dietro da tanti anni.

Cominceremo brevemente con rispondere al secondo quesito che ci siamo proposti ed è di verificare se la destra Italiana d’oggi, continua ad identificarsi con la destra NaziFascista. Senza dubbio la destra estrema MSI ed i movimenti extraparlamentari sono profondamente ed ideologicamente giudeofobici,ovvero non si sono liberati della aberrante eredità NaziFascista. Questo non si può dire per tutta la destra Italiana, vedi la eccezionale visita di Fini ad Israele, le affermazioni positive, il distacco dal passato fascista, la condanna all’ antisemitismo ed infine l’appoggio ad Israele ed alla lotta al terrorismo arabo. Noi crediamo che le parole di Fini siano state sincere, come ebrei crediamo nella possibilità di cambiare, e, in tutti i modi, non possiamo entrare nei meandri della mente, non restandoci che dar fede alle parole.

Per terminare, con stile “ebraicamente” razionale, possiamo affermare che senza dubbio c’è una gran parte della destra Italiana ancora legata al NaziFascismo, ma che c’è anche una destra che si cerca di liberare dei suoi errori del passato e che ha dimostrato appoggio e solidarietà con lo Stato d’Israele e gli ebrei.

Cosa che, come vedremo, non si può dire della sinistra...

Passeremo ora al secondo quesito, verificando se la sinistra sia giudeofobica o no.

Generalmente la sinistra si definisce “antisionista”: chi più chi meno dalla sinistra estrema al centro sinistra, da Bertinotti a Prodi passando per D’Alema, nessuno ci risparmia propaganda di delegittimazione d’Israele, le menzogne sull’”apartheid” e sui crimini di guerra, la marcia di D’Alema a braccetto con il Hizballá etc…

Ma tutto questo è nuovo? O già ha forti basi ideologiche dagli albori della sinistra? Da dove viene questo accanito “antisionismo”, che si rifiuta di identificarsi con l’ antisemitismo (o più correttamente giudeofobia) dei Nazifascismi? È questo che voglio mostrare, qui a seguito….

Faremo un salto indietro nel tempo per arrivare a…..

C’era una volta la Russia del secolo XX nella cui aria fluttuavano razionalismo e socialismo, nella quale i rivoluzionari che lottano per la uguaglianza, ridicolizzano le superstizioni del passato e pianificano la “religione” della ragione in un mondo di fraternità. Sembra una nuova salvezza per gli ebrei, salvezza dai miti accumulati, dalla discriminazione, dal disprezzo, dalle menzogne e dalle leggende della giudeofobia cristiana. La rivoluzione Bolscevica porrebbe fine alla discriminazione ed alla violenza degli Zar….ma…..OOOOPS! Che sorpresa! Molti dei suoi “porta stendardi” dimostrano essere loro propri giudeofobici! Tra loro, gli ideologi dell’anarchismo sembravano propugnare la distruzione del vecchio regime, salvo la giudeofobia!

Cosi scriveva nel 1867 l’anarchico francese Pierre Proudhon sugli ebrei:

“Questa razza avvelena tutto mettendosi in ogni parte. Esigano la loro espulsione dalla Francia con eccezione di quelli sposati con donne francesi! Proibiscano le sinagoghe, non accettateli in nessun impiego, fate di tutto per abolire finalmente questa setta…L’ebreo ‘e il nemico della razza umana. Dobbiamo far ritornare questa razza all’Asia o sterminarla…Col fuoco o con la distruzione l’ebreo deve sparire…Ciò che i popoli del medioevo detestavano per istinto, io detesto per riflessione e di forma irrevocabile!”

Il principale teorico della rivoluzione, Karl Marx, nacque ebreo e fu battezzato a sei anni da suo padre Hirschel, il quale era figlio, genero e fratello di rabbini.

Hirschel, discendente di studiosi di Talmud, cambiò il nome a Heinrich e si convertì al cristianesimo protestante, quando un editto prussiano del 1817 vietò agli ebrei di esercitare come avvocati.

La prima opera di Karl Marx, “La questione giudaica”, fu una risposta al libro omonimo di Bruno Bauer, che poneva come condizione per l’emancipazione degli ebrei, la rinuncia alla religione da parte di questi ultimi. Per Marx, però, l’apostasia non era sufficiente. La unica forma di distruggere la religione era la eliminazione dello Stato. Per raggiungere l’oggettivo di sapere che cos’è l’ebraismo, sarebbe necessario concentrarsi nella pratica e non nella teoria:

“La nazionalità chimerica dell’ebreo è quella del commerciante…La base secolare del giudaismo è la necessità pratica e l’interesse proprio. Quale è il culto mondano del giudeo? Il commercio. Qual è il suo Dio mondano? Il danaro. La società borghese crea continuamente giudei…L’emancipazione del commercio e del danaro e, conseguentemente del giudaismo reale sarà l’auto-emancipazione della nostra era” .

A causa di tutto questo era inutile parlare d’Emancipazione; la società borghese è interamente giudaica, perché è sottomessa al danaro. L’emancipazione umana è, nel libro di Marx, sinonimo d’abolizione del giudaismo.

Tracciamo i contrasti: da un lato l’enciclopedismo, con il contesto medievale dal quale proveniva, dall’altro, il socialismo, con la sua tela di fondo zarista. La domanda è, perché questi due movimenti che si dichiaravano come portavoce del razionalismo e della fraternità, furono infestati dalla giudeofobia che caratterizzava il vecchio ordine? Apparentemente le società europee erano cosi sature a causa di secoli d’odio anti-ebraico, che furono incapaci di produrre un illuminismo ed un socialismo liberi da questo male. In un importante studio, lo storico Zosa Szajkowski non potette trovare una sola parola a difesa degli ebrei nella letteratura socialista francese tra il 1820 ed il 1920, ancora quando, a metà di questo lasso, la Francia fu scenario di ben seicento pogrom. Saint-Simon fu la notabile eccezione. Quanto a Marx, a partire delle sue opere e della sua biografia, possiamo riflettere su quattro aspetti che dobbiamo sapere della giudeofobia:

  1. I giudofobici sovrastimano l’importanza degli ebrei dei quali disgustano ed enfatizzano la “giudeità” anche nei casi in cui questa è virtualmente inesistente. Cosi, per i nazisti, il comunismo era un’ideologia giudaica. Nella sinistra, l’anarchico Mikhail Bakunin (che considerava gli ebrei “una nazione di sfruttatori”) chiamava Marx il “Mose Moderno”. Al contrario, quando ci sono ebrei importanti per la loro causa, i giudeofobici fanno di tutto per nascondere la loro “giudeità”. Quindi, l’origine ebraica di Marx fu “dimenticata” dai regimi comunisti.
  2. Essendo gli ebrei accusati dalle due parti dello spettro politico con argomenti contradditori, non avevano nessuna possibilità di uscire vincitori dalle accuse (come quando erano accusati simultaneamente di essere avari e ostentati o intromessi e chiusi). Nonostante gli ebrei avessero sofferto molto sotto il dominio cristiano, furono molte volte visti da parte di liberi pensatori, come il germe del cristianesimo. Della stessa forma, la giudeofobia di Marx e dei Marxisti non poterono dissuadere i giudeofobici anticomunisti dall’accusare gli ebrei di aver inventato il comunismo. Per questa ragione, durante la guerra civile che venne dopo la Rivoluzione Bolscevica, i gruppi di combattenti anticomunisti in Ucraina, assassinarono 50,000 civili ebrei residenti.
  3. Un'altra caratteristica tipicamente giudeofobica di Marx fu ignorare tanto la sofferenza degli ebrei come l’esistenza dell’odio antiebraico nella sua epoca. Il suo antagonismo agli ebrei si espresse nelle opere e nella corrispondenza privata. Non ebbe mai una parola di solidarietà per le vittime dei pogrom, la cui immigrazione a Londra cominciò, quando Marx lì abitava. Questo umanismo selettivo era (ed è tuttora!!!) una caratteristica dei giudeofobici di sinistra. Nel 1891, la riunione della seconda internazionale socialista, a Bruxell, rifiutò una mozione che condannava la crescente giudofobia. Quando vogliamo smascherare tendenze giudeofobiche, dobbiamo domandare al sospetto se, nella sua opinione, la giudeofobia, realmente esiste nel presente: una risposta negativa sarebbe molto eloquente. . .
  4. Marx esemplificava un fenomeno che esacerbava la giudeofobia, ossia ciò che passò a chiamarsi “ebreo aebraico”. L’ebreo aebraico è un “rivoluzionario radicale” e perfino quando non à nessuna connessione con l’ebraismo, è considerato ebreo dalla società che ”aspira distruggere”. L’ebreo aebraico simpatizza per ogni perseguitato, sempre tuttavia non essendo ebreo. Cossi lo definiva una lettera di Rosa di Lussemburgo: “Perché vieni da me con le tue pene ebraiche? Mi sento vicina alle povere vittime delle piantagioni di caucciù di Putunayo o ai negri dell’Africa, con i cui corpi gli europei giocano a palla… non ho nel mio cuore un posto riservato al ghetto: mi sento a casa in tutto il mondo, dove ci siano nuvole, passeri e lacrime umane”.

A dire la verità, penso che questi ebrei del ghetto nominati da Rosa di Lussemburgo, nel 1906 molto volentieri avrebbero cambiato il loro destino con quello della manodopera brasiliana o africana. Però, come direbbe Irving Howe, “anche nel più caldo dei cuori c’è un posto freddo per gli ebrei”.

In quanto a coloro che seguirono Marx nella Russia comunista, la loro giudeofobia merita un capitolo separato che sarà il prossimo, intitolato "Il Comunismo"...

"Solidariedade" by Ricardo Moura

Talvez a raiz, a essência ou o que se queira chamar, da democracia (com os seus valores fundamentais da Civilização com "C" maiúsculo) provenha das mais "velhas" Escrituras, por muito que custe aos "laicos" (que não têm nada) dos tais modernos ideólogos. Talvez, porque não sou letrado o suficiente, o ser humano, como sempre, tem dificuldade em reparar naquilo que é evidente, pela dependência aos dogmas e à retórica. Essa dificuldade não tem a ver com a repressão, mas com a preguiça. É mais fácil ser regido por alguém do que pela consciência individual resultante do estudo e do espírito crítico.
A Solidariedade é um pilar do desenvolvimento. Os capitalistas, ou os progressistas (da treta) ou... os REALISTAS (por oposição aos "ridículos utópicos" como os "opinion makers" os referem) insistem em achar que isso, da solidariedade, é "coisa" que impede, ou é menor, ao desenvolvimento económico. A "solidariedade", para esses, ou é jantares de beneficência de princesas divorciadas, ou concertos de músicos "podres de ricos" ou de movimentos polacos, cheios de santíssimas trindades, que não mais fizeram que transitar da repressão do "comunismo" (com muitas aspas) à repressão da "corrupção" e... da falta de solidariedade (que é coisa, pelo que consta, bastante ambígua naquele país).
A Solidariedade se não é um pilar da nossa consciência social, então "p... que pariu" ter filhos, "p... que pariu" amar (sim, amar!), "p... que pariu" estudar, "p... que pariu" sequer pensar. Se a Solidariedade é um devaneio, uma coisa de "esquerda", uma ingenuidade, então "defequemos" definitivamente para a democracia... e já agora façamos das Escrituras uma coisa "queque", assim meia erudita, meia à "armar" em caridade. Vamos à missa, ou à sinagoga ou à mesquita bater com a mão no peito, ou na testa ou no chão, ao domingo ou ao sábado ou à sexta, respectivamente, e fiquemos por aí. Nos outros dias... sejamos uns "filhos da p...", ambiciosos, obcecados pelo sucesso e pelo futuro... mas quando morrermos, voltamos à terra onde nascemos com a consciência mais pesada do que a gravidade da terra... e sem a mínima hipótese de "voltar atrás".
De facto, a Solidariedade é uma das maiores heranças que podemos dar aos nossos descendentes, a par da educação e da arte. Se não aprendermos hoje, talvez aprendam, os nossos filhos, amanhã. Eu acredito e não tenho vergonha disso.
Baruch Ashem!

Thursday, August 9, 2007

The anti-jihad song "Open Season" by Stuck Mojo

Open Season
Music: Ward
Lyrics: Aborn, Nelson
String Arrangement: Eric Frampton


I speak peace when peace is spoken, But I speak war when your hate is provoking, The season is open 24-7-365, Man up yo time to ride, No need to hide behind slogans of deceit, Claiming that you're a religion of peace, We just don't believe you, We can clearly see through, The madness that you're feeding your people, Jihad the cry of your unholy war, Using the willing, the weak and poor, From birth drowning in propaganda, rhetoric and slander, All we can say is damn ya

My forefathers fought and died for this here
I'm stronger than your war of fear
Are we clear?
If you step in my hood
It's understood
It's open season

I don't need a faith that's blind, Where death and hate bring me peace of mind, With views that are stuck deep in the seventh century, So much sand in your eyes to blind to see, The venom that you leaders preach, Is the path to your own destruction, Your own demise, You might say that I don't understand but your disgust for me is what I realize, Surprise! Your homicidal ways has got the whole world watching, Whole world scoping, So if you bring it to my home base, Best believe it, The season's open

I see you, Hell yeah I see you, Mother*****r naw, I don't wanna be you, If you come to my place, I'll drop more than just some bass, Yo you'll get a taste of a, Sick mother*****r from the Dirty, I ain't worrying not a f*****g bit, I'm telescoping like Hubble, Yo you in trouble, Yo on the double, I'm wild with mine, Bring that style with mine, **** with my family I'll end your line, Just the way it is, Just the way it be, Do you understand? No matter if you're woman or man, or child, My profile is crazy, That shit you do doesn't amaze me, I'm ready to blaze thee

I don't give a damn what god you claim, I've seen the innocent that you've slain, On my streets you're just fair game, Like a pig walk to your slaughter, The heat here is so much hotter, And my views won't teeter totter or fluctuate, Step to me you just met your fate, And I'll annihilate, With the skill of a Shogun assassin, Slicing and dicing precise with a passion, In any shape form or fashion, Bring it to my home, Welcome to the danger zone, Cause your attitude's the reason, The triggers keep squeezing, The hunt is on and it's open season

It's Open Season



Despite what many have thought, this video is purely an indictment against radical, violent, expansionist Islamicists - NOT ALL MUSLIMS! Listen to the lyrics!

La guerra agli ebrei Britannici - Nº1

Nel Regno Unito il numero di attacchi agli ebrei é spaventosamente aumentato. L'islam militante, la sinistra multicuturale e la vecchia destra fascista sono il tridente di attacco contro la presenza ebraica nelle isole britanniche. É una specie di "open season on jews". Qui di seguito viene tutto il documentario di Richard Littlejohn, un non ebreo che ha notato che l'antisemitismo (giudeofobia) é vivo ed attivo.

La guerra agli ebrei Britannici - Nº2

La guerra agli ebrei Britannici - Nº3

La guerra agli ebrei Britannici - Nº4

La guerra agli ebrei Britannici - Nº5

La guerra agli ebrei Britannici - Nº6

Thursday, August 2, 2007

David Lazzar promo video, Jewish Heavy Metal!!!!

Monday, June 25, 2007

Os 13 principios da fé judaica


10º Principio

Q

ue Ele, elevado seja, conhece todos os actos do homem e não lhes são ocultos . Não é como aqueles que opinam: “o Senhor abandonou a terra.” (Ezequiel 8:12), senão, como está escrito: “Grande em conselho, e poderoso em obras, cujos olhos estão abertos sobre todos os caminhos dos filhos dos homens” (Jeremias 32:19) e foi dito: “Viu o Senhor que era grande a maldade do homem na terra” (Génesis 6:5) e também: “As queixas de Sodoma e Gomorra, pois são imensas” todos estes nos falam acerca deste décimo princípio.

Os 13 principios da fé judaica


9º Princípio

A invariabilidade da Torá.

Ou seja, a Torá de Moché não será anulada nem mudada por D-us, como assim tampouco Ele a substituirá por outra.

Assim mesmo não se pode acrescentar nem eliminar nada, tanto na Torá escrita como na Torá oral, como está escrito: “Não lhe acrescentarão nem suprimirão nada dela” (Deuterônomio) e já explicamos o que era necessário esclarecer sobre este princípio na introdução que fiz à Michná (introdução à Michná do Rambám, traduzido do arabe pelo Môri Iossef GafâH, ZATS''L).

Sunday, June 24, 2007

The funky Rabbi strikes back!!!

Monday, June 18, 2007

Os 13 principios da fé judaica


8º Principio

A Torá é de origem Divina.

Ou seja, saber que toda a Torá que se encontra nas nossas mãos hoje em dia, é a que recebemos por mão de Moisés, nosso mestre, e que em sua totalidade vem de D-us. Isso equivale a dizer, que a Torá se revelou a Moisés completamente, por D-us, elevado seja.

Isto é o que se denomina metaforicamente: “falar”, ignorando como teria chegado a palavra de D-us a Moisés, que foi o que a recebeu. Moisés era o escriba ao qual ditam e ele escrevia tanto os acontecimentos e os relatos como os preceitos, é por isso que foi denominado: “o escriba”, portanto não há diferença entre o versículo que diz: “ os filhos de Ham: Cuch, Mitsraim, Put e Quenaan” (Génesis 10:6) ou aquele outro: “e o nome da sua esposa: Meetavel filha de Hatred” (Génesis 36:39) ou o que diz: “Timná era concubina” (Génesis 36:12) com o que diz: “Eu sou o Senhor teu D-us” (Deuteronomio 5:6) ou: “Escuta Israel o Eterno é nosso D-us, o Eterno é um” (Deuteronomio 6:4), sendo que tudo é de origem Divina e a Torá de D-us é completa, pura, sagrada e verdadeira.

Todo aquele que afirma que estes versículos assim como os relatos, foram agregados por Moisés, é considerado pelos sábios e os profetas como um renegado, pois deprecia a Torá mais que qualquer outro apóstata, já que acredita que na Torá há coisas importantes e outras supérfluas, sem lhes encontrar sentido. (Pensar desta maneira) é essencialmente, negar que a Torá é de origem Divina.

Afirmaram os sábios: “Aquele que sustém que toda a Torá é de origem Divina, excepção feita por apenas um versículo que não foi dito por D-us, senão que Moisés o agregou por si mesmo, sobre essa pessoa dizem as escrituras: ‘porque a palavra do Senhor desprezou’”.

Cada expressão e explicação da Torá, possui muita sabedoria e profundidade para aquele que as entende, sendo sua sabedoria inconcebível, como diz: “A sua medida é maior que a terra e mais larga que o mar” (Job 11:9), por tanto é apropriado que o homem se encaminhe pelas sendas traçadas por David o ungido de D-us, o qual suplicou: “descobre meus olhos e mostra-me as maravilhas da Tua Torá” (Salmos 119:18).

O que foi dito anteriormente é válido também no que respeita a explicação que recebemos da Torá, também ela é de origem Divina.

Aquelas coisas que pomos em pratica hoje, por exemplo: a construção da Sucá, as quatro espécies, o shofar, os Tefilin e outros, é exactamente tal como D-us comandou a Moisés e ele nos transmitiu, pois aquele mensageiro, é digno de confiança.

O versículo que atesta acerca deste princípio é o que diz: “Disse Moisés: Com isso saberão que o Eterno me enviou a realizar todas estas coisas, pois não saíram de mim” (Números 16:28).

Friday, June 15, 2007

Stanley Clarke, introduction. Played by the "Funky Rabbi" Eliezer Shai Di Martino, with a Washburne WB6

Thursday, May 31, 2007

Questo Blog è di Destra o di Sinistra?

Non saprei dire, questi concetti si usano nel mondo non ebraico e noi ci teniamo strettamente alla dottrina ebraica, ma viviamo in occidente quindi vedremo un po’ di definirci secondo questi concetti. Ma prima di darci una definizione dobbiamo studiare bene i termini “destra” e “sinistra” e vedere a quale delle due dottrine siamo più vicini.

Tra parentesi ed in grassetto scriverò il nostro punto di vista cercando di chiarificare la nostra posizione politica al pubblico occidentale.

Ideologia di Destra:

Con il termine "destra", utilizzato in ambito politico, s’indica la componente del Parlamento tradizionalmente di tendenza più conservatrice.

In generale, la destra ha compreso posizioni ideologiche come il conservatorismo, il liberismo, il nazionalismo.

Conservatorismo:

Conservatorismo è una posizione politica similare al tradizionalismo, secondo la quale è necessario preservare un determinato stato politico, sociale, religioso, ecc., oppure ritornare a sistemi del passato. (Noi pensiamo che Israele debba tornare al sistema politico offerto dalla Torá, in questo senso siamo conservatori) È alquanto difficile tuttavia dare una precisa definizione del conservatorismo. Molti partiti assumono espressamente il nome di "Partito Conservatore". Sono, di solito, partiti che pongono l'accento sul senso del patriottismo, della fede, della famiglia, dell'ordine sociale. (Noi crediamo in una forte identità nazional-religiosa che è l’ebraismo. Ma attenzione, nell’ebraismo lo stato non è il valore supremo, è appena un mezzo per raggiunger il fine supremo. Naturalmente la fede (Ebraismo) e la famiglia sono valori importantissimi per noi) Sono partiti tanto liberali, quanto sociali. Nella maggior parte dei casi sono favorevoli al libero mercato, ma a volte "conservatori" sono anche partiti che accentuano il ruolo di controllo dello Stato nell'economia.(Noi siamo contro il capitalismo di stilo occidentale, e non riconosciamo la proprietà assoluta. In questo caso non siamo liberali) I contenuti culturali circa le questioni etiche (aborto, omosessualità, droghe, etc.) sono molto condizionati dalla confessione religiosa prevalente praticata nello Stato dove è presente il singolo partito. (L’etica è senza dubbio stabilita dalla Torá essendo di origine Divina) I "conservatori" non sono necessariamente favorevoli all' "immobilismo sociale"; si dichiarano più che altro fautori di una progresso graduale che accompagni la società senza sconvolgerne le caratteristiche ed i parametri di riferimento.

Liberismo:

Il liberismo è una teoria economica che prevede la libera iniziativa e il libero commercio (abolizione dei dazi) mentre l'intervento dello Stato nell'economia si limita al massimo alla costruzione d’adeguate infrastrutture (strade, ferrovie ecc.) che possano favorire il commercio. Il liberismo è considerato da molti come l'applicazione in ambito economico delle idee liberali, sulla base del concetto "democrazia vuol dire libertà economica" coniato da Friedrich von Hayek. (Come già detto non ci identifichiamo con il liberismo economico, e senza dubbio non ci identifichiamo con il concetto di Van Hayek)

Nazionalismo:

Si può parlare di nazionalismo per le dottrine ed i movimenti che sostengono l'affermazione, l'esaltazione ed il potenziamento della nazione intesa come collettività omogenea, ritenuta depositaria di valori tradizionali tipici ed esclusivi, del patrimonio culturale e spirituale nazionale, sebbene questa definizione non sia univoca. (Ci riteniamo nazionalisti nel senso in cui la identità nazionale gioca un ruolo nella nostra vita, e riteniamo posseder una forte identità nazionale sia assolutamente legittimo, a differenza del post-modernismo che aberra le forti identità. Allo stesso tempo non riteniamo superiore o inferiore questa o altra identità nazionale, difendendo però la legittima identificazione.)

Ideologia di Sinistra:

Con il termine “sinistra”, utilizzato nel campo della politica, si indica l'insieme delle posizioni politiche qualificate come progressiste.

In generale, la sinistra comprende ideologie come il progressismo, il riformismo, il socialismo, il comunismo e l'anarchismo. Su posizioni di centrosinistra si colloca invece la socialdemocrazia.

Progressismo:

Il progressismo è una visione o tendenza politica (e in alcuni casi anche etica) che propugna lo sviluppo e il progresso dell'uomo in tutti i campi. Si contrappone al conservatorismo, che propugna una pratica politica conforme alla tradizione e ostile alle innovazioni in particolare nell'ambito etico ed economico. (Come già detto siamo conservatori per ciò che concerne i valori ed il sistema politico offerto dalla Torá, ma non ci contrapponiamo al progresso dell’ uomo quando questo non contraddice i suddetti valori)

-Riformismo:

Il Riformismo è una metodologia da applicare alle iniziative politiche, con l'intento di favorire un'evoluzione degli ordinamenti politici e sociali mediante la teorizzazione e l'attuazione di riforme. (Vedi sopra. Le riforme sono da noi accettate quando non contraddicono i valori dell’ ebraismo)

Socialismo:

il socialismo comprende nel suo complesso i movimenti e le dottrine che tendono ad una trasformazione della società capace di realizzare l'uguaglianza di tutti i cittadini sul piano economico e sociale, oltre che giuridico.

Originariamente tutte le dottrine e movimenti di matrice socialista miravano a realizzare detti obiettivi attraverso il superamento delle classi sociali e la soppressione, totale o parziale, della proprietà privata dei mezzi di produzione e di scambio. (Noi supportiamo la creazione di una società capace di realizzare l’uguaglianza di possibilità di tutti i cittadini sul piano economico e sociale, oltre che giuridico, riconoscendo la esistenza di differenze create principalmente dal livello di istruzione. In tutti i modi, l’ uguaglianza di possibilità riduce le differenze sociali appena a situazioni di libera scelta. In una società dove esiste l’esatta eguaglianza di possibilità, l’erudito e l’ignorante, si troveranno in differenti livelli per scelta, e solo per scelta. Come già abbiamo accennato, non crediamo nella proprietà assoluta, essendo D-o il Supremo Proprietario. Con questo, la proprietà parziale e temporanea, esiste nell’ebraismo, all’ interno della quale, il singolo individuo come “guardiano” della proprietà può trarre il suo profitto.) Con la rivoluzione bolscevica (1917) e la costituzione della Terza internazionale (1919) l'ala rivoluzionaria del socialismo si distaccò organizzandosi nei partiti comunisti, mentre i partiti socialisti, ormai orientati in senso riformista ed inseriti nei sistemi democratico - borghesi dei diversi paesi, per lo più presero gradualmente le distanze dal marxismo e recuperarono le istanze liberali dell'utopismo socialista pre-marxista.

Comunismo:

Per comunismo si intende in primo luogo una realtà sociale che presuppone la comunanza dei beni di produzione a cui si accompagna l'assenza di Stato. (Noi crediamo nello sforzo del singolo e nella suo libero arbitrio. Lo sforzo del singolo è premiato dal profitto che trae da questo. Allo stesso tempo crediamo nell’ esistenza dello Stato. Tutto questo ci fa allontanare essenzialmente dal comunismo.)

-Anarchismo.

L'anarchismo è un movimento politico che nasce nel corso del XVIII secolo, affondando le sue radici nell'Illuminismo, e si sviluppa nei due secoli successivi. Dare un quadro del pensiero anarchico e delle pratiche libertarie non è facile perché da un lato non si può, nel caso dell'anarchismo, ricondurre tutte le sue manifestazioni all'attività di un solo teorico e, dall'altro, perché esse sono lontane dall'essere espressione di una ideologia fissa. Sul piano filosofico e delle idee, l'anarchismo può essere considerato come la manifestazione più estrema del processo di laicizzazione del pensiero occidentale che approda al rifiuto di ogni forma d'autorità esterna o superiore agli uomini, sia essa "divina" o umana, e al rifiuto di tutti i principi che, in tempi, forme e con modalità differenti, sono stati utilizzati dalle classi dominanti per giustificare la loro dominazione sul resto della popolazione. Sul piano politico e sociale, l'anarchismo si ritiene continuatore dell'opera della Rivoluzione Francese, attraverso la realizzazione, accanto all'eguaglianza politica, di una vera eguaglianza economica e sociale; eguaglianza che nella società borghese si realizza attraverso la lotta contro il capitalismo e per l'abolizione del salariato.

(In poche parole l’anarchismo è una ideologia radicalmente reazionaria, o come io la chiamo, una ideologia a posteriori, frutto della non accettazione di altre ideologie per il solo e mero fatto che non la si vuole accettare. Ossia qui entra in gioco la volontà ed il sentimento e non l’intelletto. Noi preferiamo l’intelletto e l’azione (non la reazione), e lasciamo i capricci agli anarchici. Con questo abbiamo detto tutto sull’anarchismo)

Socialdemocrazia:

La socialdemocrazia è un largo movimento politico e culturale in origine fondato su un'ideologia politica emersa tra la fine del XIX secolo e l'inizio del XX ad opera di sostenitori di un socialismo vagamente ispirato al pensiero di Karl Marx. I socialdemocratici, convinti che la transizione verso una società socialista potesse essere attuata attraverso un processo democratico e non mediante una svolta rivoluzionaria, si proponevano perciò di diffondere gli ideali del socialismo nel contesto di un sistema democratico. (La nostra attitudine con la socialdemocrazia è la stessa di quella con il socialismo.)

Conclusioni

Noi pensiamo che Israele debba tornare al sistema politico offerto dalla Torá, in questo senso siamo conservatori. Questo esser conservatori vale per ciò che concerne i valori ed il sistema politico offerto dalla Torá, ma non ci contrapponiamo al progresso dell’ uomo quando questo non contraddice i suddetti valori. Ugualmente possiamo dire per le riforme che sono da noi accettate quando non contraddicono i valori dell’ ebraismo e favoriscono la diffusione di questi.

Crediamo in una forte identità nazional-religiosa che è l’ebraismo. Ma attenzione, nell’ebraismo lo stato non è il valore supremo, è appena un mezzo per raggiunger il fine supremo che è servire D-o e conoscerlo, compiendo la Torá e studiandola nei particolari. Ci riteniamo nazionalisti nel senso in cui l’identità nazionale gioca un ruolo nella nostra vita, e riteniamo che posseder una forte identità nazionale sia assolutamente legittimo, a differenza del post-modernismo che aberra le forti identità. Allo stesso tempo non riteniamo superiore o inferiore questa o altra identità nazionale, difendendo però la legittima identificazione.

Siamo contro il capitalismo di stile occidentale, e non riconosciamo la proprietà assoluta. In questo caso non siamo liberali né c’identifichiamo con il concetto di Van Hayek di “Democrazia vuol dire libertà economica”. Noi supportiamo la creazione di una società capace di realizzare l’uguaglianza di possibilità di tutti i cittadini sul piano economico e sociale, oltre che giuridico, riconoscendo l’esistenza di differenze create principalmente dal livello d’istruzione. In tutti i modi, l’uguaglianza di possibilità riduce le differenze sociali appena a situazioni di libera scelta. In una società dove esiste l’esatta eguaglianza di possibilità, l’erudito e l’ignorante, si troveranno in differenti livelli per scelta, e solo per scelta. Come già abbiamo accennato, non crediamo nella proprietà assoluta, essendo D-o il Supremo Proprietario. Con questo, la proprietà parziale e temporanea, esiste nell’ebraismo, all’interno della quale, il singolo individuo come “guardiano” della proprietà può trarre il suo profitto. Noi crediamo nello sforzo del singolo e nel suo libero arbitrio. Lo sforzo del singolo è premiato dal profitto che trae da questo.

In fine l’etica ed i valori morali sono senza dubbio stabilita dalla Torá.

Naturalmente tutto ciò che è stato detto qui è molto succinto e bisognerebbe parlare del tema in forma molto più approfondita. Ulteriormente a questo noi vediamo detti valori, con la prospettiva dell’ebraismo, ossia, non universali, ma appena per il popolo d’Israele inteso come tutti gli ebrei e nella terra d’Israele.

Non risponderemo alla domanda che dà il titolo a quest’articolo, voi trarrete le vostre conclusioni, ma siamo sicuri che queste poche parole siano state d’aiuto per la definizione del nostro punto di vista politico.

Voglio aggiungere, inoltre, che noi non ci consideriamo né di destra né di sinistra, anche se a volte ed in alcuni aspetti possiamo tendere da un lato o dall’altro, ma appena ebrei con tutta la complessità che questo termine implica.

Un cordiale Shalom

Tuesday, May 29, 2007

Un tributo al piú grande pensatore della terra delle mie origini, Vico Equense.


Giovanni Battista Della Porta

Giovanni Battista della Porta

Giovanni Battista Della Porta (Vico Equense (NA) 1535 - Napoli 4 febbraio 1615), fu filosofo naturale, alchimista e commediografo.

Terzo figlio di Nardo Antonio e di una patrizia della famiglia Spadafora, ricevette le basi della sua formazione culturale in casa, dove si era soliti discutere di questioni scientifiche, e dimostrò immediatamente le sue notevoli innate capacità, che poté sviluppare attraverso gli studi grazie alle condizioni agiate della famiglia: il padre era infatti proprietario terriero e armatore di navi. Prima il padre e poi il fratello maggiore Gian Vincenzo ebbero a partire dal 1541 la carica di scrivano di mandamento. La famiglia aveva una casa a Napoli a via Toledo, una villa a "Due Porte", nelle colline intorno a Napoli, e la "villa delle Pradelle" [Vico Equense. Tra i suoi maestri vi furono il classicista e alchimista Domenico Pizzimenti, e i filosofi e medici Donato Antonio Altomare e Giovanni Antonio Pisano.

Nel 1558 pubblicò il Magiae naturalis sive de miraculis rerum naturalium: come dice lo stesso autore nella prefazione, l'opera, originariamente in quattro volumi, era stata scritta all'età di quindici anni. Successivamente ebbe nuove edizioni, nelle quali la mole si accrebbe fino a venti volumi, e fu compendiata in un volume unico nel 1584: questo compendio fu largamente diffuso e fu tradotto dal latino nelle principali lingue europee.

L'opera si occupa di scienza popolare, cosmologia, geologia, ottica, prodotti delle piante, medicine, veleni, cucina, cambiamenti chimici dei metalli, distillazione, colorazione del vetro, smalti e ceramiche, proprietà magnetiche, cosmetici, polvere da sparo, crittografia. Vi si citano autori antichi, come Aristotele e Teofrasto, ma ugualmente le conoscenze contemporanee. Si tratta tuttavia di una compilazione scolastica, non basata su una propria attività di ricerca, ma sullo studio degli autori antichi e moderni. In una delle edizioni successive alla prima descrisse una camera oscura dotata di una lente convessa e sebbene non ne fosse l'inventore, la popolarità della sua opera ne accrebbe la conoscenza.

Nel 1563 pubblicò un'opera di crittografia, il De Furtivis Literarum Notis, nel quale descrive il primo esempio di sostituzione poligrafica cifrata con accenni al concetto di sostituzione polialfabetica. Per quest'opera è ritenuto il maggiore crittografo del Rinascimento.

In questo periodo, quando già la sua fama si era consolidata, presentò il suo libro sulla crittografia al re Filippo II di Spagna e viaggiò anche in Francia e in Italia.

Del 1566 è una pubblicazione sull'Arte del ricordare, ripubblicato poi nell'originario latino nel 1602.

Della Porta aveva fondato L'Accademia Secretorum Naturae ("Accademia dei Segreti"), per appartenere alla quale era necessario dimostrare di aver effettuato una nuova scoperta scientifica, sconosciuta al resto dell'umanità, nell'ambito delle Scienze naturali; l'accento veniva tuttavia posto più sul "meraviglioso" che sul metodo scientifico. L'Accademia fu sospettata di occuparsi di argomenti occulti e Della Porta fu indagato dall'Inquisizione nel 1579 e l'Accademia fu chiusa per ordine papale: a Della Porta fu tuttavia concesso di continuare gli studi di scienze naturali. Tra il 1579 e il 1581 fu ospitato a Roma e quindi a Venezia e a Ferrara dal cardinale Luigi d'Este.

Nel 1583 pubblicò il trattato Pomarium sulla coltivazione degli alberi da frutta e l'anno seguente un Olivetum, più tardi inclusi nella sua enciclopedia sull'agricoltura. Nel 1586 pubblicò presso l'editore J. Cacchi di Vico Equense l'opera De humana physiognomonia in 4 libri sulla Fisiognomica, dedicato al cardinale Luigi d'Este, che influenzerà poi l'opera dello svizzero Johann Kaspar Lavater (1741-1801). Nel 1599 presso l'editore Tarquinio Longo di Napoli pubblicò la seconda edizione allargata a 6 libri con ampio rimaneggiamento della materia. La sua opera Fitognomica (1588) elenca le piante a seconda della localizzazione geografica.

Nel 1589 la sua casa fu frequentata da Tommaso Campanella e nel 1592 rinnovò in un nuovo soggiorno a Venezia l'amicizia con Paolo Sarpi e forse conobbe anche Giordano Bruno prima del suo incarceramento. Da questa data per ordine dell'inquisitore veneziano Della Porta dovette richiedere il permesso per le sue pubblicazioni a Roma. Nel 1593 si incontrò a Padova con Paolo Sarpi e con Galileo. Nel 1601 ricevette a Napoli il nobiluomo francese Nicolas Claude Fabri de Peirsc. Nel 1603 incontrò il giovane Federigo Cesi e fu invitato a Praga dall'imperatore Rodolfo II, al quale dedicò il trattato sulla Taumatologia, ora perduto.

Scrisse ancora di 'ottica (De refractione optices, del 1589), di agricoltura (Villae, del 1592), di astronomia (Coelestis physiognomoniae del 1601), di idraulica e matematica (Pneumaticorum, del 1602), di arte militare (De munitione, del 1606), di meteorologia (De aeris transmutationibus, del 1609), e di chimica (De distillatione del 1610). L'opera sulla lettura della mano (Chirofisonomia), scritta nel 1581 sarà pubblicata solo molto dopo la sua morte nel 1677.

Nel 1610 fu invitato a far parte dell'Accademia dei Lincei, appena fondata da Federico Cesi. Rivendicò senza troppa convinzione una paternità sull'invenzione del telescopio, resa nota in quegli anni da Galileo, anch'egli membro dell'Accademia dal 1611. Fece forse parte anche di un'accademia letteraria dedicata alla letteratura dialettale napoletana (Schirchiate de lo Mandracchio e 'Mprovesante de lo Cerriglio), che sappiamo attiva nel 1614, e dell'Accademia degli Oziosi, di drammaturghi, iniziata ufficialmente nel 1611, di cui faceva parte anche il viceré spagnolo (Pedro Fernando deo Castro, conte di Lemos).

Nei suoi tardi anni raccolse esemplari rari del mondo naturale e coltivò piante esotiche. Il suo museo privato era visitato dai viaggiatori e fu uno dei primi esempi di Museo di storia naturale, ispirando il gesuita Athanasius Kircher a radunare una simile collezione a Roma. Anche il fratello Gian Vincenzo aveva raccolto una collezione di libri, marmi e statue, mentre l'altro fratello Gian Ferrante, morto in giovane età, aveva lasciato una collezione di cristalli ed esemplari geologici, più tardi venduta.

Fu anche commediografo e scrisse 14 commedie in prosa e 2 tragedie, che divennero fonte di numerose opere del successivo XVII secolo. Sei titoli di Della Porta erano presenti nella biblioteca di Sir Thomas Browne.

Sono in corso di pubblicazione per l' Edizione nazionale delle opere di G. B. Della Porta tutte le opere dell'autore. La casa editrice è la Edizioni Scientifiche Italiane (ESI) di Napoli.

Monday, May 28, 2007

Un Solo di Bass (che suona come una chitarra!) di Jonas Hellborg in un suo pezzo famoso Touch My Soul

Os 13 principios da fé judaica


7º Principio

A profecia de Moché, nosso mestre.

O ponto principal é saber que Moché é o nível superior , o “mestre” de todos os profetas anteriores e posteriores a ele, todos estão abaixo do seu nível. Moché foi o escolhido dentre toda a humanidade, aquele que captou, a respeito do conhecimento de D-us, mais do que qualquer outro, no passado e no futuro, percebeu ou perceberá.

Moché conseguiu a superação humana até alcançar o nível celestial e manter-se na categoria dos anjos .

Não se interpôs a Moché nenhum obstáculo ou véu entre ele e D-us. Assim mesmo, não se interpôs nenhum impedimento físico , nem carência grande ou pequena. Nele anularam-se por completo a imaginação e, desaparecendo os desejos, os impulsos e a vontade, ficando apenas a mente ; a respeito disto foi dito: “Ele falava com D-us, não por meio de anjos”.

A minha intenção era esclarecer aqui este tema maravilhoso, e fazendo luz sobre aquelas passagens obscuras das escrituras, explicar a expressão: “ Boca a boca falava D-us com ele” e o resto dos conceitos ocultos nesse versículo, porém, sendo que esses temas são demasiado delicados e precisaria aportar muitíssimas provas, antecedendo abundantes e compridas introduções e exemplos, explicando previamente a essência dos anjos e dos níveis nos quais se distinguem de D-us, Elevado Seja, como assim também aprofundar na alma humana e suas capacidades ; seria imperioso também, explicar os distintos termos com os quais se expressaram os profetas, dignos de ser aplicados a D-us e aos anjos, assim mesmo, seria impérios explicar aquilo a que o livro “Baal Komá” se referiu, no entanto, todo isso não seria suficiente, e inclusivamente se quisesse resumi-lo ao extremo, precisaria pelo menos de mil paginas.

Por causa de todo isso deixaremos este tema para um outro compêndio, talvez, no livro de explicação das palavras dos sábios, que me propus de escrever , ou talvez no outro livro acerca da profecia, o qual estou agora a escrever ; e se tal não acontecer, inclui-lo-ei num livro especialmente dedicado à elucidação desses princípios .

Voltando ao tema desse sétimo princípio, diremos que a profecia de Moché, nosso mestre, se diferencia das profecias dos outros profetas sob quatro aspectos:

1º Diferença: Qualquer outro profeta, não se comunica com D-us [directamente] mas por meio dum intermediário , pelo contrario, Moché, não precisava de intermediários, tal como diz o versículo: “boca a boca falarei com ele” (Números 12:8)

2º Diferença: Todos os profetas não recebem a profecia senão quando estão a dormir , conforme dizem os versículos: “em sonhos nocturnos” (Génesis 31:24) “em sonhos ou visão nocturna” (Job 23:15) e outros exemplos. É possível que lhe aconteça de dia, mas após ter caído sobre aquele homem um profundo torpor, de forma tal que fiquem neutralizados todos seus sentidos e permaneça sua mente livre, tal como acontece sonhando. Isso é o que se denomina “Visão” ou “Percepção”, sobre isso foi dito “com visões Divinas” (Ezequiel 8:3), pelo contrario, a Moché vinha a palavra de Deus também em pleno dia (em estado lúcido), estando de pé a voz surgia por entre os Querubins (que estavam por acima da arca sagrada), tal como diz o versículo: “Me revelarei a ti aí, e falarei contigo por cima da arca” (Êxodo 25:22). Disse o Altíssimo: “Ouçam agora as Minhas palavras: se surgir vosso profeta, Eu, o Eterno, em visão Me manifestarei a ele, em sonho falarei com ele. Não é assim com Meu servidor Moché,... Boca a boca falo com ele” (Números 12:6-7-8).

3º Diferença: A todos os profetas, quando recebem a profecia, inclusive sob forma de “visão” e por meio dum anjo, sentirão esgotadas suas forças, seus corpos se debilitarão e se apoderará deles um profundo medo, até sentir em que suas almas estão em vias de sair dos seus corpos, tal como expressa Daniel quando (o anjo) Gabriel falou com ele em visão: “E não ficaram em mim forças pois a exuberância de meu rosto se transformou em palidez de morte e me faltaram as forças” (Daniel 10: 8 e 9) também: “cai em profundo sonho com meu rosto ao chão” acrescentando: “por causa da visão me atingiram dores e não me restaram forças” (Daniel 10:16). Não acontecia assim com Moché, pois lhe chegava a palavra de D-us sem lhe serem causados tremor ou debilitação de nenhum tipo, tal como diz o versículo: “E falou o Eterno com Moché frente a frente, tal como fala um homem com seu próximo” (Êxodo 23:11) ou seja, assim como o homem não se enche de medo falando com seu próximo, da mesma maneira acontecia com Moché, ele não se estremecia quando lhe vinha a palavra de D.us, apesar de estar Moché no nível supremo de proximidade a D-us, como diz o versículo: “frente a frente”, isto faz alusão ao profundo nível de percepção mental, como já expressamos.

4º Diferença: O resto dos profetas não possuem a capacidade de profetizar em qualquer momento que desejam, mas apenas quando D-us assim o determina, pois é possível que passem anos sem que o profeta receba nenhuma profecia, ou que o profeta pretenda saber algo por meio da profecia e tenha que esperar dias ou meses até receber a profecia ou simplesmente esta não se lhe revele. Encontramos entre os profetas, quem se preparou (para alcançar a profecia) tratando de conseguir um ânimo alegre, tal como fez Elisha: “E agora, tragam-me um músico” efectivamente logo depois lhe chegou a profecia, mas é possível que não lhe chegue visão nenhuma apesar desse trabalho de predisposição prévio . Pelo contrário Moché, nosso mestre, em qualquer momento que quisesse, conseguia (comunicar-se com D-us) tal como está dito: “esperem aqui e ouvirei o que o Eterno prescreverá para vós” (Números 9:8) e também: “fala a Aarão, teu irmão, e que não se aproxime ao santuário em qualquer momento” (Levítico 16:2), a propósito disso explicaram os sábios: “Aarão está no nível de ´não em qualquer momento´, porém, Moché, não está no nível de ´não em qualquer momento´”.

Sunday, May 20, 2007

Os 13 principios da fé judaica


6º Principio
Existe a profecia.
Ou seja, na espécie humana, existem indivíduos com potencial e qualidades excelentes e donos de uma plena perfeição com um espírito sábio e inteligente, até adquirir uma mente sublime.
É então quando esta mente humana se pega a uma “mente superior”, sendo iluminada intensamente por ela. Este tipo de indivíduos são denominados profetas e esta experiência é a profecia sendo essa sua natureza.
Esclarecer mais este tema seria árduo e extenso e não é a nossa intenção aqui aportar provas irrefutáveis sobre cada principio, nem tampouco elucidar a essência desta percepção profética, sendo que para isso seria necessário como requisito, investigar e ter noção de todos os ramos da sabedoria, mas nesse colóquio apenas enumeraremos os princípios em forma esporádica.
Em quanto à profecia, abundam na Torá eventos que testemunham sobre a profecia de vários profetas.

Wednesday, May 16, 2007

Os 13 principiosda fé judaica



5º Principio

Só à Ele é apropriado louvar e servir, difundir a Sua magnitude e cumprir os Seus preceitos, e não a qualquer outro que esteja abaixo dEle, sejam anjos, constelações ou qualquer tipo de ente (1), porque todos eles são limitados, não são eles os que julgam nem possuem livre arbítrio para actuar como lhes apetece(1), porém só a Deus é digno glorificar.
Assim mesmo, não é correcto apelar a nada nem a ninguém para que nos sirva de intermediário entre nós e Deus (2), por isso só para Ele devem ser dirigidos todos nossos rogos e deixar de lado outro médio além dEle.
À este 5º princípio fazem referência todas as transgressões referentes a idolatria e a maioria da Torá faz alusão à isso (3).

Thursday, May 10, 2007

VINCENT - a beautiful history of a normal boy

Os 13 principios da fé judaica



4º Principio



A eternidade de Deus.

Ou seja, saber que este Ser Único, ao qual nos referimos, é absolutamente eterno.

Nada do existente, alem dEle, é anterior a Ele e prova disto são os numerosos versículos que falam deste tema, em especial o que diz: “O Deus desde tempos remotos” (Deuteronomio 33:27).

Os 13 principios da fé judaica


3º Principio
A negação de qualquer tipo de antropomorfização de Deus.

Quer dizer, saber que este Único que mencionamos, não é corporal nem força contida num corpo.

Assim mesmo, não o afectam aquelas coisas que afectam a matéria, como por exemplo, o movimento, o tempo, o repouso , não em forma constante nem casual , é por isso que nossos sábios descartam nEle a possibilidade duma composição ou divisão afirmando: “Nas alturas, não existe “sentar-se” nem “estar de pé”, não costas nem frente”. Assim como diz o profeta: “A quem então se equipara Deus, ou com quem podarás compará-lo?” “A quem Me assemelharás para que me pareça? Diz o Santo Bendito Seja Ele” (Isaías 40:18 e 25), e se for corpóreo se assemelharia em algum aspecto aos outros corpos.

Todas as passagens bíblicas que descrevem Deus com atributos físicos como: caminhar, sentar-se, falar etc., tudo está expressado numa linguagem figurativa, assim disseram os sábios: “A Torá expressou-se com a linguagem humana” e têm falado bastante sobre o assunto.

Este terceiro principio é o que nos manda a frase: “Não viram nenhuma imagem”, sendo que Ele, como já explicamos, não é material nem força expandida num corpo.

Os 13 principios da fé judaica



2º Principio


A unicidade de Deus. É dizer, saber que esta existência, que é a causa de tudo, é única. Não é uma unidade que tem semelhantes, nem tampouco um como um indivíduo de uma espécie, nem como um homem que está composto e por tanto se pode dividir em varias unidades.

Tampouco é um como uma unidade material que pode ser divisível infinitamente. Se não que Ele, elevado seja, é uma unidade única e indivisível, que não há outra igual em nenhum aspecto.

Sobre este segundo principio atesta o escrito: “Escuta Israel, o Eterno é Deus, o Eterno é Um”.

Os 13 principios da fé judaica



1º Principio

Saber que existe o Criador, ou seja, uma existência absolutamente perfeita em todos os aspectos possíveis, e Ela é a causa de tudo o existente.

Em Ele reside a possibilidade de ser de tudo e por Ele existe todo.

È absurdo supor que não exista, pois deixando de existir, tudo se anularia e não ficaria nada que pudesse subsistir por si mesmo. Se pudéssemos supor que todo deixasse de existir excepto Ele, não se anularia a Sua existência e em nada seria Afectado, pois Se basta a si mesmo para existir e não precisa de nada alheio a Si. Todo o resto, desde o celestial, refiro-me aos anjos, até o terreno e o que há entre eles, todo precisa de Ele para existir. Apreende-se este princípio do que foi dito: “Eu sou o Senhor teu De-s”

Tuesday, May 8, 2007

The reception of the Israeli Chief Rabbi Iona Metsger

In the second half of January we had the pleasure to receive the Israeli Chief Rabbi Iona Metsger for the inauguration of our community's Mikvé sponsorized by Shavei Israel.
(In the picture, me receiving the Chief Rabbi at Porto's airport)

Sunday, January 28, 2007

Jaco's Tribute! Em recordo desse "Ganda Maluco" do baixo!

Thursday, January 25, 2007

Parashat “Bó”


Resumem.

As primeiras partes da parashá descrevem as pragas dos gafanhotos e da escuridão com as quais D-us puniu o Egipto.

Logo depois da última praga, a morte dos primogénitos, os Israelitas são comandados de pedir aos egípcios todos seus objectos de valor, fazendo isso.

Moshé Rabenu, também é comandado de preparar os Israelitas ao sacrifício de Pessah, de marcar as portas das suas casas com o sangue do sacrifício e também de guardar esse preceito (o sacrifício) e a festa do pão ázimo (Pessah) em todas as gerações a seguir. Em fim, vemos que os Israelitas obedecem a todas as directivas que Moshe lhes dá.

A praga da morte dos primogénitos, a ultima da ordem, é aquela que submete o Faraó e o convence a deixar libré o povo de Israel, o qual sai do Egipto com grandes propriedades e ao qual agrega-se muita gente.

A parashá conclui com as regras da comida do sacrifício de Pessah, do pão ázimo (Matsá) e do hamets, da separação dos primogénitos e do relativo resgate, e em fim, dos Tefilin o qual objectivo final é de recordar D-us e a Sua rigorosidade para com o Egipto.

Reflexões.

A saída do Egipto é a primeira redenção na história de Israel, e temos que apreender dela sobre a nossa futura redenção.

Porque os Israelitas mereceram-se ser libertados do Egipto? Sabemos que o pacto dos patriarcas já existia: D-us prometeu a Abraão no “pacto das partes”, que depois de 400 anos seus descendentes serão libertados do Egipto.

Mas ainda temos que perceber porque é que D-us prometeu isso a Abraão.

Parece que foi apenas graças aos méritos dos patriarcas que foram libertados os Israelitas, e que eles só conseguiram guardar, inclusive em condições de exílio, a chispa daquele grande fé que os antepassados acenderam.

E com todo isso, inclusive estando no meio daquele povo dedicado a idolatria, o Egipto, voltaram todos a fé verdadeira, sacrificando, e assim desapreciando, os deuses do Egipto, os carneiros, mesmo na cara dos Egípcios!

E assim é que foi fixada uma lei pelas gerações vindouras: “Todos os profetas nos comandaram de fazer Teshuvá (retorno ao recto caminho), e assim os israelitas serão redimidos no futuro, só fazendo Teshuvá”.

E se os israelitas farão Teshuvá de espontânea vontade, merecerão também a promessa do profeta Micha: Eu lhes mostrarei maravilhas, como nos dias da tua saída da terra do Egito……Mostrarás a Jacó a fidelidade, e a Abraão a benignidade, conforme juraste a nossos pais desde os dias antigos.”

Wednesday, January 24, 2007

Perry Farrell does Teshuvá??? Well.....not exactly but is getting closer!!!

I remember in 1992, I was very young and played bass in an Italian young crossover band called "Further to Impossible", and Perry Farrell's "Jane's Addiction" were among my favourite groups......Who would have said then that Perry was Jewish? I found this unbelievable article about Perry getting closer to his roots, I more or less "Kosherized" it (was written by a non-jew and there were a lot of stupid things about Judaism!) and here you are! Just one last thing...in the article talks a lot about Chabad, I dissociate completely from this Hassidic group, but when it comes to Teshuvá of a jew who was a drug-addicted, non-Tzanua alternative Rock singer almost every branch of Judaism is good!!!Chabad Rabbi Yosef Langer gave up acid for orthodox Judaism in the '70s. His new friend, Perry Farrell is one of the forefathers of alternative rock. They're dancing together now in the temple of rock & roll

As a rain-soaked crowd shivers before a Golden Gate Park stage, one of rock & roll's most notorious bad-boy shamans locks arms with a Chassidic rabbi and the two sing "Twinkle Twinkle Little Star." The audience, in the park to celebrate Israel's 50th anniversary, seems to recognize Rabbi Yosef Langer, who sports a "Grateful Yid" baseball cap over his yarmulke. Fewer realize that the skinny man in shiny maroon-and-gold robes, curly hair covered by a turban, is rock legend Perry Farrell. When the song is through, Farrell reads a speech that founding Prime Minister David Ben-Gurion gave when Israel became a state, accompanied by a wash of wah-wah ambient noise. Then, Farrell performs live for the first time with his new band, Gobbelee. They do two songs, one of them, "Happy Birthday Jubilee," about the messianic age that some Jews believe is only a generation away. As Farrell sings, the Rabbi sways near one of the speakers, hands in the air, his fingers making peace signs. Farrell cavorts gracefully around the stage, arms pinwheeling. Drug-free since Chanukah, he's sober except for a bit of pot while he was getting dressed. Nearly 40 years old and three months from fatherhood, he's not tripping on anything but Torah. Perry Farrell has found G-d.
That's right, Perry Farrell (Peretz Bernstein), ex-junkie frontman of Jane's Addiction, mastermind of the archtypical '90s bacchanalian summer music festival Lollapalooza with all its piercings and nudity, leader of the transgressively named Porno for Pyros, now reads the Torah every day, puts on tefillin , celebrates the Sabbath and peppers his speech with a lot of Hebrew. There's a mezuzah on the door of his home in Venice Beach. The trailer for an upcoming documentary about Gobbelee (a band featuring a rotating cast of musicians that includes Rage Against Machine's Tom Morello, ex-Red Hot Chili Pepper John Frusciante, dub DJ Mad Professor and Porno for Pyros drummer Stephen Perkins) opens with Farrell blowing a shofar. Scenes of the band rehearsing are intercut with aerial shots of Jerusalem, and Hebrew readings.
A few hours before the Golden Gate Park concert, Farrell is sitting next to Langer in his manager's room at the Maxwell Hotel on Geary Street. Farrell wears a blue-and-green Adidas track suit, while the Rabbi is dressed in conservative black. But they talk like close friends, calling each other chaver, a Hebrew word that means both friend and study partner, and finishing each other's sentences. Physically, they're opposites. Langer, 52, is big and bear-like with a lulling, easy voice. Farrell is wiry with sunken, flashing eyes, and he speaks in hyper sing-song bursts with drawn out So-Cal vowels. The two were introduced right before Chanukah last year by Farrell's co-manager, Adam Schneider, who knew the Rabbi through the late music promoter Bill Graham. Now they talk nearly every other day and travel back and forth between Farrell's house in Venice and the Rabbi's home in San Francisco. This September, they plan to go to Israel together to celebrate Rosh Hashana and Yom Kippur, the Jewish new year and day of atonement. The Rabbi calls Farrell by his Hebrew name, "Peretz."
"This is purely a soul search," Farrell says. "I have found by going through other religions that this religion of Judaism happens to be the most intelligent. And when you get through the intelligence, you are on your way up the ladder. Because they don't just take care of this world, and they're not talking about the next, either. They're talking about simultaneously being in this world and the other world. We can do that. Heaven on earth."
He continues, "It's easy to become involved with the Rabbi because we're working on the same project. We're working to bring about the jubilee, the Messiah, Israel being the most wonderful center of our globe for peace and goodwill and learning. So anyone who happens to be interested in that, it seems that we sort of gravitate toward each other."
In Jewish law, the jubilee is a celebratory period that comes every 50 years. "In the Torah, the prophets refer to the jubilee as a time when slaves will be freed, there won't be any greed or murder, there will only be love and peace and harmony in the world," explains the Rabbi. "One auspicious time for the Moshiach to be revealed is during a jubilee year," he says, using the Yiddish word for "messiah,"
"We're at the brink, we're so close--we're knocking on heaven's door, in a sense."
As improbable as a debauched rock icon embracing Judaism is the not-uncommon sight of an Orthodox rabbi boogeying in the front rows of San Francisco rock shows or riding a motorcycle with a rolled leather seat down city streets. When Farrell is handed a mezuzah, Langer demonstrates the correct way to prepare and insert the parchment scroll. "You roll it like a doobie," he advises Farrell.
Langer himself is a product of the counterculture and isn't rattled by modern lifestyles. "We're living in a jungle here, in exile," he says. "The wise ones observe the chaos and are not threatened by it."
Despite his open approach, he is still very much an Orthodox Jew.
Like other boomers who were in their 20s during the late '60s and early '70s, the pre-rabbinical Langer pursued enlightenment through Eastern traditions and chemical mind expanders. He flunked out of college, where he majored in business, got stoned every day and dropped acid five or 10 times, then turned to yoga and metaphysics.
"I was just pretty empty," he says. "I'd been searching, trying to pick up some pieces that I had broken during the '60s. The emptiness got to a point where I wanted to find some truth in this whole thing, so I started looking in everyone else's backyard."
At a Unity Church in Oakland, someone asked Langer about "the infinity of the Jewish alphabet," the supposition that since every passage in the Bible contains infinite understanding, then each letter must itself be infinite. Langer was embarrassed to admit that he didn't know the Jewish alphabet, let alone its infiniteness. But he was intrigued by the idea, so he began studying Hebrew and Judaism. In 1970 he quit smoking pot and enrolled in rabbinical school. He spent three months in Brooklyn, learning the ways of the Chassidim amid followers of the Lubavitcher Rebbe, the late Menachem Mendel Schneerson. He went on to start the first Chabad house in San Francisco in 1983.
'One auspicious time for the Moshiach to be revealed is during a jubilee year,' says Rabbi Langer, using the Yiddish word for 'messiah. We're at the brink, we're so close--we're knocking on heaven's door, in a sense.'



"Chabad is not like other Chassidic groups, which are very closed," Langer says. "The Chabad house is like a home away from home. It's an entry to the unaffiliated. It has a warm quality, to learning, to experience."
After embracing Orthodox Judaism, though, Langer didn't give up his love of rock & roll--he just incorporated it into his work.
"I would go to rock concerts and we'd set up a table. The last time I saw Bill [Graham], he allowed us to set up at the Grateful Dead concert at Shoreline. Every time the Dead came to San Francisco, I would make a Grateful Yid Shabbas [the Jewish Sabbath dinner]. I thought, you know, there's a lot of Jewish kids that trek after the Grateful Dead all over the country. Wouldn't it be nice to give them a spiritual alternative, get them more in touch with their roots? I never told them, 'Don't go to the Dead.' But at least check out a Shabbas. When the Dead would come to town I'd put a tie dye over the head table and offer two tickets for one--tickets for the Sunday-night concert in exchange for them coming to the Shabbas on Friday night. You have to give them something back, right?"
When he met the former Perry Bernstein from Queens, he saw someone, who, like himself at an earlier age, was hungry for spiritual meaning. Farrell's legendary bad habits didn't faze the rabbi, who quotes Chassidism's founder, the 18th-century Rabbi Baal Shem Tov, as saying that Jews return to their roots "like a slingshot," and that even the misbehaving rise above the perfectly pious if they are on the path of return, baal teshuva. "Not even the righteous can stand in the shoes of someone who's returning," Langer says.
Farrells son, who's due in September, will be named Yovel, the Hebrew word for jubilee. Farrell believes utopia is coming, and he constantly uses the word "party" to describe it, as if the Messianic Age will be one giant cosmic Lollapalooza. As the Rabbi says, "Perry's always been about bringing it all together." As for the more restrictive aspects of Chassidism, well, Farrell just ignores them.
I ask him: Doesn't Orthodox Judaism conflict with the hedonistic music industry? "No," Farrell replies, "because what doesn't work about our business has no business in this world. Greed, envy, lust. Things that aren't rooted in love. Now love is way, way heavier. You can't stand in the way of love. You can get in the way of lust, you can get in the way of greed and envy and war. But you can't get in the way of love. Eventually love will conquer. Think of it--let's make believe that I'm your girlfriend now, and we're talking about your loooovvve ... that's the stuff, right? It's wonderful stuff and it's good news. The stuff it happens to get in the way of, I couldn't care less about it. I don't want to be an envious person, I don't want to be a liar, I don't want to be a thief, because it's short-lived, and what we're looking for is eternity."
Yeah, but what about the Jewish laws requiring marriage and monogamy, to which Farrell doesn't subscribe? "Because there's a way that this man operates and he happens to be a wonderful man," says Farrell, gesturing toward the Rabbi, "what does that have to do with me other than hey, I met another loving fella?"
The Rabbi adds, "We're chavers, we talk about this stuff. Farrell wants to conduct his life the way he's conducted it ..."
"Yeah, it's up to me," Farrell continues. "All it means is my chaver might say, hey man, you might get hurt if you do that, or hey man, are you sure you want to do that, and then I'll say, you know, you've got a point."
"That's what chavering is all about," the Rabbi says. "You respect each other's space, and you learn from each other. Like the honkers ... you don't mess around with honkers anymore, right?"
"What are honkers?" Farrell asks innocently.
"In Hebrew school, the honkers," says the Rabbi, smiling.
Now it's my turn to ask, "What are honkers?"
"That's private," the Rabbi says.
"I'll tell her," says Farrell. "I went to Hebrew school when I was young, and I got kicked out of school because, besides fighting, I would run up to the girls and I'd grab their breasts. It was fun, they were sexy. So they told on me, 'Oh my God, this kid, he's snapping our bras.' It was a funny thing, I thought. To go up and snap a girl's bra or grab her boobs. I wouldn't ever do that now." ´
Why, I ask, because you're older or because of Judaism? "Well, I was doing it in Judaism. I was whatever, 10 years old. I thought I was actually doing it because I liked them and was trying to get their attention, you know, like pulling on a pigtail. It wasn't like I was being disrespectful as much as being playful. But nonetheless, the teacher said, 'This kid's a bad kid.' But my parents said, 'Please, just let the kid get bar mitzvahed and we won't ask you for any other favors.' So that was the last time I actually was in Hebrew school. I got bar mitzvahed and I never went back to shul after that.
"And now I'm on my 40th year," he continues. "All this time I've studied all forms of religion, white, black, and what happens is I start learning for myself, rather than anyone telling me as a child, 'Do this.' There is a time in life for testing, and it's called youth. It's not a bad thing--you test-pilot the chaos. Some of it doesn't work. Too much of the chaos you can't handle, so you have to be very careful when you're experimenting. Your great experimental years are your youthful years because you have the ability to heal yourself from the mistakes. Then nature says, all right, now you're not going to heal, now what you're going to do is preserve. You're going to work on preserving and fortifying. So I've been working on fortifying, fortifying, fortifying."
Now, he says, "I don't even need Rabbi Langer and I still am tied to Hashem . That's the way it should be. Fear no man and love the Lord. And fear the Lord. And play with your chaver. We help each other like brothers, but should Rabbi Langer turn his back on me one day, because I smacked his kid behind his back, or went for the honkers, should that happen, or should another man come up to me and say, 'You're not doing it right,' I can say to him, 'Like me or not, because I don't depend on you for my strength. I depend on myself to learn about God and I depend definitely on Hashem. That's the only thing I depend on.' When I see Hashem, I see the all-inclusive manifestations of the globe. So when I say 'Hashem' I could be talking about a plant or a cat or you or me. Or a rock. He, she, them, that's my little game in my head. Hashem means all of us."
The Jane's Addiction song "Had a Dad" begins, "Had a dad/ Big and strong /Turned around found my daddy gone/ He was the one/ Made me what I am today/ It's up to me now/ My daddy has gone away." Perhaps, I think, now that Farrell's going to be a father himself, his return to Judaism is a way for him to make peace with his family. He doesn't buy this. "My familial roots was being kicked out of school, chasing girls around and clobbering kids on the head. My education was not there," he says. "No. I have the right to look at my father and say, 'I do or do not like the way my father lived, and I won't live or I will live like him.' My father, although he was a charging g, was not an Orthodox or even an observant Jew, so I did not come to this by any kind of peer pressure; I did not come to this by any kind of social pressure."
At the same time, he's thinking about his son in Jewish terms. "The principles are based in children and parents. The whole system of yud hay vov hay is the cycle of creation, and that includes childhood, learning how to raise a child, bringing a child to love, having a bar mitzvah and becoming an adult, then becoming a grandparent and keeping the vow together with love. Yud hay vov hay. My child is going to know everything that I know. The most important thing, if I couldn't find a temple and I didn't have a book, is I would tell him to learn to love God and all God's creation, because God's inside everything and we're all his creation and he's inside of us.
Yovel's birth will coincide with the Jewish High Holy Days in September. Perhaps only a rock celebrity or a lunatic would conflate the coming of their son with the coming of the Messiah, and perhaps it's only a coincidence that Farrell suddenly believes we're on the brink of paradise. Standing outside the Maxwell Hotel, someone asks him, "Is the jubilee really coming in September?" "Well, my child's coming in September," he replies. "Whether it's the messiah, well, I think you're the messiah."
But just as Farrell has cleaned up and found religion, the ghost of his old, drugged-out and slightly satanic self has snuck out of the grave via a porn Web site called Spy7.com. Until a recent temporary restraining order, Spy7 was marketing a tape of Farrell having sex in the back of a limousine while shooting up and babbling about the devil. His lawyers are trying to suppress the tape and are suing Spy7 for $40 million. Farrell says that although it's no secret he was a drug addict, he's still deeply ashamed to have a video of himself at his most smacked-out and depraved floating around the world, available to anyone willing to fork over $19.
"The tape is a shame to me," he says. "If there's anything in this world I wouldn't want you to see, it's that tape. I'm not kidding you. But you're gonna see the tape. I have to figure out how I'm going to live the rest of my life feeling so ashamed and embarrassed about this tape. It's different when I tell you a story about me, like, oh, you know, I used to be a waste. It's another thing when that waste is constantly in your face. So even though I appear before you here, that appears before you there. That's why I'm ashamed about it. I don't mind talking about what I used to do. I could tell you things that about myself and you because of it, deep, deep, deep things. I could tell you about your animal nature. But if you don't know me and they throw this tape up and they go, this is him, I'm going to have to feel ashamed."
He continues, "It wasn't even the drugs, although I don't do the drugs anymore. It's more the stupidity of my words. They're stupid. I'm speaking as an idiot. I say, 'Coke is the devil' and 'I can play the devil.' I felt the devil was inside of me. And I came to find out that the devil's In everybody. I could look at it like it's a curse, which it is, so I'm going to turn it into a blessing. It's funny how it works. Just when you crush the serpent's head with your heel, he bites you in the heel. So the good news is I think I've crushed the serpent."
Farrell talks about teshuva. "People go off on their godless journey. It might be because they don't know who G-d is, they don't even know where to begin to look," Farrell says. "In my case I wasn't even looking for G-d. I didn't understand the concept at all. I was living for myself alone. Even though I was a singer, I was working for myself. I didn't know. I might one day come to say I'm really glad that tape is there, because you can see how far a person can go, and you can see how a person can come back from going away that far. That's what teshuva is all about. If you say, I think you're a scumbag, I'll say to you it doesn't stop me from loving Hashem and reading Torah. If I can't be up there singing when the jubilee occurs, I'll be in the back applauding. I'll be the last guy. I'm still gonna be there."

Monday, January 22, 2007

Lembram-se do videogame Mario Bros.??? Olhem que faz esse gajo com um baixo de 11 cordas!!! Increivel!

Sunday, January 21, 2007

Level 42 - Mr. Pink: Mark King, uno dei migliori bassisti fa qua un intro eccezionale, e finisce con le sue tipiche triplette!! TrapáTrapáTrapá!

Saturday, January 20, 2007

Il muso del porco - O focinho do porco - La jeta del puerco - The pork's face


L´ ex dittatore Israeliano, giudice Aharon Barak (sarebbe piú giusto dire Balak, e a buon intenditore poche parole.....).
O ex ditador israelita, o juiz Aharon Barak (o seria melhor dizer Balak.....)
El ex dictador israelí, el juez Aharon Barak (o seria mejor decir Balak....)
The Ex Israeli dictator, judge Aharon Barak (or would be better Balak....)

שם רשעים ירקב

Un video per i nostri "cari amici" della sinistra europea. Sit and enjoy!

Friday, January 19, 2007

Shabat Vaerá


Esta Parashá e a seguinte nos introduzem aos acontecimentos da missão de Moshé Rabenu; nos apresentam uma ampla exposição das varias negociações que houveram entre Moshé e o Faraó para obter a libertação de Israel da escravidão. Essas parashiot nos demonstram como se determinou a comprida série de castigos, conhecidos pelo nome de pragas, a causa dos quais o malvado Faraó tinha que convencer-se a deixar livre o povo de Israel.
Uma pergunta, uma dúvida que pode surgir sobre todos esses acontecimento é a seguinte: se D-us já tinha decidido a libertação de Israel, qual foi o fim de todas essas punições? Não podia ser suficiente apenas uma praga solene, uma manifestação da omnipotência divina para ganhar a prepotência do Faraó e resgatar Israel da escravidão? A essas perguntas se pode responder usando as mesmas palavras que Moshé pronunciou em frente ao Faraó: “mas, na verdade, para isso te hei mantido com vida, para te mostrar o meu poder, e para que o meu nome seja anunciado em toda a terra.” (Êxodo 9, 16). Esse gradual e lento processo de provas e punições faz parte dum plano divino: D-us mostrando a Sua tolerância para com o pecador, Quer também dar ao Egipto e ao Faraó uma série de grandes ensinamentos sobre a verdade Divina e os critérios da justiça no mundo, porque não é só a Israel que D-us se revela, mas ao mundo inteiro!
Mesmo no meio dum povo de idolatras, em frente a uma das nações mais potentes daquela altura, devia revelar-se a grandeza do D-us Único. É assim que mesmo aquele Faraó que disse “Quem é D-us para que eu ouça a Sua voz?”, mais tarde admitirá a verdade com as palavras: “ o Senhor é justo, mas eu e o meu povo somos a ímpios.” (Êxodo 9, 27). Mas esta revelação de D-us em frente dum povo estrangeiro e idolatra, era necessária também para Israel, sob outro aspecto. Quem podia convencer ao povo de Israel gritando baixo as cadeias da escravidão? Quem podia acreditar que com aquelas terríveis condições seria também chegada a salvação? Podia apenas a força humana mudar radicalmente aquela situação? Podia a intervenção de homens, também de grandes guias como Moshe e Aharon, acabar com aquele pesadelo?
Mesmo naquela condição que parecia desesperada, na qual a mão do homem era incapaz de obter algum sucesso, ali tinha que demonstrar-se a potencia de D-us, para ensinar ao povo de Israel a influencia da providencia na historia.
Então a liberação de Israel, não será obtida com a intervenção humana, porque nenhuma força nem homem podia fazer aquilo que já Israel achava perdido: “…pois por uma poderosa mão os deixará ir…” (Êxodo 6, 1). Assim Israel apreendeu a conhecer directamente D-us, por aquelas verdades que a mesma história, as mesmas experiências da vida mostram.
È assim que todos os acontecimentos de Israel no Egipto, transformam-se num ponto inesquecível da historia humana e então o ponto de nascimento dum povo: um grupo de pessoas que até agora eram apenas descendentes da mesma família, a família de Avraham, e tinham recebidos a mesma educação, e que agora experimentam e testemunham os ensinos do patriarca, no só entre eles mas em frente do mundo inteiro.

Quero concluir dizendo que é essa a peculiaridade dos judeus, que nunca se podem comparar as outras religiões:

Uma fé – Que nasce com os ensinamentos de Avraham e afirma-se com os acontecimentos do Egipto;

Uma forte identidade nacional – Que é a união familiar da casta de Avraham e de todo que entra a fazer parte disso;

Uma identidade territorial – a amada Terra de Canaan, prometida por D-us na qual Israel cumprirá a sua tarefa.

Três caracteres inseparáveis do Povo de Israel.
Torá, Nação e Terra, o lema do nosso povo…
Torat Israel, Am Israel, Erets Israel!


Shabat Shalom
Rabino Eliezer Shai Di Martino

(Essas palavras são inspiradas aos ensinamentos do Grande Sábio Italiano Riccardo Pacifici z’’l, rabino da comunidade sefardita de Génova, que dedicou a vida durante a segunda guerra mundial para o ensino da Santa Torá)




Thursday, January 18, 2007

Un vecchio video con Rehavam Ghandi Zeevi

Há também musulmanos bons! O Imam Abdul Hadi Palazzi por exemplo....( Em Portugues )



O Imam de origem italiana, Abdul Hadi Palazzi é um dos poucos musumanos a favor da existencia do estado de Israel, e sobretudo contra o terrorismo palestiniano! Grande Imam Palazzi! O Imam se encontrou também com Baruch Marzel do Hazit, isso confirma o que sempre quis-se dizer ao mundo: " O judaísmo não é racista! E nenhum grupo de direita religiosa israelita acha que os judeus são "uma raça superior", nem que os árabes são uma raça inferior!!! Mas nenhuma pessoa intelectualmente desenvolvida se deixaria massacrar sem fazer nada! Nos só queremos segurar a paz entre os nossos irmãos judeus sem ser hipócritas e supostamente "politicamente correctos" (Sigh!). A hipocrisia e o " politically correct" os deixamos aos estúpidos social-democráticos europeus, nos preferimos a razão....

Aqui levo as palavras do mesmo Imam numa entrevista em italiano:

"Non esistono i 'palestinesi'. Non sono mai esistiti. È una finzione creata da un esperto di pubbliche relazioni, la fantasia di un pubblicitario di Madison Avenue. Non esiste alcuna 'intifada,' né di El Aksa né di altro. Esiste invece un Pogrom delle Autorità Filistee, sia contro ebrei che contro arabi, compiuto da Arafat e i suoi banditi. Le vittime principali sono gli arabi stessi. Nel Corano c'è un unico riferimento al popolo palestinese - quando si parla dei filistei".
"Allah punirà quelle nazioni che osano condannare lo Stato d'Israele,che si sta semplicemente difendendo contro sommosse selvagge e terrorismo shaytanico [satanico] [...]. Credere che atti sediziosi, ad esempio il lancio di sassi o di bottiglie molotov, oppure lo sparare contro l'esercito israeliano, la polizia o la popolazione civile sia permesso dalla Shari'ah islamica è ancora più pericoloso che commettere tali atti pensando che siano 'haram' [vietati]."
"l Corano riconosce la Terra D'Israele come eredità dei Figli d'Israele e che l'attuale Stato d'Israele è adempimento della profezia coranica secondo cui, prima del Giorno del giudizio, il popolo ebraico tornerà a dimorarvi."
"Coloro che insorgono contro Israele mettendo innanzi il nome dell'Islam in realtà commettono 'fitnah', ribellione e sedizione - ha detto Palazzi - e coloro che spingono gli ignoranti a fare una cosa del genere sono criminali del terrore."

Ou seja:
"Não existem os palestinianos! Nunca existiram! É uma ficção cre
ada por um experto de relações publicas, a fantasia dum publicitário de Madison Avenue. Não existe nenhuma Intifada, nem de Al Aksa nem de outro. Alias existe um Pogrom das Autoridades Filisteas, contra os judeus e contra os árabes, culpa de Arafat e seus bandidos. As victimas principais são os mesmos árabes. No Alcorão há um único referimento ao povo palestiniano, e é quando se fala dos filisteus."
"Allah punirá aquelas nações que se permitem de condenar o estado de Israel, que esta simplesmente a se defender de revoltas selvagens e terrorismo satânico. Acreditar que actos de violência, como por exemplo atirar pedras ou grafas Molotv, ou disparar contra o exercito israelita, a policia ou o população civil seja permitido da Shari'ah islâmica é ainda mais perigoso do que fazer os mesmos actos e achar que sejam proibidos!"

"O Alcorão reconhece a terra de Israel como herança dos Filhos de Israel e que o atual Estado de Israel é o cumprimento da profecia do Alcorão, conforma a qual, antes do Dia do Juizo, o povo judaico retornará a morar nela"
"Aqueles que se rebelam contra Israel usando o nome do Islão, em verdade fazem "Fitnah", (rebelião e pecado), disse Palazzi, e aqueles que empurram os ignorantes a fazer o mesmo são criminais do terror!".

Estão a ver? Não há muito que agregar.....Um Hazak uBaruch ao Imam Palazzi, um Hasid Umot HaOlam, um justo das nações do mundo! Que seguro terá lugar no mundo vindouro, que HaShem o abençoe e lhe de sucesso!

Podem controlar pessoalmente no sitio da comunidade islâmica italiana:
http://www.amislam.com/


Wednesday, January 17, 2007

Marcus Miller tocando "Power", un groove espantoso!!!! Un otro monstro del bajo aqui en HaNesher!

Parashat Vaerá by Hacham Yossef Faur HaLevi - One of my mentors in Jewish thought and maybe one of the last Real Sephardi Rabbis - (In English)


And By My Name, The Lord, I did not Make Myself Known To Them (Exodus 6,3)

In a section of "The Book Megillat Starim" (published by Poznanski in Hatzofe L'chochmat Yisrael, 25, 1921, pages 177-179), Rav Nissim Gaon (990-1062) develops the principle that (in contrast to the general concept of "divinity", which is attainable through rational thought) the concept of G-d is known only in the "consciousness of feeling" (translation from the Arabic original "alam eltz(r)orýi", the exact meaning of which is: intuition). The people of Israel

achieved this supreme knowledge because they stood together:

"... At Mount Sinai and heard "I am the Lord your G-d" from the Almighty himself. From that day on they knew G-d intuitively; having seen the sounds pressing through the cloud and the fog, it seemed to them to be the actual form of the letters and their shapes written in the air in the order of the words."

Thus they realized by intuition "that the Holy One Blessed Be He himself spoke to them". The uniqueness of the Children of Israel stems from the fact that they were fortunate to get to know of "The Creator and His own attributes through intuition". Thus they are the witnesses testifying before all mankind as to the sublime existence of G-d: "they testify that the Lord exists, alive and present in the world, since they learned this fact intuitively". From this exact standpoint Israel alone are capable of being the witnesses - in the sense that the Arabic word "shahid" (believer) refers to one who gives a testimony of faith before others as to what he feels internally. In the light of this Rav Nissim Gaon explained the passage in Isaiah (43,12) "And you are My witnesses, says G-d" in the plain sense of the words. To this height only the People of Israel can ascend: "... The Holy One Blessed Be He made his people Israel unique in knowing Him intuitively... Therefore they deserved the title - witnesses". This is the intent of the prophet Amos (3,2): "Only you have I known from among all the families of the earth". This is to say : "I have made you unique to know Me ... through intuition". After discussing the various scriptural references and problems which apply to this principle , he concludes:

"And it becomes clear from all these Biblical verses and the proofs for the arguments I have brought that all the prophets who heard the words of the Lord, and all Israel, from the day they stood at Mount Sinai and heard "I am ..." and "You shall not have..." from the mouth of G-d, already knew the Lord clearly through intuition".

Accordingly Rabbi Yehuda Halevi (1075-1141) made a sharp distinction between belief in the Lord and belief in god in general. Belief in the Lord has two major characteristics: it cannot be attained through any logical process, through rational means, but only in "that prophetic vision"; and it belongs exclusively to the People of Israel. Belief in the Lord generates an existential transformation in the believer. In the words of Rabbi Yehuda Halevi: "G-d gave him another heart...it is thus that man becomes a servant, loving the object of his servitude and willing to sacrifice his life for the one he loves...". Thus the belief in the G-d of Abraham is different from that of Aristotle (The Kuzari, part 4, 15-16). One may, therefore, differentiate between the belief in the Oneness of G-d in Israel and the monotheism which exists among certain classes of the pagan peoples .

The historian of religion Paul Radin ( 1887-1959) in the ninth chapter of his classic work "Primitive Religion" (New York, 1957), proved that what is usually called monotheism among pagan peoples is not a religious principle but a philosophical one: "We are here not dealing essentially with a religious belief at all but with a philosophical concept". Monotheism among such peoples does not operate in their spiritual lives but is "an artificial and static synthesis" in the hands of a limited group of religious leaders. If it is at all legitimate to call this idea monotheism, claims Radin, "it would be just as legitimate to call Socrates or Seneca a monotheist. Monotheism in its strictly religious connotation implies that it is the official faith of the whole community. Such a faith is never found among primitive people". In this light one can well understand the promise of G-d that the Covenant at Sinai had two purposes (which are, in fact, one). First of all, it was intended to make Israel "a Kingdom of priests" (Exodus 19,6) meaning that unlike the pagan nations this knowledge is not the exclusive property of some kind of elite group, but is the heritage of the entire nation. The second purpose is that this knowledge comes to create a substantial change in the people. This is stated in the the continuation of the passage: "and a Holy People" - this is not simply an intellectual concept, but a belief, which transforms the Children of Israel into a Holy People.

In Exodus 5,22 we hear Moses complain that Pharaoh has rejected his request. Not only did he not free Israel but actually he worsened their condition. The answer to Moses' complaint is found further on (6, 2-7) when G-d announces the process of phenomena and events in nature which will transform Israel into a people who know G-d intuitively. Rabbi Ovadiah Sforno (1470-1550) pointed out that the letter "bet" in the word "be-El Shaddai" relates also to the word "Ushmi" (see Ibn Ezra and Shadal) and therefore the meaning of the passage is: "And by My name, the Lord, I did not make myself known to them: in that revelation. And I did not change any law of nature for them". G-d did not announce His ways to our Forefathers through miraculous changes in nature , but in prophetic visions.

A similar view was held by Rabbi Yitzchak Karo (16th - 17th centuries), the uncle and teacher of Rabbi Sforno in his commentary to the Torah (Toldot Yitzchak). He draws a basic distinction between the miracles done in the time of the Patriarchs - in the name of G-d as "El Shaddai" - which are by nature "hidden miracles", and those done for Israel in Egypt, which were "visible miracles". The purpose of the miracles done by Moses in Egypt was not to convince Pharaoh but to initiate a complex chain of events which would reach their climax at the foot of Mount Sinai. At that point Israel would come to know G-d through "the knowledge of feeling". In this light we should understand the letter-conjunction "vav" in the word "V'yada'atem ki ani ..."(And you will know that I am the Lord , your G-d) (Exodus 6,7) as being causative. The passage then, means: Through these miracles you will finally come to know the Lord in the knowledge of feelings. The continuation "who freed you from the sufferings of Egypt" refers to the first passage in tTen Commandments: "I am the Lord your G-d who brought you out of the land of Egypt, from the house of bondage"(Exodus 20,2).

We must point out that according to Maimonides only: "the signs done by Moses in the wilderness - were done out of necessity" (Yesodey Hatorah 8:1). Not so the miracles performed in Egypt, whose purpose, in the words of Rabbi Yehudah Halevi, was to transform each individual in Israel into "a servant loving the object of his servitude and willing to sacrifice his life for the one whom he loves". (For details on the subject and sources see: Josef Faur, "Intuitive Knowledge of G-d in Medieval Jewish Theology", Jewish Quarterly Review 67 (1976-77),( 90-110).

Perush al Mahasé Etz Hadaat - baseado en las enseñazas de mi grande Maestro y Rabi Reuven Levtov (En Español)

El "Fruto Prohibido": El punto de vista del Judaismo

La Biblia comienza relatándonos una historia entre el hombre y la mujer, que, para el común de la gente, en el mejor de los casos suena como un cuento de hadas, para niños. No obstante, refiriéndonos al texto con el respeto que merece, nos obliga a un análisis más profurndo.
Es entonces donde aparecen los interrogantes más destacados: ¿Por qué comienza con este relato? ¿Tiene un mensaje que me sirva hoy en día? ¿Por qué fue tan grave comer de ese árbol? ¿Si no podía comer, por qué Dios lo puso en el jardín, delante de ellos? Luego de comer el hombre ya puede distinguir entre el bien y el mal, es decir antes no, realmente esto llama la atención, ¿el hombre desobedece a Dios, y en vez de ser castigado, es premiado con el don del conocimiento del bien y del mal? ¿Por qué Dios se opone a que el hombre conozca el bien y el mal, si esto es algo bueno? ¿Acaso Dios prefería un hombre ingenuo y no inteligente? ¿Es factible que una serpiente hable? ¿Por qué es una serpiente y no otro animal el que habla con la mujer? ¿Por qué se dirige a la mujer y no al hombre? ¿Qué es lo que pensó la mujer, acaso no era clara la orden de Dios de no comer? ¿Por qué el hombre come sin cuestionar nada a la mujer? ¿Recién después de comer perciben que están desnudos, antes no lo habían notado? ¿Por qué los castiga de esa manera y no de otra? ¿Qué relación hay entre los castigos y lo que hicieron? ¿Por qué los hechó del Jardín y no pueden volver, acaso Dios no acepta el arrepentimiento? ¿Qué culpa tenemos hoy en día de que Adam y Javá hayan actuado así, por qué, nosotros no podemos estar en el Jardín del Edén? ¿Por qué no nos da una oportunidad a nosotros y de seguro no desobedeceremos?

Estas son algunas de las preguntas que surgen a primera vista, no obstante un análisis más profundo y estilístico del texto, como así también, los Nombres de Dios que figuran en cada caso despertarán otras preguntas que en su debido momento formularemos.

Comencemos a profundizar y bucear por la profundidad del texto y tal vez tengamos el mérito de extraer algunas de las innumerables perlas y tesoros que esconde este gran mar de la Biblia.

Cabe aclarar, que no es mi intención innovar nada ni agregar a lo que los sabios ya nos han explicado, como así también, lejos de mi el revelar lo escondido, solo expondré lo que ya han revelado los rabinos (es decir los comentaristas clásicos del texto Bíblico), fuera de ello, sólo insinuaré muy sutilmente y eso bastará para el entendido en la materia, no obstante dejo bien afirmado y aclarado que nada de lo que digo se encuentra en discordia con los principios y tradiciones del judaísmo y si alguien así lo interpreta, es obvio que ha entendido lo que él quería y no lo que yo quise decir.

Dios Creo al hombre y la mujer y los colocó en el Jardín del Edén desnudos.

¿Por qué entonces hoy en día nos cubrimos?, ¿Qué tiene de malo que viviéramos desnudos? Todo el sentido que el ser humano se viste es para no sucumbir a su impulso, si así no fuera, el problema sería que estaramos demasiado sumergidos en el mundo del placer. Se preguntán entonces: ¿qué tiene eso de malo?, que cada uno haga lo que quiera, ¿cuál es el problema? El problema es justamente que el hombre se diferencia de los animales por su capacidad de razonar, captar verdades supremas; por lo tanto si vive sumergido en el mundo de lo placentero, se estaría denigrando, rebajando al nivel de los animales.

Echemos una mirada a lo que nos relatan las escrituras y la sabiduría hebrea acerca de la naturaleza de ese primer hombre formado “a imagen y semejanza”.

Al principio Adam cohabitaba con su mujer no por cuestión de placer, sino como fruto de un racionamiento; meditaban: ¿es bueno traer más niños al mundo o no?. Ellos se basaban en el intelecto para decidir, no en si seria placentero, lindo o agradable. En ellos los conceptos: lindo, cómodo, placentero, o agradable, no existían, o no ocupaban un lugar preponderante en su escala de valores, como para tomar decisiones en base a ellos. ¿Qué existía entonces en su escala de valores? Existían los conceptos Jojmá (sabiduría), Emet (verdad), qué es lo correcto obrar de acuerdo al Emet. Estos eran los parámetros rectores de sus actos y la máxima en su escala de valores.

La pregunta entonces será: Si estaban en un nivel tan elevado, ¿qué fue lo que los hizo comer del árbol del bien y del mal? ¿Cómo es posible que estando en tal nivel, pueda “tentarse” y comer del árbol que no debía? El hombre en potencia tenia la capacidad de actuar y decidir en base a una escala de valores suprema, pero también poseía el libre albedrío para no hacer lo correcto. Por lo tanto en un momento de debilidad del intelecto, abandona la perfección de lo racional se rebaja al nivel de lo placentero y deja que su imaginación lo lleve por esos parámetros.

Literalmente está escrito: Batere haisha ki tob haetz lamahajal veki "tahava hu" laelaim, (Y vio la mujer que era “apetitoso” el árbol para comer y “placentero” a la vista). Vemos claramente cuáles fueron los móviles que la condujeron a comer. ¿Cómo funciona esto? imaginemos un hombre que haya estado presenciado una revelación tal como la de Maamad har Sinai (la revelación del Monte Sinaí), es decir que se encuentra en un estado sublime de captación de la verdad, y luego de unos momentos de semejante acto este hombre prefiere comer una torta de chocolate o fantasear todo tipo de placeres o dedicarse a cualquier cosa por el estilo. ¿Qué sucede? La conciencia de ese momento de verdad que captó hace unos momentos no permanecerá viva en él. ¿Por qué? porque permitió que otras cosas penetren en su intelecto. Todo tiempo que el hombre no está atento y alerta para que no penetren en él y en su escala suprema de valores todo tipo de Dimionot (conceptos erróneos, tales como lindo, cómodo, placentero, etc.) entonces es factible que baje de su nivel intelectual; el hombre debe estar atento a que el Dimión (literalmente: imaginación) no se des-borde. Constantemente su intelecto debe prevalecer sobre su Dimión, si así procede, entonces el Dimión estará al servicio del intelecto, pero si no es así, entonces será el intelecto el que se pondrá al servicio del Dimión; por ej. el Dimión incentivará al hombre a hacer algo porque es placentero, aunque no fuera ello de ningún provecho racional, el intelecto entonces, proveerá las estrategias a seguir para alcanzar tal objetivo, transformándose así el intelecto en servidor del Dimión, degradando de esta manera la supremacía del hombre y su más preciado don, tal es la capacidad de actuar de acuerdo a las verdades abstractas, es decir actuar de la manera más correcta racionalmente.

Es por eso que como dijimos, el individuo constantemente debe estar alerta y sojuzgando cada acto que realiza si responde a parámetros verdaderos o no; sin permitir la más leve concesión al Dimión aun en pequeños actos, ya que así actúo la serpiente: “-Come un poco no pasara nada, al contrario seréis como dioses...”

Este es el motivo por el cual dice que es Tob, y no Emet ya que el concepto de bien es un concepto relativo, subjetivo y no algo absoluto y objetivo como la verdad. Si esta bien o mal hacer ciertas cosas depende del lugar o el tiempo de quien lo mire; por ejemplo ciertas actitudes que en oriente son conceptuadas como de buenas costumbres en occidente esa misma actitud es considerada como una falta de educación; asimismo, ciertas cosas que en la antigüedad eran placenteras y aceptas, en la actualidad son repudiables (el circo romano por ejemplo), es decir que el bien y el mal no responden a un patrón general. En cambio la verdad es absoluta sin depender del espacio o del tiempo, por ejemplo la premisa 2 + 2 = 4 es verdadera aquí o en cualquier parte del planeta, ahora, hace mil años o dentro de 10 siglos.

Lo falso y lo verdaderos son conceptos con los que se maneja el intelecto en cambio los términos: bien, mal, lindo, feo, cómodo, etc. son conceptos del reino del Dimión.

Adam al comer del árbol del bien y del mal, lo que esta haciendo es descender de su posición racional donde dirige y reina el intelecto Séjel a un grado mucho más inferior que es el mundo del Dimión donde los parámetros para decidir y actuar responden a lo lindo, feo, cómodo, etc. Es por eso que cuando el hombre come del fruto de ese árbol, acto seguido se expresa: Hem Haadam haia keejad mimenu ladat tov barha normalmente traducido como: "Ahora el hombre es como uno de nosotros conocedores del bien y del mal", pero esta traducción no es correcta ya que Dios no se maneja con conceptos de Bien o Mal sino que lo hace con conceptos absolutos de Verdad y Mentira tal como dice: Jotamó Emet (la verdad es Su sello) y no Jotamó Tob (el bien es Su sello), más bien deberíamos leer el versículo de la siguiente manera: Hem Haadam haia keejad; mimenu ladat tob barha que bien traducido se leería: "Ahora el hombre es único, él decide lo que es bueno o malo". Es decir que ya no se maneja por conceptos absolutos sino que es el hombre el que designa, "inventa" o carátula lo que es bueno o malo, independientemente de si ello es verdadero, más bien respondiendo a un criterio de placer o practicidad más que a un criterio de verdad.

La prueba patente que refleja este cambio en la escala de valores del hombre, es decir del cambio de lo verdadero por lo estético o lo práctico, es el hecho que inmediatamente antes de este suceso del árbol del bien y del mal, lo que nos relata es que el hombre y la mujer estaban desnudos y no se avergonzaban (Génesis 2:***) era como verse las palmas de las manos o los rostros, y luego de que comen del árbol, lo primero que nos dice es que se abrieron sus ojos y vieron que estaban desnudos (Génesis 3:***). No se esta refiriendo a un cambio óptico, que antes no veían y ahora si, sino que antes, cuando su escala de valores estaba regida por el intelecto, el sexo, "el" placer, ocupaba un lugar relativamente bajo; en cambio cuando de pronto su escala de valores cambia y se rigen por el Dimión el placer sexual se sobredimensiona y ocupa un lugar central, es lo primero que vieron.

El Dimión no es algo malo per se; afirmar esto seria contradecir lo escrito: Baiar Elokim "et col" asher asa beine tob meod (“Y vio Dios ‘todo’ lo que había hecho y he aquí que era muy bueno”), esto incluye aun al Dimión.

Pero depende de cómo el hombre lo utilice, una alusión a ello en el texto bíblico se encuentra cuando dice: Behanajash haia arum mikol jaiat hasade (“Y la serpiente era más astuta que todas las demás criaturas”), entendiendo arum como inteligente, destapado; es decir que el mal instinto, representado por la serpiente, es un impulso muy fuerte – o tal vez el más fuerte- que posee el hombre, osea que es factible llegar a grandes cosas utilizando bien el Dimión, tal como lo hacen los profetas. Dijeron los sabios: “Cuando más grande es el hombre en sabiduría, más grande es su instinto”, ¿Cómo es factible, acaso estarían sosteniendo que Abraham nuestro patriarca o Moshe nuestro maestro poseían un instinto muy fuerte, es decir, codiciaban mucho los placeres, comida. Mujeres, etc, pero se contenían?, realmente suena ridículo. Lo que en realidad nos están diciendo, que estos gigantes del género humano, poseían la facultad imaginativa, Dimión muy desarrollado y utilizándola como corresponde podían llegar aun al nivel supremo de la profecía, algo imposible de alcanzar sin una buena imaginación, Dimión. Debemos aclarar que la función de la imaginación no es creativa, sino asociativa, es más bien pasiva. Un recurso primordial de la imaginación es la memoria. Por lo tanto la imaginación, recuerda imágenes captadas y las vuelve a la memoria, o puede “cortar” ciertas imágenes percibidas y asociarlas con otras, y así imaginar un hombre con cuerpo de caballo. Por lo tanto bien utilizada se puede recordad cosas importantes para el desarrollo de una idea verdadera, o para ejemplificarlo analógicamente, pero también se puede mal usar, para recordar placeres ya vividos y volverlos a la mente asiduamente para así codiciarlos nuevamente y que ocupen el centro de nuestra atención hasta cegarnos y dedicarnos a perseguir esos placeres.

Como ya dijimos, si el Dimión esta subordinado al intelecto Séjel, entonces es positivo, pero si es al revés, entonces es negativo.

La serpiente representa al Ietzer harah mal instinto, la parte del Dimión negativa. La palabra Ietzer quiere decir crear (R. Hirsh). Por eso al decir Ietzer lev haadam rak rah... (“El impulso del corazón del hombre era solo malo…”) es decir que es el hombre el que crea cosas malas, Dios no creo cosas malas, Dios creo el árbol del bien y del mal y es el hombre el que con su Dimión las hace buenas o malas. Por lo tanto el Ietzer es el producto.

No nos olvidemos que el hábitat de la serpiente es la tierra, es decir que el reino del Ietzer son cosas materiales, del Olam Ase (“Este mundo”) y no del Olam Habba (“El mundo por venir”. Consecuentemente, cuanto más seguimos al Ietzer tanto más nos sumergimos en el Olam Haze y nos alejamos del Olam Habba.

El árbol del bien y del mal representa al Dimión en general, es por eso que el tocarlo no le estaba vedado al hombre lo que no le era permitido era comerlo. Tocarlo -> utilizarlo, comerlo -> hundirse en el Dimión dejarse manejar por él y no por el intelecto Séjel. Correr detrás de lo lindo y lo cómodo en vez de lo verdadero y correcto.

Adam, representa al intelecto y la mujer representa al placer. Los sabios judíos hacen notar que cuando Dios creo al ser humano, el texto nos cala que desde el principio fueron creados macho y hembra, es decir hombre y mujer, aunque luego nos dice que fue creada la mujer; en realidad fueron creado como siameses es decir estaban unidos y luego los separó. Esto se percibe claramente, al describirnos la formación de la mujer, donde dice que tomo uno de sus “costados”, pues el término “Tzela” en hebreo quiere decir también “costado”, y rellenó la carne del lugar. Es decir que tanto lo que representa la mujer, como lo que representa el hombre, constituyen dos capacidades del ser humano, por lo tanto este relato rige para el humano, tanto hombre como mujer.

Ahora podemos entender cuando dice: “Lo tob liot Adam levado” (“No es bueno que el hombre este solo”), es decir: no es lo ideal solo Séjel, ya que se necesita del Dimión, utilizándolo bien, para llegar a la nevuá, profecía, que es el matzav, estado, ideal. Luego si sube y llega a un nivel de captación mayor, como el de Moshe rabenu, ya puede prescindir del Dimión, pero al principio el Dimión bien utilizado, bajo el dominio total del Séjel, es necesario para llegar a la nevuá. Y por eso dice: “ezer kenegdo” es decir una ayuda al Séjel para llegar a captar verdades más elevadas que sólo se consiguen por medio de la nevuá y no sólo con el Séjel.

Es interesante notar que antes de que Dios le concediere el “ezer kenegdo”, dice que el hombre había buscado entre todos las criaturas del huerto y no encontró “ezer kenegdo”, es decir que entre todas las capacidades que dispone el hombre, la que mejor puede ayudar al intelecto a captar esas verdades superiores, nevuá, es el Dimión.

Adam cayó entonces de un nivel celestial que lo hacia semejante a Dios, es decir de los valores verdaderos y racionales, al nivel terrenal semejándose ahora a los animales, dejándose arrastrar detrás de lo lindo y placentero. Así, el hombre, de haber sido creado a imagen y semejanza de Dios, pasa a crearse un Dios a su imagen y semejanza, es decir, se crea una escala de valores que respondan a conceptos subjetivos y placenteros y actúa acorde a ella.

Ese fue su drama y ese en NUESTRO drama. El dejarnos llevar por conceptos erróneos, el identificar lo placentero con lo importante, creyendo que todo aquello que no lleva implícito algún placer o comodidad carece de sentido.

Este es el verdadero significado del Shabbat, ese es su mensaje y su importancia, por ello fue comparado al Olam Habba; ya que en Shabbat dejamos de dedicarnos a lo físico y lo material para dedicamos a los espiritual, no como cree el vulgo que se lo compara con el Olam Habba porque en él no se trabaja, pues neenim mehaoneg shabbat disfrutamos del descanso y no tenemos obligaciones lindas o feas. No, definitivamente no es por eso que se lo igualó a lo más aspirado y sublime, sino que se lo compara al Olam Habba ya que en este día estamos más apegados a Dios, a lo verdadero a lo sublime, y no a lo cómodo, lindo o feo, en este día tratamos de manejar los conceptos de Emet beshker (Verdad y mentira) en vez de Tob berah (Lindo y feo).

No solo Adam cayó en la tentación del Dimión. La Peraha de Bereshit finaliza mostrándonos un mundo en el cual los hombre más hombres, los más elevados, los que la Tora denomina: “Bene Elohim”, aun ellos, en vez de manejarse por el Séjel, se dejan llevar por el Dimión, por eso el versículo ( 6:2) nos dice: “Birau bene elohim et benot adam ki tobot hena, vaikejú lahem nashim mikol asher bajaru”, “Vieron los hombres más importantes ( los más sabios ) a las mujeres que eran lindas, y tomaron para ellos mujeres de las que más les apetecían”; es decir estas personas “Bene Elohim”, las más elevadas, que se manejaban por valores de Emet y Sheker, (verdad o mentira), también ellos resbalaron tras el Dimión y se dejaron llevar por Tob berah, lindo y feo. Nótese que los conceptos utilizados: Nashim = placer, Tob = Dimión, Mikol ahser bajaru = se dejaron llevar.

Como dijimos, la mujer represente la parte del sentimiento y del deseo del ser humano. No debemos dejar que rija los hechos del ser humano, sino que cualquier cosa que esta parte sugiera realizar debe ser evaluada y confirmada por el Séjel, de lo contrario las consecuencias pueden ser nefastas para una vida dedicada al intelecto.

El castigo recibido intenta dejar en claro que la mujer, es decir lo que ella representa, nos referimos a la parte sentimental y de deseos, y el Dimión juntos no pueden estar, es más su cercanía es peligrosa: "Enemistad pondré entre su descendencia y la tuya, ella te pisara la cabeza y tu le morderás los tobillos". Nótese que dice “le pisaras la cabeza” es decir si la quieres dominar lo harás utilizando la cabeza, el Séjel, y la serpiente ¿dónde le puede causar daño? en el tobillo es decir sus puntos bajos, sus puntos débiles, su “talón de Akiles”.

El etz hajaim, representa lo que me allega a los valores verdaderos, a Dios. (La Tora, Etz jaim hi). Tal es así, que cuando el hombre come del árbol del bien y del mal, Dios le quita la posibilidad de que coma del árbol de la vida, ya que ambos valores no corren paralelos, son antagónicos, uno excluye al otro.

Aquel que esta sumergido en el mundo de los placeres, no encontrara sentido en los valores abstractos o las verdades supremas. Ante hechos tales como la estancia de Moshe los 40 días en el monte Sinaí, estará más preocupado por dónde dormía Moshe, qué comía, o si se cansó, más que en lo grandioso y sublime del suceso en sí. Así mismo no le interesara mucho la parte intelectual si no denota en ello algún beneficio material o algún placer palpable. Para tal persona, filosofar seria una extra-vagancia sin sentido. Tal es el motivo que muchos judíos alejados no entienden a los judíos observantes que disfrutan pudiendo estudiar, aprender y captar más, ya que los primeros preferirían estar disfrutando algún deporte o con sus mujeres, pues no le encuentran ningún placer a lo que estos últimos hacen. Igualmente a una persona del vulgo no le interesaría gastar dinero en la enciclopedia británica, pues no le encuentra demasiado importante, como tampoco a un filósofo ver como 22 personas corren detrás de una pelota en un partido de fútbol

Es por eso que aprendemos que no se le enseña Tora a alguien bruto. Derej Eretz kadma laTorá (“Las buenas pautas anteceden a la Torá”). Pues al no valorarlo, no prestará atención, llegando a malentenderla o despreciarla. Como si le hablásemos en lenguaje de Venus a alguien que es de Marte.

El final de esta historia, nos muestra a Adam, fuera del Gan Eden, viviendo una vida sacrificada y con sufrimientos. Pero esto fue motivado por su elección. Tal vez cuando estaba en el Gan Eden no era demasiado distinto el escenario físico, pero ello a él antes no le interesaba, ya que sus valores eran otros. Para una persona vulgar, encontrar un trozo de una antigua pieza de arcilla enterrada puede ser un suceso sin demasiada importancia y hasta es factible que no le preste la más mínima atención, pero para un arqueólogo ese pequeño hallazgo puede ser el fruto de años de esfuerzo y representa un triunfo, algo brillante, mientras que para el primero era un acto corriente. Análogamente, Adam, en un primer momento, regido por valores absolutos, es decir valores intelectuales, no tenia demasiada trascendencia para él, si hoy almorzaba lo mismo que ayer o solo algunas frutas ya maduras, ya que eso no le interesaba, nos referimos a lo rico, lo dulce, amargo, etc. A él le interesaba alimentarse, ya que eso es imprescindible para vivir, pero perder tiempo para que sea más rico, más cocinado o de otra variedad, era para él sencillamente tonto y sin sentido desperdiciar el tiempo en ello. Podría dormir en cualquier cueva y no sentirse molesto o desdichado por ello, ya que su felicidad no dependía de lo placentero, lo cómodo, etc.

Pero luego cuando su escala de valores cambia y se comienza a prestar mucha atención a lo estético y la comodidad, entonces comienza el sufrimiento, ya que no "le gusta" esta comida o vestir de tal manera y ahora deberá trabajar para poder conseguir eso que es más "lindo y placentero". En otras palabras se auto impone un yugo para poder gozar; y esto último es prioritario, mientras que en un principio, guiándose con su intelecto, jamás habría llegado a sacrificarse por que la comida sea "rica" o la ropa "linda", ya que estas cosas no merecían atención, ni le interesaban.

Las cosas que poseía Adam hasta el momento de comer del árbol del bien y del mal, ya no le alcanzan con su nueva concepción de lo "importante" como la estética, y para alcanzar lo que desea, apetece y acomoda (llámese auto nuevo, casa de fin de semana, ropa de marca, etc.) y deberá trabajar duro. Tal como hoy en pleno siglo XXI mucha gente trabaja arduamente durante el día y las noches para lograr cosas que le impone su Dimión, cosas completamente prescindibles para una mente sana e inútiles para alguien que se rige por el intelecto Séjel.

Mucha gente está dispuesta a gastar bastante dinero por viajar en el avión en un lugar más confortable, con sillones más cómodos, comida especial y variedad de videos, pero ello representa días y meses de trabajo, preocupaciones y malasangre ya que eso fue lo que tubo que pasar para conseguir su dinero honestamente.

De acuerdo a la opinión de Rabenu Abraham ben Harambam, el Gan Edén representaba ese estado, esa captación de la verdad de la que venimos hablando, es por eso que Dios al colocar al hombre en el Gan nos relata el versículo: “Leovó uleshomró”, es decir para trabajarlo y cuidarlo, en otras palabras, ese estado en que el objetivo y la meta de la vida están claros, esa situación en que el Séjel domina al Dimión, hay que cuidarla y trabajar mucho para mantenerse en ella y no apartarse del rumbo.

Trabajarlo significa, pensar y analizar todo lo que hacemos, si ese acto, ese esfuerzo, esa inversión de tiempo es algo aceptado por el Séjel o es algo impuesto por el Dimión.

Cuidarlo, es la atención especial, el cuidado que debemos tener para no caer en los abismos en que nos sumerge el mundo del Dimión; aun en momentos en que el Séjel se debilita.

Seria factible que el hombre regresara al Gan Eden, es más, utilizando un ejemplo extremista, diríamos que el Gan Eden podría ser una celda de una cárcel, para un hombre que se guía por el Séjel seria muy apropiado estar allí con algún libro importante o algo que enriquezca su intelecto y lo acerque a las verdades supremas, ya que en la cárcel estaría alimentado y no debería perder tiempo en proveerse comida ni lugar seco y seguro donde dormir y podría dedicarse por entero a su intelecto sin importarle la estética del lugar, lo cómodo o lo poco placentero.

Una interesante alegoría de los jajamin dice: “ Al acercarse la serpiente a la Eva, la contaminó. Al comparecer el pueblo de Israel en el monte Sinaí, la contaminación terminó; pero la de los demás pueblos, allí ausentes, no desapareció.” El sentido de este pasaje, parece ser el siguiente: la facultad imaginativa, al despertar las pasiones, mancilla al hombre, ya que éste deja de guiarse por su intelecto y corre detrás del Dimión. El pueblo de Israel, al recibir una Ley moral, que domeñó sus pasiones, quedaron purificados de esa mancha, que siguió empañando a los demás pueblos que no trabajan sobre sí mismos para dejar de correr detrás de su Dimión.

¿Por qué la serpiente se dirige a la mujer y no al hombre? Entre el hombre y la mujer el que posee más predisposición para dejarse llevar por el Dimión, es decir por lo estético y cómodo, es la mujer. Generalmente el hombre es más idealista, más abstracto y analítico; la mujer en cambio, es más realista en lo material, lo que tiene, lo que le falta, lo que tienen los demás, etc.

Más aun, si continuamos con la analogía de que en realidad la mujer y el hombre constituyen el ser humano en toda su integridad, representando el hombre una capacidad y la mujer otra, no es sorprendente que la serpiente se dirija a la mujer. Si la pasión, representada por la serpiente se hubiera dirigido al Séjel, representado por el hombre, hubiera fracasado, pues el intelecto funciona razonando y analizando, dirigiéndose hacia la verdad, mientras que la pasión no.

La mujer tiene la capacidad de poder convencer y arrastrar al hombre a cosas que éste por su carácter reflexivo no haría nunca pero por medio de una mujer es capaz de hacerlas; permitiendo que el Dimión en un momento de dejadez intelectual, gobierne en lugar del Séjel. El midrash se cuestiona que la palabra “ima” (Con ella) del versículo (3:6) esta de más, el midrash dice que se refiere al momento de la relación sexual, en que estaba con ella, “ima”, en ese momento es un momento de debilidad del Séjel porque hay más taabá, placer, y Dimión por eso el Séjel cae.

Vale de ejemplo la experiencia del pueblo judío que sirve a ídolos como baal peor para permitirse a las mujeres Midianitas. Sin necesidad de remontarnos tan lejos, en nuestros propios días, sabemos que para promocionar productos se utilizan chicas atractivas y vestidas muy sensualmente para atraer al publico hacia ese producto, y no seamos ingenuos creyendo que eso no da resultado ya que si no fuera así no se invertirían millones de dólares en ese tipo de publicidad y promociones.

Si analizamos el texto de lo que Dios le ordena al hombre comparándolo con lo que la mujer le relata a la serpiente acerca de qué fue lo que Dios les encomendó, descubriremos qué fue lo que pasaba por la cabeza de ella.

El texto de lo que Dios le ordena es claro: “Vaitzav ashem Elokim al adam lemor, micol etz hagan ajol tojal; umietz hadaat tob varaa lo tojal mimeno, ki vaiom ajaljá mot tamut.” (Y ordenó Ashem Elokim al hombre diciendo: de todo árbol del huerto podrás comer, pero del árbol del conocimiento del bien y del mal no comerás de él, porque el día que comas morir, morirás) y lo que la mujer le dice a la serpiente es: “ vatomer haisha el hanajash, miperi etz hagan nojal; umiperi haetz asher betoj hagan hamar Elokim lo tojelú mimenu velo tigueú bo pen tamutun” ( “Y dijo la mujer a la serpiente: del fruto de los árboles del jardín comeremos; y del fruto del árbol que esta dentro del jardín dijo Dios no comerán de él y no lo tocaran, por si murieran”.) Siete cosas cambió la mujer de lo que Dios dijo.

1 Dios ordenó (Vaitzav) y ella relató: “dijo Dios” (Vaiomer) en vez de “ordenó Dios”

2 Dios dijo de los árboles podrán comer y ella dijo: de los frutos de los árboles.

3 Dios dijo del árbol del conocimiento del bien y del mal y ella dijo: del árbol que está dentro del jardín.

4 Agregó la mujer el no tocarlo.

5 Dios dijo que el día que coman morir morirán y ella dijo: por si murieran

6 Dios no dice que el árbol esta en el jardín y la mujer enfatiza que el árbol esta dentro o en medio del jardín.

7 Dios dice Ashem Elokim y ella dice Elokim

Cada una de estas “pequeñas omisiones” nos hablan de lo que pasa por la mente de la mujer y lo que ella representa. El primer punto nos demuestra que lo que encomienda Dios, es decir la palabra de Dios es importante pero no es lo más importante es decir hay lugar a otras cosas, no es como una orden que no deja lugar a nada más, algo similar pasa con el quinto punto en donde Dios asegura que morirán y ella dice: -por si murieran, es decir no es seguro, está en tela de juicio. Así, para el Dimión, la verdad (la palabra de Dios) no es lo más importante, el placer puede ocupar un rol más preponderante.

En el segundo punto, la mujer ve los frutos, lo que más llama la atención, está al mismo nivel que los animales, ven los frutos, por eso los frutos son vistosos y de vivos colores para que los coman y dejen caer las semillas; los animales tienen